- Nel mondo più di due miliardi e mezzo di persone mangiano lo street food. E non soltanto nei Paesi poveri o in quelli con grandi tradizioni multietniche. In Giappone non è difficile incontrare manager e impiegati nei giardini, durante la pausa pranzo, con in mano vassoietti pieni di tempura (frittura varia) e soba noodles, specie di spaghetti, o bento boxes: scatole con bocconcini di riso e pesce crudo o affumicato.
- In Danimarca, Svezia e Norvegia, invece, si pranza spesso con un particolare pane di segale farcito con burro e salmone o gamberetti. Nelle città russe, poi, esiste una vera e propria tradizione: vicino alle fermate della metropolitana i chioschetti vendono gelati, vodka e blinni, i pani farciti con caviale. Lungo le stazioni della Transiberiana, salgono e scendono in continuazione ambulanti e popolazione locale che cucina e vende in cartocci ancora fumanti i propri cibi.
- Tra i grattacieli di Hong Kong o a Orchand Road, a Singapore, chicken satays (spiedini di pollo speziato) e animali di tutti i tipi sono esposti sui banchetti, pronti per essere fritti e mangiati al momento. Durante le ferias, le tradizionali feste di piazza nella Catalogna spagnola così come nella Linguadoca francese tapas, paella, churros e tortillas de patata (omelette di patate, cipolle e pepe), riempiono di aromi gli affollatissimi stand.
- Ma questo è niente rispetto alla più creativa, colorata e fumante piazza del mondo: la Jemaa el-Fna di Marrakech. Dai tipici venditori di acqua e succo d’arancia che la popolano di mattina presto, ai mille capannelli odoranti di spezie, carni e cous cous che la riempiono di sera: il grande cuore della città marocchina si trasforma col passare delle ore, per sfamare turisti, poveri e pellegrini.
- Come avviene anche tra le innumerevoli bancarelle-ristoranti sulle rive del Bosforo, patria del doner kebab (lo spiedone rotante di carni marinate con succo di cipolla, limone, latte e spezie), del kisir e dei midye tava, o sotto le moschee di Eminönü, sempre a Istanbul, dove il kebab diventa “marinero” col pesce fritto, servito direttamente dai barconi attraccati alle banchine.
- Sono i Paesi caldi dell’area mediterranea, dove la gente vive molto all’aperto e non ha bisogno del rito del pranzo come momento di aggregazione, a costituire un vero paradiso per i “buongustai di strada”: tra le mete predilette i grandi mercati egiziani, tunisini o marocchini, aperti a tutte le ore, come la medina di Fès, o il mitico Misir Çarsisi di Istanbul, l’antico bazar di formaggi, caviale iraniano e tè nero pregiato (Fine -4)
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