Caffetteria-atelier? A Vienna c’è

9 01 2008

La nuova Vienna è davvero un laboratorio creativo in grande metamorfosi, mi ritrovo a pensare mentre sorseggio un aperitivo tranquillamente seduta su una seggiola artistica in cartapesta nell’eccentrico Das Mobel (vedi foto in basso): caffetteria-showroom dove si beve, si mangia e si possono acquistare tutti i pezzi del mobilio, dalle lampade alle sedie, perché in vendita sullo stesso listino prezzi del menu: un modo originale per esporre e magari favorire l’acquisto di pezzi unici realizzati dai giovani artisti locali, non c’è che dire.  

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(foto: © Marina Misiti)
 

D’altra parte mi trovo nel cuore di Spittelberg, in quello che oggi è considerato il quartiere bohémien della città. Tranquillo e perfetto per passeggiare da sole: sulla collina si snoda un reticolo di strade e stradine dove hanno aperto nuovi caffè con tavolini all’aperto, sempre pieni (soprattutto la notte) di giovani studenti. Qui mi soffermo a fotografare alcune vetrine di boutique di moda che mi appaiono come dei piccoli quadri d’esposizione: da quando sono arrivata tutto sembra parlarmi con il linguaggio universale dell’arte nelle sue molteplici declinazioni. Così decido che domani farò tappa al Mak, il Museo di arti applicate, che ha ospitato tra gli altri anche una celebre mostra su Zaha Hadid, l’architetto anglo-irakena famosa ormai in tutto il mondo per le linee audaci delle sue opere: è lei che tempo fa inaugurò una serie di incontri, durati diversi mesi, che hanno portato nella capitale austriaca le maggiori esponenti femminili dell’architettura mondiale. Un programma intenso per il Mak che con questo taglio ha voluto evidenziare la visione, le idee e le varie sperimentazioni più o meno legate a un’estetica di genere. (Continua -3)





Se ami l’arte (e il design), ami Vienna

9 01 2008

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(foto: © Marina Misiti)
 

Appena arrivata a Vienna, e per sentirmi subito nel clima “giusto”, ho scelto un nuovissimo albergo che è già di per sé un pezzo d’arte (contemporanea, s’intende). Si chiama Viennart, e non a caso è realizzato secondo un nuovo concetto di ospitalità: la facciata, l’ingresso, ma soprattutto la hall stessa costituiscono un luogo espositivo vero e proprio, dove quadri, luci e istallazioni ti fanno toccare con mano quello che Vienna poi ti riserverà. La collocazione strategica, inoltre, lo rende un indirizzo ideale. Posata la valigia, dunque, sono uscita immediatamente con un unico obiettivo: raggiungere l’MQ, ovvero il nuovo (è stato inaugurato da pochi anni e visitato già da oltre tre milioni di persone) MuseumsQuartier e il suo immenso centro culturale. All’entrata leggo che si tratta di sessantamila metri quadrati suddivisi in 40 strutture con musei, fondazioni e centri di ricerca costruiti negli spazi delle ex scuderie imperiali. Entro nel primo cortile e l’immagine dei classici musei viennesi, dall’Albertina alle Belle Arti, sembra appartenere a secoli fa. Qui due grandi edifici cubici costruiti “su misura” per le eccezionali collezioni d’arte che ospitano, si impongono immediatamente alla vista, come due gioielli preziosi. A destra la pop art della Ludwig Foundation esposta sui cinque piani di un edificio grigio scuro di pietra lavica con feritoie alle pareti; a sinistra, in pietra calcarea del Danubio, sorge il palazzo del Museo Leopold dedicato a Schiele, Kokoschka e Klimt. Qui i lavori artistici non devono adattarsi all’ambiente come avviene negli altri musei, ma è piuttosto il contrario. (Continua -2)





Vienna techno e postmoderna

9 01 2008

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(foto: © Marina Misiti)
 

E’ una techno Vienna irriconoscibile quella che ho ritrovato dopo anni di assenza. Addio Sacher Torte, ruota del Prater e valzer da capitale dell’impero asburgico. La sonnacchiosa e austera città austriaca sembra aver scoperto il fascino della contemporaneità: vedere per credere. L’ebbrezza del postmoderno ha in pochi anni contagiato tutti i nuovi luoghi della cultura: sono nati spazi espositivi interdisciplinari, locali d’avanguardia e una vera e propria cittadella dell’arte per dar spazio a videoperformance e sperimentazioni. Qui vive e lavora una nuova generazione di designer con il gusto della provocazione che sta “svecchiando” il cuore della Mittleuropa. Incuriosita dalla portata di una tale rivoluzione, ho così deciso di seguirne le tracce nei diversi angoli della città. Ne è nato un itinerario che ha messo in luce la parte più dinamica e meno ingessata di Vienna. (Continua -1)