• Ascolto i Tribalistas, penso al Carnevale e guardo i colori del quadro di Leonido, appeso proprio di fronte a me. Merita una foto, eccola.

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  • Le facciate delle case verdi, gialle, azzurre, il cielo giallo ocra, da lontano lo puoi scambiare per un presepe a colori: solo i pesanti cavi elettrici neri cui ci si attacca di straforo sono gli stessi, neri e pesanti. La fantasia di Leonido è capace di colorare la realtà e trasformarla. “Io sogno a colori. Un giorno, se diventerò un bravo pittore, andrò a vivere giù” ricordo che mi disse fiero questo ragazzo, in una mano il pennello ancora rosso di tempera e nell’altra il vivace quadro che stava finendo di dipingere. Era sui marciapiedi di una strada in salita, sotto un tendone aperto, il laboratorio di pittura che frequentava da alcuni mesi. Accovacciati su uno sgabello, la tela sopra alle ginocchia, un tavolino in comune per i colori: quattro, cinque ragazzi cresciuti troppo in fretta mostravano orgogliosi e un po’ intimoriti i loro lavori ai turisti. Li aspettano tutti i giorni ormai, sanno che ogni mattina o pomeriggio gruppi di persone venute da molto lontano si fermeranno incuriositi ad osservare e, forse, comprare i loro quadretti. Tocca all’insegnante di solito commentare i lavori e indicare i prezzi. Non c’è sconto per chi non ha avuto sconti nella vita, spiega sempre. Per contribuire a questo progetto di recupero dei ragazzi di strada è quasi d’obbligo acquistare un souvenir in street style. Ce l’ho davanti, questo quadro, carico di vita e dei colori densi del Brasile.

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  • “Le favelas si somigliano tutte, più si sale, più le case i negozi e le strade appaiono fatiscenti, maleodoranti”, mi spiegava Samuel, guida e abitante di questo agglomerato urbano senza fine. Eppure a Rocinha oggi ci sono banche, oltre mille esercizi commerciali, due radio, un piccolo studio tivù, quattro scuole pubbliche e diverse palestre, un’agenzia di modelle, una stilista e la famosa scuola di samba. La rivista “Colors” nel 2003 realizzò qui un famoso documentario di grande impatto, poi messo in vendita insieme ad una raccolta di racconti (“Rocinha“, 2004, Oscar Mondadori). Il quarto volume fotografico “Il respiro del mondo” (Electa Mondadori, 2005) realizzato dalla onlus dell’attore Edoardo Costa, è sempre su questa favelas. Rocinha vanta poi un quotidiano locale, “Rocinha Noticias”, due periodici e degli internet-point aperti 24 ore su 24 in fondo alla Estrada da Gávea. Non sorprende allora che su 2500 abitanti della favela intervistati dalla televisione locale, il 23 per cento abbia dichiarato di possedere una carta di credito e oltre il 93 per cento un apparecchio televisivo.

  • Secondo Thelma Santos, manager del “Rocinha Tourist Development Project”, il miglioramento delle condizioni di vita della zona è dato proprio dalla nuova attenzione verso il turismo e il suo indotto. Quella di “aprire le porte” del barrio, insomma, si è rivelata un’eccezionale operazione di marketing, tutta a firma femminile, tra l’altro. Ma anche un’iniezione di fiducia per i suoi abitanti. Corcovado, Pan di Zucchero, Carnevale e tour delle favelas. Nei dépliant destinati alle hall degli alberghi a cinque stelle di Ipanema e di Copacabana, da qualche anno infatti ci sono anche le foto di questa Rio inedita, con le sue casette basse addossate le une alle altre, i panorami mozzafiato e le strade sconnesse che si inerpicano per chilometri. Invisibili, fino a ieri. Comunque non visitabili. Non dai turisti, almeno: nel 2004 ci fu una vera e propria guerra tra bande e polizia. Spesso descritto come un mondo a parte quello delle favelas, quasi separato dal resto della città, conosciuto per le percentuali sull’alto tasso di criminalità, le notizie di lotte violente per il controllo della droga o le immagini di degrado tanto amate dalla fotografia voyeristica. Ma da qualche anno queste sconfinate e popolose baraccopoli insediate in cima ai “morros”, le splendide colline che sovrastano i quartieri ricchi di Rio de Janeiro, hanno aperto le porte ai visitatori, ai curiosi, alle donne sole in viaggio, agli stranieri desiderosi di portarsi a casa un altro pezzo di Brasile.

  • Non soltanto spiagge, samba e Carnevale, insomma: l’ultima frontiera per viaggiatrici e viaggiatori in cerca di nuove emozioni è la favela. Quaranta dollari, brivido compreso, è il prezzo medio per una “gita esotica” di tre ore: ad occuparsene soprattutto agenzie locali, come la Jeep Tour di Bela Catarina Seabra, un’altra delle ideatrici delle gite a Rocinha. Non sorprende: si tratta probabilmente della più rappresentativa tra le ottocento e passa “città di Dio” e di uomini e donne in cerca di fortuna, giunti a Rio a varie ondate dal Nordest povero del Paese. Con i suoi 250.000 abitanti stimati e mai contati sarebbe, secondo i carioca, la favela più popolosa di tutto il Sudamerica. Di sicuro è la più antica. Stretta tra due imponenti alture, l’Atlantico sullo sfondo e in basso la baia di São Conrado, al tramonto e con le prime luci della sera sembra quasi un presepe. Ai suoi piedi s’innalzano i grattacieli di Leblon, i più eleganti della città, sogno di ogni singolo abitante di queste colline.

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  • Pulmini collettivi portano la gente a lavorare giù in città, soprattutto nei grandi alberghi del lungomare, e un servizio interno di moto taxi impiega più di 500 ragazzi che salgono e scendono dalla collina 24 ore su 24 per pochi real (meno di un euro). Dicono: ci siamo organizzati da soli. Come mai? Il 50 per cento qui è disoccupato. Chi non trova un lavoro, prima o poi, rischia di essere reclutato dalle bande dei narcos. Le baraccopoli che si costruiscono e si governano da sole, i “quartieri speciali” come li chiama il governo brasiliano, ospitano oltre un quinto degli abitanti della città. Mai censiti, certo, ma non per questo invisibili. Un appartamento di due piani a Rocinha costa al massimo 300-400 euro. E si è anche ben collegati con il centro. Per questo motivo, mi hanno spiegato con un certo orgoglio gli abitanti, alcuni studenti stranieri, artisti e giovani professionisti sono venuti a vivere qui. Prezzi contenuti e una nuova immagine: è questo che li ha attratti, assicuravano. Non solo, però. C’è chi è rimasto conquistato dal cuore di questa gente, dalla solidarietà che ancora esiste tra le persone e ha deciso di mollare tutto per trasferirsi qui.

  • Barbara Olivi, ex agente immobiliare di Milano, dal luglio ’98 risiede in Brasile. Qui ha conosciuto il marito. Da quando vive a Rocinha non ha mai sentito di correre rischi: esiste un codice interno molto rispettato, in un certo senso si è più sicuri che in altri quartieri di Rio, ha sempre detto. Conosciuta e amata dalla comunità, probabilmente anche protetta, Barbara Olivi nell’agosto 2002 ha fondato una piccola onlus, Il sorriso dei miei bimbi, per sostenere economicamente un asilo nido e una scuola materna con adozioni a distanza, per aiutare un gruppo di bambini abbandonati e cercare finanziamenti per micro-progetti di assistenza a donne sole in condizioni di necessità. “La favela è un luogo creativo, tollerante che pullula d’iniziative – assicura Barbara, anche lei insieme al marito guida piccoli gruppi di persone interessate alla scoperta di Rocinha -. Le persone coinvolte nel traffico di droga costituiscono solo una minima percentuale, forse l’uno per cento dell’intera popolazione che merita invece di vedere riconosciuta la propria dignità e i propri diritti”. Per questo, forse, il turismo organizzato è stato accolto così positivamente da tutti. Gli abitanti della favela, di solito emarginati o ignorati dai propri stessi concittadini benestanti, per la prima volta si sono ritrovati al centro dell’interesse della gente.
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  • La Casa della Cultura è nata alcuni anni fa: luogo di ritrovo per i giovani di Rocinha che possono seguire i corsi di graffiti, musica, capoeira e persino di “maschere di Venezia” in cartapesta (lo tennero anni fa due artisti italiani). Una palestra e l’accademia di danza s’intravedono dalla strada principale verso Largo do Boiadeiro accanto alle botteghe d’artigianato. Come in molte altre favelas anche qui c’è un’importante scuola di samba, e il venerdì o il sabato sera è l’atteso momento delle prove per il Carnevale. E’ un fatto che le favelas di Rio de Janeiro siano diventate famose per le loro scuole di samba, ampie sale di orgoglio e riscatto oggi aperte, alcuni fine settimana, anche alla curiosità dei turisti. “Ancora una volta l’indotto turistico è servito per creare nuovi posti di lavoro – mi spiegava un’altra imprenditrice carioca, Rejane Reis, fondatrice dei Tourism Workshops realizzati con i ragazzi di Rocinha –. Stiamo formando guide locali professioniste in grado di mostrare la “loro” favela, vista con i “loro” occhi, spiegata però in inglese, spagnolo e italiano”. Sembrava un’utopia, un’idea folle. E’ stata criticata e considerata solo un souvenir voyeristico per turisti mordi e fuggi. Invece è diventata realtà e ha finito per avvicinare mondi lontani, anche solo per poche ore. I sogni, diceva Leonido, sono a colori in tutto il mondo.
(testo e foto: © Marina Misiti)


2 Responses to “I sogni sono sempre a colori. Anche in una favela di Rio”  

  1. 1 franca

    mi chiamo franca ed ho un’agenzia viaggi a pescara ( abruzzo)
    questa mail è per BARBARA OLIVI
    A fine anno 2009 smetterò di lavorare ed essendo sola mi piacerebbe trasferirmi a rocinha per fare volontariato. vorrei sapere se è possibile, le condizioni, dove alloggiare (mi farebbe piacere avere una piccola camera con bagno solamente per me , questa è l’unica mia richiesta ) se è possibile rimanere per un lungo periodo anche anni…
    occuparmi di bambini è il mio grande desiderio.
    Non sono giovane ho 63 anni ma ho la vitalità di una ventenne
    (viaggio spesso )e sono in buona salute.
    Attendo una risposta , grazie cordiali saluti fRANCA

  2. Gent.ma Franca,

    so che ha letto il mio articolo su Rocinha e che è interessata ad andarci addirittura a vivere. Credo però sia opportuno scrivere direttamente a Barbara Olivi che gestisce questo centro (che si chiama “Il sorriso dei miei bimbi”). Le lascio qui di seguito il suo indirizzo email dove potrà scriverle e spiegarle quello che ha scritto a me qui sul blog. Un saluto caro e buona fortuna,
    Marina

    l’indirizzo email è:
    barbara.olivi@ilsorrisodeimieibimbi.com


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