Alcune buone ragioni per andare a Praga, in una casa sulla collina

9 02 2008

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Praga scoppia letteralmente di turisti e di botteghe di souvenir, diversamente da Sòfia per esempio, riflettevo l’altro giorno pensando all’ultima volta che sono stata in questa magica città. Allora affittare una camera in una casa sulla collina sopra al centro storico, come ho fatto io, può essere una soluzione alternativa per vedere un’”altra” Praga, per viverla un po’ più dal di dentro. Di sicuro poi c’è meno pienone d’inverno, con il freddo, che d’estate. Certo, le case di produzione cinematografiche americane, negli ultimi anni, hanno fatto impazzire il mercato immobiliare e aumentare i prezzi della vita, le varie mafie e l’ex nomenclatura si sono spartiti i traffici e i guadagni. Eppure, questa città, cuore antico della nuova Repubblica Ceca può ancora essere considerata, a tutti gli effetti, la capitale culturale dell’Est europeo. Perché allora non scegliere proprio Praga per una settimana o un weekend lungo, magari proprio a San Valentino? O a Pasqua?

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    E passi allora se per ritrovarne l’anima autentica tra le poche possibilità rimaste ci sia proprio quella di provare a vivere per un po’ da praghesi doc, un po’ più scomodi, è vero, ma gomito a gomito con gli altri abitanti: scendendo in centro sui loro puntualissimi tram, come il 23, che s’inerpica sugli sconosciuti e affascinanti dintorni residenziali con le vecchie case dai tetti aguzzi; mangiando senza menu turistici filetto di maiale alla panna insieme a loro, come nel ristorante preferito dall’ex presidente filosofo Vaclav Havel, il Na Orechovce, in Vychodni, 7; vivendo appunto in una tipica casa praghese un po’ fuori dal centro, come quelle storiche sulle colline di Dejvice o tra le decadenti e affascinanti residenze di Vinohrady.

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    Forse oggi è solo attraverso la normalità della vita quotidiana, che si può andare al di là della città-cartolina. Bellissima, beninteso, continua scenografia in movimento, e non solo in senso metaforico: grazie ai costi contenuti e alle produzioni straniere (80 per cento americane) la capitale ceca si sta imponendo, in questi ultimi anni, come nuova città del cinema. Anche i registi italiani, da Verdone a Tognazzi, non si sono lasciati sfuggire l’occasione. Qui possono contare su oltre una decina di teatri di posa, su una vasta gamma di impianti di illuminazione e suono con tecnici e maestranze esperte, ma soprattutto sui 250 mila costumi, le oltre 20mila paia di scarpe e i 10mila oggetti d’arredamento di tutte le epoche stipati nei magazzini degli storici Studi Barrandov.

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    Gli scorci che offrono poi le cittadine della Boemia e della Moravia, come anche la stessa Praga, costituiscono location autentiche e già pronte per le pellicole in costume dal medioevo al novecento. La speranza di molti cechi, dopo l’ingresso nell’Unione, è di trasformarla in una Hollywood europea. D’altra parte le riconversioni e le ristrutturazioni qui sono di casa. Basta passeggiare tra i vicoli di Mala Strana, letteralmente il Piccolo Quartiere della rive gauche che dai piedi del castello arriva fino alle sponde della Moldava, e affacciarsi al “ruscello del diavolo”, per rendersi conto di come della devastante inondazione di alcuni anni fa, che portò una scia di fango alta due metri e mise in ginocchio la città, non ci sia davvero più traccia. 

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       Tutto ricostruito a tempi record nelle stradine intorno al fiume, perché la priorità qui è il turismo e la città è sempre piena di giovani, di coppie che arrivano da ogni angolo del mondo, perché questa è una città romantica, è la Parigi dell’Est, mi disse la simpatica barwoman di un delizioso e coloratissmo “Caffè africano” in Rybna Roh Jakubské, tra le poche possibilità di un espresso vero per italiani esigenti come me. 

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         Vai a spasso con Kafka (le sue immagini, il museo, i caffè dedicati, la casa dove visse, il palazzo dove lavorò col tempo sono diventate tappe fisse del turismo più culturale) e i suoi concittadini, ed ecco la Praga cosmopolita di ieri e di oggi emergere dalle nebbie, ed entrare prepotentemente nell’economia dei nuovi mercati. Densa di storia, questa città-simbolo del Paese, che ha sedotto negli anni decine di musicisti e scrittori, finisce sempre con l’offuscare tutte le altre: Brno, per esempio, antica capitale della Moravia ed eterna seconda, che invece oggi vive una grande occasione di rinascita sociale e culturale, o Karlovy Vary (più conosciuta come Karlsbad) la famosa città termale barocca della Boemia, o il lontano borgo di Duchcov, dove Casanova passò gli ultimi anni della sua vita. Tante e famose le mète di questa piccola e centrale regione europea, ingiustamente ancora poco nota. Fatta eccezione per la sua magica capitale…  

          • (testo e foto di Marina Misiti)



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