“My Beautiful Sofia”
15 02 2008
- Sòfia si rifà il trucco e ci invita a visitarla. E’ una mèta ancora poco gettonata, non è certo presa d’assalto come la non lontana Praga, ma proprio per questo tanto più adatta alle donne che viaggiano, in genere sempre curiose e attratte dalle novità. Perché è innegabile che nella capitale bulgara si ritrovi oggi una vivacità di eventi culturali, musicali e artistici d’avanguardia, senza precedenti: qui si assiste sempre più spesso all’apertura di caffè, atelier e locali high-tech di tendenza. Tra i giovani imprenditori, inoltre, sono molte le donne. Mariana e Natalia, ad esempio, sono le ideatrici e proprietarie di “Murgash”, nell’omonima via, una innovativa galleria d’arte: “Accogliamo nei nostri spazi espositivi gli artisti più audaci dell’avanguardia bulgara. E non solo”, assicurano le giovani talent-scout che, come diverse loro amiche, sono pronte a cogliere tutte le opportunità di un’Europa unita. E poco importa se per adesso alla musica etno-pop della giovane star bulgara di origini zigane, Sissi Atanassova, Mariana e Natalia preferiscano il rock americano: la contaminazione culturale balcanica, il balcan-etno-fusion, penso ascoltando le note dei “Balkanika” (che si ritrovano anche nella compilation n. 8 Buddha Bar), è già diventata una moda sofisticata nel resto dell’Europa.
- Intanto Sòfia brilla sotto questa nuova luce anzi, letteralmente, per le nuove illuminazioni dei monumenti realizzate negli ultimi anni. Capitale sospesa tra la tradizionale lavorazione di olio di rose, di cui è il primo produttore al mondo e l’esportazione di tecnologie avanzate; con i grigi caseggiati dell’epoca socialista accanto ai bei palazzi antichi restaurati di fresco con i finanziamenti internazionali del progetto “Beautiful Sòfia”, che sta riportando alla luce edifici di particolare pregio, tra cui anche l’imponente bagno turco, proprio dietro all’unica moschea rimasta consacrata e alla vicina sinagoga.
- Oggi questa affascinante città balcanica di un milione e trecentomila anime, è pronta a cambiare di nuovo pelle. Ma lo standard di vita, nonostante le vetrine scintillanti dei negozi sul Vitosha boulevard, non sembra essere migliorato granché: una famiglia su tre in Bulgaria possiede un cellulare, è vero, ma i minuti di conversazione restano bassissimi. Stesso discorso vale per il pc e internet, acquistati da circa il 10 per cento della popolazione; inoltre, la metà dei teenager bulgari beve regolarmente bevande superalcoliche, vodka e grappa in testa, come si legge nell’ultimo Rapporto del ministero della Gioventù e dello Sport.

- “Qui anche i più comuni eventi atmosferici, come la pioggia, i tuoni, la nebbia o la neve, anche la più semplice storiella, sono in qualche modo segnati da un marchio speciale: hanno in sé qualcosa di strano, sono avvolti da un velo misterioso”, diceva Jordan Radickov, lo scrittore più noto della Bulgaria (in Italia Voland traduce i suoi romanzi). Una realtà, quella bulgara, dinamica e complessa più di quanto in effetti i dati statistici e ufficiali lascino intendere. Eppure la Sòfia di questi ultimi anni sembra aver preso un’altra direzione. Con buona pace dei nostalgici della pista bulgara, degli amanti dell’intrigo balcanico, déja-vu di spie e servizi segreti. Qui presto si verrà a sciare e la Bulgaria sta già diventando un must per gli ecoturisti più curiosi.
- Già oggi quattro, cinque milioni di stranieri ogni anno la scelgono come mèta turistica: sono soprattutto tedeschi, greci, macedoni e inglesi. Noi italiani siamo ancora pochini. Eppure è un’occasione unica per venire a contatto con comunità isolate come i karakachan, i nomadi dediti alla pastorizia sui monti Rodopi, o i musulmani pomichi, ex schiavi bulgari convertitisi all’islam sotto l’impero ottomano.
- Ma, come dicevo, è l’ecoturismo a costituire la grande speranza di sviluppo e di attrazione nel Paese: oltre alle spiagge del Mar Nero, agli splendidi monasteri e alle montagne attrezzate per lo sci, si punta infatti sulle zone rurali rimaste quasi intatte, sulle atmosfere uniche dei piccoli centri di campagna, paesini da fiaba ancora lontani dall’euforia consumistica. Così dai circa 30-40.000 appassionati ecoturisti stranieri dello scorso anno si prevede di raggiungere, entro i prossimi anni le 300mila unità, secondo un progetto all’avanguardia elaborato con l’assistenza degli Stati Uniti e che prevede restauri di chalet rurali, appositi corsi universitari, siti web, miglioramento della rete stradale e dei servizi. E, speriamo, anche cartelli stradali in inglese, oltre che in caratteri cirillici.

- Per ora, immobili, in fondo al viale Moskovska, le cupole della cattedrale ortodossa Alexander Nevsky mi accolgono imponenti, si accavallano le une sulle altre, e sbucano dalla neve che ricopre come un mantello immacolato i giardini intorno. Nella piazza antistante il silenzio irreale è rotto solo dai bisbigli di alcuni artisti-ambulanti del mercatino degli artigiani, un manipolo di persone capaci di sfidare il freddo pungente con i loro banchetti di icone sacre e ricami fatti a mano: tovaglie, tende, coperte di pizzo vendute da donne infreddolite e sorridenti che accolgono speranzose i rari visitatori delle chiese più suggestive della città. Così, rapita da questa “Beautiful Sòfia“, finisco per comprare una piccola icona dipinta sul legno e un cappello di simil-pelliccia bianca, stile zarina, che già so inutilizzabile nell’inverno romano.
- (testo e foto di Marina Misiti)









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