La geografia del cuore di una archeologa a Roma
La Roma dell’incanto che si rinnova ha sempre qualcosa di nuovo da raccontare. La mia geografia mentale romana corrisponde a un geografia del cuore, una topografia dei sentimenti. Se voglio sentirmi una romana doc la domenica vado al castello dei cavalieri di Malta, nella Chiesa di S. Giovanni Battista alla Salita del Grillo (i tre maggiori Ordini militari religiosi, Templari, cavalieri Teutonici e Ospedalieri risalgono al XII sec. quando come combattenti di Cristo furono impiegati in missione in Terra Santa. Dei tre Ordini attualmente sopravvive soltanto quello degli Ospedalieri, nato con il nome di Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, ribattezzato poi come Cavalieri di Rodi e poi di Malta).
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La Chiesa è aperta soltanto la domenica mattina in occasione della celebrazione della messa in latino a cui assistono i cavalieri con le loro bardature. Dapprincipio sembra di entrare in una grotta, ma poi si assapora il connubio perfetto tra il canone classico, del foro di Augusto su cui si impianta l’edificio, e le più intime ispirazioni gotiche medioevali. È un frammento di passato che rivive; un momento che sa un po’ di leggenda.
Altro luogo della memoria topografica adolescenziale è la Chiesa dei SS. Quattro Coronati, chiusa nelle sue fortificazioni medioevali. Un’oasi spirituale, arricchita dalla presenza dell’Oratorio di S. Silvestro che si può visitare chiedendo la chiave alle suore di clausura che la daranno attraverso la ruota, chiedendo in cambio un euro. La Cappella non è molto conosciuta fra i romani, ma è una perla assoluta di bellezza e suggestione.
Poi uscendo dalla Chiesa a sinistra all’angolo tra via dei Querceti e via dei Santi Quattro, c’è un’edicola che sembra dimenticata, ma è legata a una leggenda romana curiosa: la storia della Papessa Giovanna.
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La leggenda narra di un Papa donna che ebbe un pontificato breve che seguì quello del Papa Leone IV, morto nel 855 d.C. Purtroppo però avvenne che la donna papa, di cui nessuno sospettava, durante una processione solenne fu colta dalle doglie, partorì e fu giustiziata nello stesso luogo. Tanto che da allora il luogo prese il nome di vicus papissae, il vicolo della papessa. Naturalmente è una leggenda, ma di cui fa parte anche un’edicola tradizionalmente legata a questo evento, che si dice sorga nel luogo dove la poveretta partorì. L’edicola fatiscente e dimenticata, anche sporca, esiste ancora e al suo interno c’è un’immagine della madonna del parto.
Tra le mie abitudini è la visita a una vanitas di particolare bellezza, quella della Chiesa di S. Maria del Popolo. Entrando nella chiesa subito a sinistra nel muro è ricavata una nicchia al cui interno la vanitas in giallo antico sembra animata. Se avvicini l’orecchio parla della caducità.
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Poi quando la nostalgia della Siria si fa bruciante, corro in quell’angolo di Siria in via del Pellegrino 56, sognando l’Oriente da Sciam. Qui mi basta prendere una zhurat e fumare un po’ di narghilè per sentirmi subito meglio. Il siriano ha quella tipica gentilezza araba che mi fa sentire a casa… ad Aleppo. Si servono piatti della raffinata cucina siriana. Il proprietario, Youssef Hallak, è di Damasco, ed è davvero uno tra i pochi ad intendersi di tappeti antichi. Qui puoi acquistare splendidi tappeti assolutamente originali, lampade di Aladino , vetri colorati, vasetti, perline e addirittura palle di Natale.
(Autrice: Flaminia Cruciani)


2 Responses to “Viaggio nell’archeologia in rosa”  

  1. I cavalieri di Malta hanno lasciato molte tracce in italia, molte chiese semisconosciute e fortezze… non c’è che dire… affascinante.
    Bella mappa… brava

  2. 2 Marinella

    Che incanto….
    A Napoli c’è il Sisha…locale marocchino frequento spesso, dove mi piace fumare il narghilè e bere tè…
    Molto affascinante ed enigmatico….


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