Marocco, il Paese delle donne in viaggio dal deserto al web
5 03 2008- Henné e musica techno, minareti e parabole satellitari, velo e hi-tech: mi piacciono le mille anime del Marocco. Convivono e colorano un Paese bellissimo: infuocato come la terra rossa della valle del Drâa, incandescente come i commenti che accompagnarono, nel 2002, un matrimonio reale festeggiato per la prima volta alla luce del sole e dei flash fotografici.
(Video: Verseautoujours)
- Della principessa Lalla Salma Bennadi, la moglie del re, è stata mostrata l’immagine ai sudditi e al mondo, rompendo un antico tabù sulla vita privata a corte: con lei è finita l’era delle consorti chiuse nelle stanze di corte. Ora la troviamo su YouTube, sappiamo che a Salma piace camminare scalza, che adora i vestiti di Chanel e Valentino, che mangia con il suo seguito e i suoi figli quando il re non è a palazzo e che spesso vola a Parigi o a Milano, per intensi weekend di shopping.
- Prima del fidanzamento la giovane cyber principessa musulmana, originaria di Fès e laureata in ingegneria informatica, lavorava come responsabile dei sistemi informatici in una grande azienda di Casablanca. Dall’harem all’hi-tech, insomma. La sfida del re del Marocco per cambiare il Paese, sembra passare proprio per questa donna. Non è un segreto, infatti, che alcuni leader arabi abbiano affidato alle loro giovani ed esperte consorti, il compito di informatizzare i propri Paesi, ed offrire nuove opportunità di emancipazione alle donne: Rania Yassin, la regina giordana laureata in Gestione d’impresa, è specializzata in informatica; Asma Al Assad, first lady siriana, ha preso una laurea in informatica al King’s College di Londra.
(foto: © Marina Misiti)
- Del resto lo aveva predetto, tempo fa, Fatima Mernissi. Con internet, si profila un nuovo ruolo per la donna islamica, aveva dichiarato pubblicamente la scrittrice marocchina, famosa in Italia per libri (pubblicati da Giunti) come La terrazza proibita.Vita nell’harem, L’Harem e l’Occidente, Dal deserto al web. La sociologa dell’università Mohamed V di Rabat, parlò degli effetti dirompenti che la cybertecnologia avrebbe avuto sulla cultura femminile islamica, vittima di una millenaria emarginazione sociale.
(foto: © Marina Misiti)
- Intanto nei cybercaffè delle medine di Rabat, Tangeri o Casà, com’è chiamata qui Casablanca, tra i gruppetti di uomini che fumano il kif o nei circoli intellettuali di avvocate o teologhe, il dibattito intorno all’applicazione del nuovo Moudawana (il Codice della famiglia regolato dall’islam, riformato nel 2004), non si placa. La posta in gioco è alta: riguarda il futuro stesso delle donne marocchine. Ancora oggi - élite urbane a parte - saldamente in mano agli uomini. Nei tribunali, in famiglia, in politica, nelle consuetudini sociali.
(foto: © Marina Misiti)
- Eppure «M6», come i sudditi chiamano affettuosamente Mohammed VI, succeduto nel ’99 al padre Hassan II, è sembrato da subito un sovrano aperto e moderno. «Il Marocco – mi conferma Rabéa Naciri, dell’Association Démocratique des Femmes du Maroc – non ha mai conosciuto, dall’indipendenza ad oggi, un dibattito così acceso sulla questione femminile». Per Malika Bernadi, giurista e membro del Forum des Femmes marocaines, non ci sono dubbi: «Siamo di fronte a una svolta epocale – mi dice –. Il fatto che il re abbia deciso di mostrare in pubblico sua moglie, ha avuto un grande significato simbolico per tutte noi: ci ha fatto capire che eravamo di fronte a un’imminente modernizzazione. E così è stato con il nuovo Codice di famiglia».
(foto: © Marina Misiti)
- Il Marocco, in effetti, potrebbe diventare un modello per i paesi musulmani in via di sviluppo, su tutto ciò che riguarda i diritti delle donne. “Le donne marocchine sono sempre state all’avanguardia del progresso - ha scritto Tahar Ben Jelloun - Se molte cose sono cambiate in Marocco, è stato in gran parte grazie a loro”. In un Paese in cui oltre la metà della popolazione femminile è analfabeta (70 per cento nelle campagne), si tratta di grandi passi. Sono numerose ormai anche le giovani donne in carriera. «Potrò essere una di loro – mi dice fiera Laila Khayat, 19enne di Rabat, studentessa di lingue e webmaster per passione - adesso so che, se m’impegno, anch’io posso farcela. Per le nostre madri è stato diverso». Dopo un semestre di studi in Francia è tornata a casa, per costruire insieme ad alcune amiche un portale per studentesse «che faccia concorrenza a www.lamarocaine.com», dice sicura di sé. Al matrimonio ancora non pensa, esce quasi ogni sera e, come tutti i suoi amici, adora gli hamburger e i film americani.
(foto: © Marina Misiti)
- Ma non riesco a non pensare all’altro Marocco. Per molti il “vero” Marocco, lontano dalle città del Nord, dai sogni dei contadini in cerca di benessere che si infrangono tra i grattacieli e le contraddizioni di Casablanca… (continua -1)
- (Testo e foto di Marina Misiti)















complimenti per quanto ho letto io non sono nesuno ma sono uno dei tanti stranieri che è in namorato del vostro teritorio e della vostra coltura che e sendo islamica a quel indice di tolerabilita che si concilia con ipaesi ocidentali
e da ame italiano una speranza di conoscerla e di viverla in un futuro come si dice in arabo in sciallà grazie
Grazie Stefano per il tuo commento e per le tue parole, soprattutto perché mi sembra di capire che hai la doppia visione di chi è nato in un altro Paese e vive in Italia, e sai, penso che sia indispensabile per comprendere gli altri e le altre culture in profondità. Di dove sei esattamente?
un saluto, Marina