- Sulle kommunalka in Russia nel 2007 hanno fatto pure un “art reality show“, una sorta di casa in comune per artisti che ricorda i reality per la tivù, ma in realtà fa parte di un progetto artistico d’avanguardia. E’ stato un successo, ma non credo che Tatiana e Irina ne siano a conoscenza. Loro sono le inquiline che vivono da più tempo nel grande appartamento di questo palazzo antico diviso in dieci stanze, una per famiglia, che si affaccia maestoso nel cuore di San Pietroburgo. Alle sue spalle corrono gli oltre quattro chilometri della leggendaria Prospettiva Nevskij, descritta anche da Gògol. KK le chiamano i russi, per indicare le kommunalki, i tristemente famosi alloggi in comune assegnati alla gente dopo la rivoluzione d’ottobre.
- “E’ incredibile, no? Da qui posso raggiungere a piedi anche l’Ermitage e poi affacciarmi sulla Neva. Eppure il mio non sembra un palazzo del centro storico: il cortile è buio e sporco e le scale cadono a pezzi. Ho protestato con la Zhek (gli uffici locali per la manutenzione degli alloggi), ma è da anni che nessuno si fa vivo”, racconta seria Tatiana mentre versa del caffè in un bicchiere di vetro decorato. E’ la sua tazzina “buona”, quella riservata agli ospiti, che nella sua camera di 16 metri quadrati, divisa per anni con il padre, oggi non devono venire troppo spesso. Sul tavolinetto appoggiato al muro ci pranza da sola, di solito, perché sostiene di non fidarsi di certi suoi coinquilini con cui litiga un giorno sì e uno no.
- “Spesso i piatti restano sporchi fino a sera e anche gli odori di olio fritto, di pesce o di bollito. In più Marina, la sarta della stanza 3, da quando il figlio è militare fuma una sigaretta dopo l’altra e non smette nemmeno quando si cuoce la minestra. Come potrei mangiare qui?”, dice mostrandomi la stretta cucina buia. E’ in comune, come il bagnetto in fondo al grande corridoio. Ognuno però ha un piccolo fornello a gas e una credenza chiusa con un lucchetto, dove tiene il cibo, le pentole e i piatti. Coperto da tovagliette a fiori ingiallite ogni mobiletto sembra riflettere il microcosmo di chi lo possiede. Non sembrano però pesare più di tanto qui i turni per lavare il bucato, per fare la doccia, o per usare il wc. Sarà l’abitudine. Fuori dalle porte, l’atrio è ingombro di fili volanti dei campanelli e dei telefoni (ogni stanza ha il suo), di tappetini logori e scarpe.
- Dal soffitto del grande corridoio con gli stucchi, ricadono i vestiti e le lenzuola messe ad asciugare sui lunghi fili che lo attraversano da una parte all’altra. E’ una biancheria intima piuttosto povera, quella che pende in bella mostra sopra le nostre teste, tranne che per due vistose eccezioni. “Sono mie quelle cose – indica Natacha, 24 anni, capelli corvini e una sigaretta tra le labbra – per guadagnarmi da vivere ho anche posato nuda come modella. E allora? Sono tutte vecchie e invidiose qui dentro, prima o poi mi avveleneranno”.“In effetti ci sono molti anziani qui e fino a poco tempo fa vi abitavano gratis. Queste sono le vecchie case comunali, non le moderne coabitazioni come da me”, mi spiega Olga, la giovane poetessa che mi fa da guida e mi ha introdotto nella vecchia kommunalka.
- Difficile infatti per gli stranieri poter visitare questi alloggi, ancor più raro poter scattare foto. “C’è ancora un sentimento di grande vergogna in chi è stato costretto a coabitare per una vita con degli sconosciuti, a dividerne l’intimità, a dover rinunciare alla privacy – dice Olga –. Per molti è solo un’odiosa eredità del passato comunista e non vedono l’ora di disfarsene”. Se la cronica mancanza di alloggi e la forte urbanizzazione delle città ha costretto per decenni milioni di russi, e tra questi anche il presidente Putin, alla coabitazione, oggi il capitalismo sfrenato e nuovi investimenti stanno cambiando il volto di metropoli come Mosca o San Pietroburgo. Qui, per esempio, circa il novanta per cento degli ex palazzi nobili sette-ottocenteschi della Prospettiva Nevskij, requisiti negli anni Venti e che fino a ieri versavano in condizioni di degrado, sono stati acquistati da privati (stanza per stanza), ristrutturati con marmi italiani e legni pregiati e poi rivenduti come grandi appartamenti di lusso.
- Nella capitale russa, invece, all’interno dei nuovi condomini (dove non possono più entrare i vecchi abitanti) sono sorte palestre, piscine e boutique. Per molti si è trasformato in un vero e proprio business. Per Valentina Matviyenko, che qualche anno fa si è candidata per sfidare il governatore della città, il fattore casa è diventato un importante elemento politico: ha creato Narodny Kontrol (“Controllo popolare”), un’associazione privata specializzata nell’individuare e risolvere i problemi di manutenzione delle kommunalki abbandonate a se stesse. Per altri ancora la ricerca delle case è quasi una passione da “collezionista”: è il caso della biondissima Ekaterina Urmanceeva, una giovane mecenate moscovita con l’hobby di salvare gli appartamenti storici, restaurarli e venderli solo a chi si impegna a conservarli nella loro struttura originaria.
- Ma un nuovo tipo di coabitazione “per scelta” sta rovinando i piani di molti e invertendo la tendenza: dopo anni di speculazioni con le kk non è un caso che, negli ultimi mesi, le società immobiliari stiano preferendo le nuove e lussuose zone residenziali periferiche, come Zukovska o Barvikja a Mosca. “Così ci lasciano in pace – scherza Andrej, studente al Conservatorio, 23 anni, da cinque mesi uno dei coinquilini dell’appartamento di Olga, al secondo piano di un antico palazzo color verde pistacchio non lontano dal teatro Mariinskij, ex Kirov – non posso permettermi una casa tutta mia e questo è stato un buon compromesso. Siamo in nove ad abitare in sei stanze: io divido la mia con un amico violinista e spesso la sera, dopo cena, ci mettiamo anche a suonare”. Non sempre si è fortunati con i coinquilini: Olga e Andrej lo sanno bene, il gran consumo di vodka fa sì che nelle case capiti quasi sempre almeno un alcolista, con i problemi che ciò comporta. Il loro appartamento invece è quasi una comune bohèmien di giovani artisti. Ai vecchi proprietari sono subentrati: una coppia di insegnanti, una studentessa di Belle Arti, tre musicisti, una web designer, una poetessa e un aspirante modello. “Alcuni di noi si conoscevano già – precisa Olga – e molti sono anche nati nelle vecchie kommunalki, ma ora è un’esperienza diversa. Noi abbiamo scelto questo tipo di alloggio, un po’ per comodità, sicuramente per i prezzi contenuti. Soprattutto però perché siamo in pieno centro e questo, anche se non è ristrutturato, è un gran bel palazzo”.
- Qui gli armadi non hanno lucchetti, la cucina è più piccola ma ben tenuta, si fa la spesa a turno e la sera, spesso, si mangia tutti insieme. “Non ci sono i litigi, i rancori e le storie incredibili che hanno stimolato la fantasia di scrittori come Bulgakov o Joseph Brodsky – dice Olga –. Certo per me non è come fu per mia nonna che ha vissuto con marito e due figli in un’unica stanza, divisa dalle altre soltanto da un lenzuolo. Non pagavano nulla, è vero, ma d’intimità ce n’era pochina: ogni kommunalka, però, aveva una stanza vuota usata a turno dalle coppie per fare l’amore”.
- Tutti ridono, si beve e si scherza come in una famiglia allargata di studenti fuori sede dell’Ovest o di flatmates americani, quelli che hanno ispirato serie tivù come Friends o libri e pellicole come E morì con un felafel in mano. Insomma sembra riaffacciarsi oggi, anche se in altre forme, un modello di convivenza che si credeva sarebbe sparito dopo il crollo dell’Unione Sovietica.“E’ vero: Gorby pensava che entro il 2000 le kommunalki sarebbero state tutte sostituite, anche perché in origine doveva essere una soluzione temporanea”, mi racconta Irina, l’insegnante che dal quarto piano di questo stabile, dove è nata 41 anni fa, è solo scesa di due piani, acquistando in piena campagna di privatizzazione delle abitazioni comunali, la grande stanza che era stata della famiglia della zia. “Abbiamo fatto la scelta inversa: loro hanno preso un bilocale con servizi nella periferia della città. Io, nonostante i mille problemi quotidiani, preferisco vivere vicino alla scuola dove insegno e, la sera, passeggiare lungo la Neva e “respirare” questa magica città”. E come darle torto, la nostalgica e bellissima San Pietroburgo riesce sempre a sorprendere chi la visita…
(Marina Misiti)
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