Gli occhi dei bambini sul mondo
Cosa succede quando a scattare delle foto sui propri villaggi sono dei bambini yanomami della foresta amazzonica brasiliana, o dei fieri ragazzini Nuba del Sudan o i loro coetanei delle isole Trobiand (Papua Nuova Guinea) o, ancora, bimbi nepalesi della Mustang Valley, ai piedi dell’Himalaya?
Che cosa guardano di se stessi, dei loro amici, delle loro case, dei loro giochi, del proprio mondo insomma, questi bambini che per la prima volta – probabilmente – si sono ritrovati una macchinetta fotografica usa e getta in mano? A parte i primi, ovvi, momenti di curiosità e stupore, c’è tutto un percorso affascinante, un racconto descritto con vividi colori e dettagli inusuali per “noi”, fotografi-turisti-viaggiatori-reporter, ecc. ecc.: c’è la scoperta di una popolazione che si guarda con i suoi stessi occhi. Ed è un’esperienza affascinante che avevo già provato lasciando la mia macchina fotografica nelle mani della mia nipotina di 6 anni, Mary J.: scorci, prospettive, tagli e colori impensabili. La scoperta di un altro mondo. Ho provato la stessa emozione, questa mattina, passando davanti al Palazzo della Cancelleria, a Roma, quando ho letto il manifesto di una mostra, sono entrata e ho trovato questa curiosa e intelligente esposizione (che resterà aperta fino al 24 aprile, con un ricco programma di incontri per i giovani, come quello odierno alle 17 con il fotoreporter Francesco Zizola ).
Inaugurata senza troppi clamori, intitolata “Con gli occhi di un bambino”, la mostra a ingresso gratuito presenta 200 scatti realizzati da bambine e bambini dai 5 ai 14 anni in quattro differenti, simboliche parti del mondo. Lo scopo, chiaro da subito: farci vedere le quattro destinazioni più remote in cui sono arrivati i fondi dell’otto per mille alla Chiesa Cattolica, e gli sforzi dei missionari impegnati lì in vari progetti, soprattutto scolastici. Un’occasione preziosa per superare le riserve sull’operato storico della Chiesa nei confronti dei popoli “altri” (lo dico come antropologa), per operare dei distinguo nel nostro passato antico e recente ed evitare di lasciarci ingabbiare dai nostri stessi pregiudizi, per mettere in luce l’impegno e il duro lavoro di molti religiosi cattolici impegnati in prima linea in zone poverissime del mondo.
(Fonte: Brizzi comunicazione – si ringrazia per la gentile concessione delle foto)
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grazie per la Tua segnalazione, spero riuscire a vedere questa mostra che per quanto semplice credo, tanto importante .
Per conoscere meglio Francesco Zizola, potete visitare i siti web:
http://www.photographers.it/articoli/francescozizola.htm
http://www.zizola.com/
sono arrivato seguendo link che non ricordo, un bel blog molto personale e originale un modi diverso per raccontare il viaggio molto particolare veramente i miei complimenti
ho sbagliato il link, scusa
Grazie Carmine, oh un po’ di turismo lento (sono andata a sbirciare il tuo blog, ora è tardi ma domani con calma, appunto, lo leggo). Ci vogliono notizie del genere, possibilità di vivere i luoghi con i tempi personali di ognuno di noi. a presto, allora,
MarinaM