• «Esistono solo due categorie di persone: i greci e tutti quelli che vorrebbero essere greci». Mai battuta – come quella pronunciata da Gus Portokalos, ne Il mio grosso grasso matrimonio greco, il padre di Toula (Nia Vardalos), la protagonista -, fu più profetica. L’America negli ultimi anni è letteralmente impazzita per il greek style. Complice l’enorme successo che ebbe questa pellicola indipendente prodotta da Tom Hanks e signora e della sua versione sitcom, l’ellenicità è ormai di gran moda (non a caso il settimanale “Gioia” tempo fa mi ha chiesto di occuparmene). E così ho scoperto che il greek style pervade ormai anche da noi cinema e letteratura, così come stili di vita, musica e cibo. Artisti, scrittori e registi della grecità hanno ripreso la magia, i riti e le tradizioni, proiettandone però una versione rinnovata e originale, tanto da far parlare oggi di new wave ellenica (per distinguerla dagli anni Sessanta legati al jet-set e a Jackie Kennedy Onassis). E a declinarla sono, guarda caso, soprattutto le giovani donne.
  • CINEMA. Merito infatti di Rita Wilson Ibrahimoff (la moglie di origine greca di Tom Hanks) aver visto un giorno, in un teatro losangeliano, un curioso monologo scritto e interpretato da una sconosciuta e autoironica greco-canadese, Nia Vardalos appunto, essersene innamorata subito e aver spinto il marito a produrne il film. Risultato? Incasso stratosferico, riconoscimenti di pubblico e critica in tutto il mondo, pellicola rivenduta come prodigio culturale del melting pot, alfiere del nuovo orgoglio greco, exploit di una minoranza etnica che ha saputo conquistare tutti. I ristoranti e dancing dei quartieri ellenici di New York, come il Queens, o di Chicago e Toronto sono diventati le tappe fisse della gioventù modaiola. Mète preferite dalle donne con una valigia piena di curiosità per altri stili di vita, e non più solo di quei divi di Hollywood che hanno inglesizzato i loro impronunciabili cognomi di origine greca, come Jennifer Aniston o Nicholas Cage, al secolo Nikos Gatzoyiannis.
  • GLENTI. E’ un dato di fatto: il ritmo frenetico del glenti, la movida ellenica, con il suo stile di vita, la musica, le danze, il cibo si è diffuso sempre più lungo le sponde del Mediterraneo: da Tel Aviv a Palermo, da Roma a Genova, fino a Venezia e a Milano. E non è solo merito della diffusione degli spiedini souvlaki, ultima moda in fatto di street food. Se nella costa israeliana le serate a base di mussaka e orchestre dal vivo, stanno rimpiazzando danza col ventre e cibo kosher, nel nostro Paese – già attratto da sempre turisticamente dalle isole che si affacciano sul Peloponneso, locations ideali di film da Oscar come Mediterraneo di Gabriele Salvatores (interamente girato nella sperduta e magica Castellonizo) -, è bastato poco per garantire il successo ad associazioni tradizionali e locali etnici. 
  • «Tra una crema di yogurt e cetrioli e polpettine di ceci o crocchette di baccalà preparate secondo i canoni della tradizione, ascoltiamo il rebetiko e cantiamo, mentre i nostri figli imparano a usare mani e piedi per i passi del sirtaki, il nostro ballo nazionale. Certo non è come un’esibizione nei bouzoukia della mia città» spiega Maraki una giovane architetto e amica di valigia trasferitasi in Italia per studiare ma con il cuore e una piccola casa nella Plaka, sotto all’Acropoli, per «gustarmi la rinascita urbanistica e i nuovi, avanguardistici spazi espositivi di Atene». Sono venuta a sapere così che in Italia è attiva una vera e propria rete di comunità elleniche il cui scopo è mantenere viva l’identità etnica delle famiglie greche o miste residenti nel nostro Paese, attraverso l’insegnamento del greco moderno ai giovani, e numerosi laboratori di musiche tradizionali e danze. Agorà virtuale però è Ellenis, un sito internet realizzato dalla Federazione delle comunità elleniche in Italia, che ha sede a Bologna. Insomma, greci alla ribalta. Non solo in Usa quindi dove, secondo i dati dell’ultimo censimento, le persone di origine greca supererebbero il milione di persone.
  • LIBRI. Ma è la partecipazione straordinaria a diversi Saloni del libro internazionali a costituire la cartina di tornasole della nuova vitalità ellenica. Anche in Italia, infatti, è appena sbarcata una nuova ondata di giovani autori in salsa tzatziki, dai noir ateniesi di Petros Markaris (Bompiani) il cui Montalbano locale è il bizzarro Kostas Charitos, alla Bridget Jones mediterranea protagonista di Giuda baciava da Dio (Sonzogno) scritto da Maira Papathanassopoulou: è la storia di una giovane donna alle prese con un marito insensibile e traditore (Giuda, appunto) e della sua voglia di rivincita. Condito da originalità e umorismo che si ritrovano anche ne Le relazioni culinarie di Andrea Staikos (Ponte alle Grazie), un romanzo gastronomico tutto da gustare, una guerra di seduzione a colpi di mussaka, polpo al vino bianco e involtini di foglie di vite. Un menu di erotismo mediterraneo, tanto per citare alcuni testi, su cui hanno giustamente puntato le brillanti editor ateniesi. Già, perché dovete sapere che le più interessanti case editrici, in Grecia, sono dirette da donne: lì l’editoria è davvero femminile, e non si trattava di curatrici di collane quelle che incontrai ad Atene anni fa, ma di direttrici editoriali delle imprese più importanti del Paese.
  • ARTE. E’ una prospettiva inconsueta sulla cultura ellenica quella che riesce a sfondare sul mercato estero, e a colpire la fantasia di artisti e registi. Una Mamma Grecia rivisitata come nell’album fotografico realizzato da Philip Tsiaras (Contrasto). L’artista statunitense di origine greca ha ritratto in queste fotografie genitori, zii, cugini. La scenografia è la sua casa di famiglia, tra soprammobili kitsch e bandiere elleniche. Il risultato è un omaggio ai più profondi legami affettivi, ma anche un esilarante teatrino di zii musoni e mamme edipiche. Che la letteratura greca non finisca con Euripide sembra essersene accorto anche Martin Scorsese che avrebbe messo gli occhi su Spose (Crocetti editore), capolavoro di Ioanna Karistiani: la storia vera, scoperta e scritta dall’autrice cretese, di una nave carica di spose per gli immigrati salpata nel 1920 da Smirne per New York.
  • DONNE. D’altra parte la capitale greca ha ridisegnato il suo profilo urbano con le Olimpiadi del 2004 e lo ha fatto per mano femminile: tra i nomi Dora Bakojannis, sindaco di Atene (nella foto qui sopra), Fofi Jennimatas, la neo presidente dell’Attica, cioè la regione in cui è inserita la capitale; ma la vera eroina nazionale è stata Lady G, ovvero Gianna Daskalaki Angelopoulos, la presidente del Comitato organizzativo delle Olimpiadi di Atene 2004. Con lei è partita la riscossa di un intero popolo. Per aver portato di nuovo il suo Paese all’attenzione mondiale, per aver ridato orgoglio e fierezza ai greci, sono stati tutti disposti a perdonarle anche una certa megalomania. Le lady di ferro del Peloponneso hanno fatto passi da gigante insomma se è vero che fino ad oggi… “le brave ragazze greche dovevano fare solo tre cose: sposare un ragazzo greco, fare figli greci, cucinare per tutti fino alla fine dei loro giorni”. Parola di Toula Portokalos, la protagonista trentenne, bruttina e con gli occhiali spessi prima di quel suo grasso, grosso (e fortunato) matrimonio da moderna Cenerentola.
(Testo e foto: © Marina Misiti-Donneconlavaligia)

 



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