Guardate il video di Michael Wesch, assistente di Antropologia Culturale alla Kansas State University, dal titolo: “Web 2.0…The Machine is US/ing USe”, poi per chi vuole continuare a viaggiare nel web 2.0 qui c’è la traduzione del manifesto di Tim O’Reilly
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Tags: antropologia digitale, blogging, connecting people, donne e web, internet, NEWS PER CHI VIAGGIA, novità, SHARING, società, stili di vita, Tim O'Reilly, video, web 2.0, web 2.0 e donne con la valigia
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Davvero molto bello, semplice ed esplicativo questo video.
La separazione tra forma e contenuti è alla base di una applicazione Web di qualità. La cosa rara è trovare chi disegna appliicazioni per il Web capace di fare questa separazione… spesso non è così distinta o peggio è solo simulata.
Ritengo sia nel DNA della Rete quello di condividere fonti, collegare persone. Era così già quando si chiamava Arpanet. oggi collega tutti, prima pochi. Oggi tutti hanno un PC, prima pochi.
Sono contenta che apprezzi, Antonio, mi è sembrato davvero un bel viaggio da proporre, un mondo da conoscere meglio in tutte le sue possibilità, se non altro…
Non solo luoghi fisici ormai, anche gli spazi virtuali hanno bisogno di buone guide per i molti “turisti-viaggiatori2.0″. E’ vero, è nel dna della rete questa capacità immensa di connettere persone, idee, storie, luoghi ecc. ecc. ho appena ascoltato via web una radio di “un’amica di valigia” della Tanzania: vive in un piccolo villaggio e si occupa di donne. Questa sera era qui, in casa mia. Non è straordinario?
E’ straordinario certo!
Soprattutto la semplicità di esposizione del video, cosa che spesso manca, creando “digital-divide” tra tante persone e tutta questa “ricchezza”.
E’ stucchevole vedere la distanza che alcuni hanno verso questo mezzo di comunicazione, quasi fosse veicolo di chissà quale “virus” sociale. I più temono quello che non conoscono. Eppure è così bello confrontarsi…
Già… anche se come dici tu è un peccato che molti abbiano tanti pre-giudizi sui new media e non si rendano conto che sono altre possibilità (spesso impensabili) di comunicare, che è un bisogno primario dell’uomo. Sai che presto proporrò dei workshop di comunicazione e scrittura 2.0? Non più solo reportage e scrittura creativa di viaggio (come insegnavo anni fa), ma creatività con l’utilizzo di questi media.
Ottima la tua iniziativa di proporre questo nuovo tipo di “scrittura”.
La cosa alla quale fare attenzione è rendere centrale l’utente in ogni cosa che si pensa sulla Rete. Se l’utente ha facilità d’uso, una fruzione gradevole ed un facile accesso, senza discriminazioni, allora la ricchezza della Rete avrà raggiunto il suo vero scopo: la comunicazione globale, senza barriere.
Poi ci sarebbe da fare una considerazione sull qualtà dell’informazione e della comunicazione nel Web 2.0…ma è troppo lungo il discorso:-)
Anch’io adoro questo video, da quando l’ho visto l’ho inserito nei miei preferiti e gli ho fatto una pubblicità sfegatata, soprattutto (ma non solo) agli amici antropologi. Penso che un ripensamento della scrittura e del suo ruolo nell’era del web (2.0 o meno) sia inevitabile, soprattutto in Italia dove la questione spesso non viene tenuta in considerazione. Quindi l’idea del workshop che stai preparando mi sembra veramente importante. Tienici aggiornati!
Penso che sia proprio difficile oggi il concetto di “scrivere il ruolo” di una scrittura, specialmente se si parla del “Web 2.0″ che per definizione si scrive “da solo”.
Già anni fa l’ipertesto ha cambiato il paradigma classico di scrittura, guardando attraverso il testo, in modo non sequenziale, facendo sceglie al fruitore il percorso che meglio si adatta alle sue esigenze. Massima libertà di lettura di un testo! O
ggi col “Web 2.0″, questa metafora di fruizione è rimasta, ma si è aggiunta la “massima libertà” di contenuti in un testo.
Ci itroviamo ad avere grande libertà nell’interpretare la chiave di lettura di un testo, ma anche nella creazione del testo stesso!
Tanta “libertà” fa bene o male alla qualità dell’informazione?
Davvero tutto diventa più facile da trovare?
Tanti interrogativi ai quali oggi (forse anche domani) non è possibile dare risposte assolute.
Intanto grazie della vostra partecipazione e dei vostri preziosi interventi: è diventato una vera e propria agorà, questo blog-zine! E’ proprio perché non c’è ancora un medesimo grado di accessibilità alla rete da parte degli utenti né una concreta conoscenza delle sue possibilità che, secondo me Antonio, è bene anche offrire gli strumenti per un “facile” accesso.
Oggi abbiamo sì massima libertà di contenuti nella creazione di un testo, ma non è meglio aver sempre un occhio attento anche alla qualità? Il tagging è un’evoluzione della tassonomia tradizionale quando si è in grado di utilizzarlo al meglio, vi pare? Hai ragione Antonio, sono interrogativi importanti, e dobbiamo parlarne ancora e ancora.
Grazie anche a te, Caterina, per il sostegno al workshop e spero che il video viaggi sempre di più…. sento anche io che in Italia c’è bisogno di una maggiore consapevolezza rispetto al ruolo della scrittura nel web 2.0, al suo farsi “da sola” come dice Antonio.