Sudan: da rifugiata a top-model

28 04 2008

Potrebbe essere una favola di quelle che iniziano con il classico “C’era una volta” e si concludono con “e vissero felici e contenti” la storia della ragazza dinka, oggi modella di successo, Alek Wek. Potrebbe ma non lo è. Perché per una fiaba che sboccia dal cuore di una guerra – quella del Sudan – ci sono tantissime altre storie che rimarranno per sempre racconti tragici di vite sconosciute. Se si tiene conto di questo, le vicende di Alek Wek non appaiono più tinte di rosa. La favola in qualche modo svanisce, per trasformarsi nella testimonianza di chi, senza neanche sapere bene come sia potuto accadere, ce l’ha fatta. Ma così come accade per tutte quelle personalità che arrivano da mondi difficili o da quartieri degradati, la testimonianza di questa dinka che riesce a emergere dal proprio mondo è sempre e comunque un messaggio di speranza.
Alek Wek ha soli 8 anni quando la guerra travolge la sua terra e la sua infanzia. Mentre con la famiglia fugge dai guerriglieri, dal caldo bruciante del deserto e dagli animali selvatici che popolano la foresta, non immagina che il futuro le riservi un cammino tanto diverso da quello della gente che la circonda. Un percorso lungo nel quale la fierezza e l’orgoglio della sua etnia torneranno sempre a indicarle la direzione giusta da seguire.

Da Wau a Khartoum, dai villaggi africani all’aereo che la porta dalla sorella a Londra, questa ragazzina scopre pian piano quello che le riserva il futuro, senza mai esserne travolta, senza mai dimenticare le proprie radici e gli insegnamenti degli amati genitori. Alek Wek nasce il 16 aprile del 1977, settima di nove figli. Il suo nome significa “mucca nera chiazzata” e rappresenta una delle razze bovine più apprezzate del suo paese, oltre che ad essere un simbolo di fortuna per il popolo dinka. Un buon auspicio che diventerà realtà nella vita della futura modella.

L’educazione che Alek riceve dalla sua famiglia è insolita. I genitori rifiutano il matrimonio combinato e la poligamia, le cicatrici rituali e l’infibulazione, la sottomissione dei propri figli e delle donne. Insegnano ai piccoli Wek altri valori: la dignità, il rispetto di sé e la modestia. Valori che torneranno nei momenti difficili e in quelli in cui sarebbe facile per Alek lasciarsi travolgere dalla smania del successo e della bella vita del mondo della moda. La fame patita e la ricchezza mai avuta fanno apprezzare a questa ragazza africana tutto quello che arriva in più e che lei vive come una condizione sempre precaria, per non abituarsi all’avere e per “mantenere sempre la giusta prospettiva”.

Alek sin dai primi mesi di vita è affetta da una grave forma di psoriasi. Le lesioni cutanee sparse in tutto il corpo sono spesso motivo di scherno. I tentativi di guarigione, che vanno dalla medicina locale alla stregoneria, non portano mai a niente, solo il clima londinese la guarirà definitivamente. Ma l’essere vissuta per buona parte della giovinezza imbruttita da questa malattia la farà crescere con poca considerazione verso la bellezza fisica. “Per tanti anni sono sembrata un mostro. Penso che questo mi abbia insegnato a non prendere troppo sul serio la bellezza. Giudicare qualcuno solo in base all’aspetto non è molto significativo, ho imparato invece che la bellezza è un concetto molto più profondo. Per gran parte della mia infanzia sono stata brutta, poi la mia pelle è guarita e la gente ha pensato di me esattamente l’opposto, nonostante fossi sempre la stessa persona”.

Il suo esordio nel mondo della moda non è facile. In un tempo dove sono ancora poche le modelle di colore, l’essere nera la fa sentire da principio “come un animale in mostra allo zoo”. I giornalisti le fanno domande scontate, definendola gazzella, pantera ed esotica. Tutto insomma, pur di non dire “nera”. Inventano che è stata scoperta nella savana, proprio come un animale, proprio come se – è lei stessa a raccontarlo – “africana fosse sinonimo di primitiva”. Il successo non arriva subito, la moda deve “abituarsi” al nero, all’osare un’immagine di donna fino a quel momento inusuale. “Ero un’africana nera e i pubblicitari non pensavano che i consumatori potessero identificarsi nella mia immagine”. Ancora le riviste di moda devono “rompere la barriera del colore” in prima pagina.

Il tempo passa e la bellezza di Alek comincia ad affermarsi, viene nominata “modella dell’anno” dalla rivista i-D e una delle “50 persone più belle del mondo” da People…. (leggi tutto su Combonifem)

 


Azioni

Informazione

Lascia un commento

Puoi usare questi tag : <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>