“Lasciata la valigia, anzi il mio mini-trolley, accanto al mulo che fa tanto esotico (ma a saperlo avrei portato il più pratico zaino, perché non me l’hanno detto prima?), alzo gli occhi verso la scalinata che s’inerpica su per il paesino. E meno male che anni fa arrampicavo in montagna! Sembro un mantice per come sbuffo mezz’ora dopo, quando finalmente i gradini finiscono e uno stretto sentiero di terra polverosa (oddio, le scarpe chiare e aperte) si stringe intorno alla roccia. A sinistra la parete, in basso a destra, ormai distante, il mare. Le casette del paese sono scomparse alla vista da un pezzo: siamo dall’altra parte dell’isola. Solo le capre qui… commento con un filo di voce.

(Foto: Marina Misiti – Donneconlavaligia)

Dal mare siamo lontani già un’oretta, dico con una certa apprensione. E’ solo questione di passo, mi fanno notare. Dopo una settimana ti abitui, vedrai che fiato. Ma se fra otto giorni riparto… Sudata e stravolta dalla stanchezza, finalmente raggiungo la villa e mi dirigo dritta dritta in cerca del bagno. Ridendo maliziosi i ragazzi indicano un terrazzamento a una decina di metri dalla casa con una cavernetta, ex rifugio per animali, ricavata nella roccia. E’ lì il water, all’aperto, senza porte, mi spiegano. E accanto c’è il secchio per la carta igienica, che va bruciata a fine giornata e non buttata nella fossa biologica, continuano con una nota di compiacimento… Come mai? chiedo con gli occhi sbarrati. Dopo serve per il compost, il concime per la terra, tutto si ricicla, no? Giusto. E mi raccomando, mi avvertono solerti gli eco-amici, usa solo questi secchi d’acqua sporca già riciclata dopo il lavaggio dei piatti. Ma è acqua già riciclata… sì, ma è solo il secondo passaggio. Aahhh…. ecco: una “sporca” vacanza etica, borbotto tra me e me. E per fortuna che il vento si è alzato e nessuno mi ha sentita…”. (Continua – 4)

(Testo e foto: Marina Misiti)