“Con un po’ di coraggio e molta forza per trasportare il catino pieno d’acqua, affronto così il bagno-vista-mare, mentre mi guardo intorno alla ricerca di un lavabo. Vana ricerca. Di vasca c’è solo quella per i piatti. Come faccio a rinfrescarmi? Sono un misto di sudore e polvere ormai… Nessun problema, mi dicono gli amici. Ricevo subito, come tutti, l’istruzione sul ciclo naturale dell’acqua. Che udite, udite, è quella piovana. Si raccoglie in inverno sul tetto, scivola lungo i canaletti laterali fino a una cisterna sotterranea, dove arriva depurata. Sicuro? chiedo tremante. Certo, è l’acqua che stai bevendo adesso. O mio dio! e i batteri? La legionella? E se ci cascano gli animali dentro? Ma non è igienico, non è per noi, non abbiamo più gli anticorpi, balbetto con il bicchiere in mano e l’acqua in bocca che non riesce più ad andar giù. Già mi vedo con la dissenteria amebica tipica dei viaggi in alcuni Paesi. E invece sono solo in un’isola in mezzo al Mediterraneo ad alcune centinaia di chilometri da “casa”…
Ma la notte sta calando e mi viene mostrata la stanza. Affascinante, davvero. E non fa niente se al posto del pavimento c’è la “nuda terra” e se i miei pantaloni bianchi tendono ormai al grigio scuro. O se sopra alla zanzariera passeggia indisturbato un ragno gigante. Non toccarlo, porta fortuna, sta dicendo la mia amica. Meno male che non mi fanno impressione… nemmeno le bisce? chiede lei con un risolino. Perché la porta non si chiude bene e fuori c’è la campagna, sai com’è… Nessun problema, rispondo serafica, stanotte crollerò dal sonno. Anche se fuori c’è un tramonto…
(Foto: Marina Misiti - Donneconlavaligia)
Intanto la cena è pronta. Un grosso fuoco acceso, al posto dei fornelli, due terrazze più in basso, sprigiona invitanti odorini. Ma intorno è tutto buio e devo scendere al patio dove c’è il tavolo da pranzo. Scopro così che ognuno è arrivato provvisto di torcia: la corrente elettrica non c’è, mi sta spiegando ispirato il simpatico padrone di casa radical-hippy. E’ tutto naturale, qui: l’ho presa per questo, aggiunge fiero. Niente cavi elettrici, tubature dell’acqua, fogne. Siamo in pieno ottocento, dico io. Siamo autonomi, mi risponde piccato. Liberi dalle schiavitù della civiltà. Va bene, ma è poco sano anche farsi affumicare sottovento dalle lampade a petrolio mentre ceniamo, osservo, a questo punto tra me e me. Ma i cuochi sono fantastici e il cibo mi tira su. Domani è un altro giorno, mi ripeto stoicamente prima di addormentarmi…” (Continua – 5)
(Testo e foto di Marina Misiti)
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