Saltabeccando qua e là sui numeri scaricabili online di “7th floor“, uno dei magazine più interessanti in cui mi sono imbattuta negli ultimi anni (progettato e diretto da Andrea Genovese, editore, imprenditore e organizzatore anche del co-working a Roma, l’ufficio condiviso per nomadi professionisti di cui ho parlato qui), ho trovato uno stimolante intervento di Francesco Morace (e vi consiglio di dare un’occhiata anche al suo Future Concept Lab) sui neonomadi di oggi. Cioè su molti, moltissimi di noi. Le sue considerazioni disegnano nuove “geografie” mentali, ampliano le nostre mappe e sono ricche di spunti. Ne riporto alcuni brani, ma per leggere tutto l’articolo cliccate su “7th floor“, numero 5. E visto che ci siete, date un’occhiata anche al resto del magazine: ne vale proprio la pena!

(Foto: Marina Misiti)

“La postmodernità – scrive Morace -, ci ha abituato a considerare l’uomo contemporaneo attraverso la metafora del nomade: egli è costantemente in cammino, attraversa “flussi” di realtà, di pensiero, di situazioni che mutano facilmente; è sulla cresta dell’onda, ascolta ed è presente nel mutamento e nella trasformazione. Oggi scopriamo che il viaggio presuppone un’abitare: il proprio corpo, la propria casa, i luoghi della propria identità. L’unica certezza che il soggetto contemporaneo può ottenere e su cui può progettare è la presenza a se stesso, l’accettazione di un nomadismo che è interiore prima ancora che un modo di vivere nella società. (…)

“Il concetto di viaggio e di neo nomadismo ha avuto un peso rilevante negli scenari di immaginario e di consumo degli ultimi anni, legandosi spesso al mondo delle nuove tecnologie, che hanno sicuramente fornito un impulso essenziale alla diffusione di informazione e di strumenti in grado di abbattere barriere fisiche e mentali. Il viaggio è oggi più che mai al centro della struttura dell’immaginario collettivo, ma mira al conseguimento di un percorso individuale molto più intimo di un tempo, meno avventuroso in chiave classica, ma più arricchente in termini di esperienza e di crescita. Quindi più domestico, più legato all’idea di cerchio vitale. Nello stesso tempo il nomadismo diventa uno stile di pensiero, e sempre meno uno stile di vita che si porta dietro stress, brucia eccessive energie, non permette serenità. In questa nuova direzione il viaggio diventa o molto lento, o molto veloce, e l’imprevisto viene identificato come un valore da riscoprire, un’opportunità da cogliere. La rivalutazione di mezzi lenti e meditativi come il treno, la bicicletta, o addirittura il camminare, rappresentano in questo senso esempi emblematici, che ripropongono l’idea del corpo come ambiente domestico che viaggia.

“Contemporaneamente, sulla stessa onda concettuale si consolida il revival del mito dell’on the road, ripreso dall’immaginario collettivo attraverso una reinterpretazione personale sul piano attivo (vagabondaggio geo-culturale) e mentale (letteratura da viaggio). I grandi viaggiatori del passato remoto o più vicino, diventano emblemi di uno stile di vita da emulare, anche solo come predisposizione mentale da trasportare poi nella propria dimensione quotidiana: le case si arricchiscono di ricordi di viaggio e di “memorie di strada”…



4 Responses to “Il neonomadismo? Uno stile di pensiero più che uno stile di vita”  

  1. 1 max

    ciao marina, volevo segnalarti che per il coworking a milano, invece, ci siamo noi: cowo, zona est MM verde lambrate.

    se ti capita, sei la benvenuta, il drop-in giornaliero è gratuito, basta avvisare il giorno pirma.

    a presto e buon blog!
    max

  2. grazie Max e benvenuto in questo spazio! un cowo a Lambrate? interessante… quasi, quasi la mia prox volta a Milano vengo a trovarvi

    ci dài dei riferimenti più precisi? non so email, numero di telefono….

    a presto, allora

  3. eccoli (tre mesi dopo)

    cowo – presso monkey business srl – via ventura 3 milano 20134 – tel 02/2151581 – 334/8936110.

    a presto!

  4. Grazie Max, la prima a prendere nota sono io… così quando torno a milano per lavoro saprò dove fermarmi… buon lavoro, a presto allora,
    Marina