Disik ci guida a Mauritius
Viaggiatrice e nuova amica di valigia del club DCV, Disik ci racconta qui un pezzetto della “sua” Mauritius. Non solo: a quest’isola magica, ha dedicato un blog ricco di spunti, andate a sbirciare…
Le spiagge bianche bagnate dalle tiepide acque cristalline di rito, ci sono. I paesaggi strepitosi, diversi quanto più possibile tra loro, da farti restare con la bocca aperta e la mano incollata sulla Nikon, ci sono. La vegetazione che qualsiasi dépliant definirebbe senza esitazione “lussureggiante”, c’è. Resort da favola e pensioni piene di carattere. Una cucina sempre squisita, che sia nel chioschetto in riva al mare o nei lussuosissimi ristoranti guidati da chef di grido. Persone gentili. Mercati colorati e vivaci in cui perdersi per ore.
La bellezza dell’Africa senza la durezza di un continente che non si può permettere di essere morbido.
Mauritius è bellissima, niente da dire.
Eppure non è per una lista di qualità che ci si innamora di un paese. O di un essere umano peraltro… Per quanti altri posti al mondo potrei fare elenchi di luoghi di delizie?
Mai, nella mia carriera di “donna con la valigia”, mai un posto al mondo mi ha delusa. Forse è vero che la bellezza sta negli occhi di chi guarda, di sicuro ci sta la curiosità; e la voglia di restare ben spalancati invece che farsi fessure per spiare con sospetto qualunque traccia di diversità da sé.
Ma il fatto è che in nessun posto sono tornata tanto spesso come su quest’isola vulcanica, 58 km per 47, appena a nord del Tropico del Cancro. In nessun altro posto mi sono svegliata ogni mattina con la sensazione di essere a casa, di essere esattamente dove voglio essere.
Qual è il segreto? Credo nella chimica sottile dell’attrazione e allora, forse, è l’odore. Che qui è profumo di mare, senza il quale, nel mio caso, non si dà possibilità di amore. E’ profumo di spezie, curry cardamomo cumino zenzero cannella… sa di buono anche solo scriverne i nomi. E’ il profumo dei mille fiori della rigogliosa Mauritius, il frangipane, bianco e delicato come un biscotto al burro, i flamboyant fiammeggianti, il fragrante ylang-ylang…
E poi è la presenza costante della musica, il sega, che ha saputo rovesciare il dolore dell’antica schiavitù nella gioia di vivere e di ballare, sulla sabbia, fino all’alba. Un ritmo che sembra condurre i passi degli isolani e ti pare di sentire entrare, piano piano, in onde di energia sotto la tua pelle.
Ma non saprei amare tutto questo se Mauritius non avesse fatto di una storia difficile, costruita da immigrazioni e conquiste successive, da schiavitù e lavoro coatto, da dolore e ingiustizie, da tradizioni e religioni diverse, che ci vogliono far credere incompatibili, un presente armonico, in cui le differenze che si integrano danno un totale che è di gran lunga superiore alla somma aritmetica delle unità che lo compongono.
Viaggiando si impara, no? E la lezione di Mauritius mi piace proprio!
(Testo: Disik. Foto: Ente del Turismo Mauritius)
Filed under: TRACCE DAL MONDO | 2 Comments
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Ciao Disik, bentornata qui! Bello il post che hai dedicato a Donneconlavaligia, ma bello anche il tuo articolo con cui ci accompagni per mano a Mauritius… grazie. Ora che ci siamo incrociate, passo spesso nel tuo blog e non c’è che dire, fai davvero venir voglia di scoprire questa incantevole terra!
Sì, anche Istanbul ti può rimanere “appiccata” addosso. Ed è una bellissima sensazione.