Piccole nomadi globali crescono
Vivere ovunque e sentirsi sempre a casa. Di chi parlo? Dei nomadi globali (di cui ho già scritto qui e qui), dei vagamondi, di quelli che affittano uffici condivisi ovunque si trovino, di quelli che alcuni hanno definito TCK’s (da Third Culture Kids): una vita con poche radici e una vasta conoscenza del mondo, della gente e delle lingue. Da quando le maggiori università americane e le multinazionali hanno iniziato ad interessarsi a quella che è stata definita “una generazione vincente” per la versatilità, la velocità di apprendimento e la larghezza di vedute, anche un grande magazine come “Newsweek” gli ha dedicato un’inchiesta e di neonomadi se n’è iniziato a parlare sempre più.
(foto: Marina Misiti)
Partendo da una ricerca realizzata da David C. Pollock e Ruth E. Van Reken (vera e propria guida a una generazione parallela), qualche anno fa intervistai per un settimanale della Mondadori sul quale scrivevo tre, quattro “nomadi globali”: oggi sono centinaia e in costante crescita, e ne incontro in continuazione.
In realtà il termine TCK’s è noto ai sociologi da oltre 40 anni, da quando cioè fu usato negli studi di Ruth Hill Useem sui ragazzini americani che vivevano in India. Nell’ultimo decennio, però, il neonomadismo è letteralmente esploso: le persone abituate sin da piccole a cambiare Paesi, lingua, usanze, scuole, mappe e amici ogni pochi anni, non sono più solo i figli di diplomatici, di impiegati delle organizzazioni internazionali e umanitarie, o di militari. Oggi si viaggia, si cambia Paese, ufficio, amici, ci si disegna nuove “mappe personali” e ci si incontra sul web in community dedicate.
E riviste d’avanguardia, come 7Th Floor, diventano veri e propri luoghi di sperimentazione on e off line di questi nuovi stili di vita globali.
Ho letto da qualche parte che sarebbero quattro le caratteristiche che accomunano questa generazione in movimento: tutti hanno avuto esperienze internazionali e anche oggi tendono a mantenere una dimensione di vita globale; tutti risultano facilmente adattabili e riescono a socializzare in tempi brevi; inoltre sono in grado di mediare nei conflitti meglio dei loro coetanei stanziali; infine, tutti si sentono diversi, ma non necessariamente dei casi isolati.
E se nelle donne esistono ancora maggiori conflitti interni tra il desiderio di stabilità (ed eventuale costruzione di una famiglia) e quello di mobilità, non ne consegue una rinuncia agli spostamenti, quanto piuttosto il rischio di una maggiore instabilità nei rapporti e nelle relazioni sentimentali, che in media durerebbero di meno.
In compenso però le professioni scelte sono caratterizzate da una forte componente creativa e culturale, dato anche l’alto livello di scolarizzazione che raggiungono in molte. Insoma, sempre più donne con la valigia, sempre più donne neonomadi globali…
(testo: Marina Misiti – cover credits: 7Th Floor)
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Già, siamo in tante. Io posso finalmente permettermi di vivere questo amato nomadismo perché mi sono separata
. Le bimbe stanno una settimana da me, una dal papà, e quelle settimana io faccio di tutto e di più, sono in più posti in contemporanea, eh eh eh…
Un caro saluto!
Mariela
Ottimo! Da sole o in compagnia ci accompagna il nomadismo dell’anima…
un saluto a te Mariela-exploradora e grazie di esser passata di qui,
Marina
grazie per avermi fatto scoprire la rivista 7th Floor.