Avrà anche il salario medio mensile più basso rispetto alle altre due repubbliche baltiche – che è di circa 450 euro in Estonia, 378 in Lituania e di 335 in Lettonia -, oltre a problemi di integrazione con i cittadini di nazionalità russa da risolvere, e ancora gravi minacce di inquinamento ambientale (anche se da qualche se è stato il primo governo europeo guidato da un ecologista, Indulis Emsis), ma la Lettonia, e la sua popolosa capitale Riga, può vantare una delle più raffinate architetture art nouveau d’Europa.

(foto: Bouneweeger)

Non solo, nella metropoli divisa in due dal fiume Daugava che sbocca nel famoso porto “franco” industriale, c’è da scommettere che sarà la vivacità della vita notturna a sorprendere le donne con la valigia che decideranno di visitarla.

Intanto perché l’età media della popolazione, e si vede subito, è tra le più basse d’Europa, poi per l’impressionante numero di inaugurazioni di coffee-shop, ristoranti etnici e disco-pub che la dicono lunga sul nuovo stile di vita di questa spensierata città.

(foto: RK Catch )

Meno riservati dei cugini estoni, ma come loro accaniti lettori di giornali e grandi amanti della musica, gli abitanti di Riga mostrano una predilezione particolare per l’Italia e il suo stile di vita, per la cucina italiana e la pizza in particolare, oltre che per la moda: Palazzo Italia è un megastore di quattro piani con ristorante, food market per gourmet, vestiti e accessori made in Italy, paradiso a portata però solo delle tasche dei neo ricchi locali.

(foto: RK Catch )

La classe media, infatti, qui non si è ancora riformata. La Lettonia, come le sue due vicine, prima del crollo del muro di Berlino non era una nazione autonoma: con l’annessione all’Unione Sovietica decisa alla fine della seconda guerra mondiale, è stata privata d’identità nazionale. Riconquistata l’indipendenza, il Paese ha costruito ex novo istituzioni democratiche di tipo occidentale e un libero mercato.

(foto: paula moya )

“Nella nuova Europa sarà l’economia e non la cultura a dominare, quindi il rischio è che le tradizioni dei popoli più poveri vengano assorbite dalle culture dominanti” mette in guardia la giovane scrittrice lettone Inga Abele, che è tra i 25 autori, uno per Paese, dell’antologia Racconti senza dogana edita qualche anno fa da Gremese. Nonostante il clima rigido e la babele linguistica che rende più difficili gli incontri (tra la lingua russa, quella lettone e l’inglese hanno difficoltà persino loro a capirsi), i giovani abitanti invadono le strade della città tutte le sere, anche d’inverno.

Il momento migliore per noi resta forse l’estate quando è più agevole esplorare la rinata Riga girando a piedi tra i palazzi del centro storico, nelle sue animate stradine pedonali, gustando le recentissime ristrutturazioni delle facciate in puro Jugendstil, che insieme alle splendide ville liberty costituiscono il vero patrimonio del Paese.

Curiosità da non perdere: il museo del comunismo, realizzato in alcune ex prigioni del Kgb, e il Central Tirgus, il mercato centrale, uno dei più antichi ed estesi d’Europa: è ospitato addirittura in cinque enormi hangar destinati un tempo ai dirigibili Zeppelin. Un Paese e una città ancora tutta da scoprire…

(Marina Misiti)