Vita quotidiana in Tibet
La vita quotidiana, reale in Tibet: da un lato il silenzio e l’introspezione dei monasteri, la spiritualità più profonda, le lande magiche e desolate, l’ubiquità della sacralità; dall’altro il degrado ambientale, urbano e sociale, fatto di prostituzione, precarietà, corruzione, abbandono, di cui ci arrivano in effetti poche testimonianze.
Oggi alle 19, mi fa sapere un’amica viaggiatrice del club DCV, Sibilla Patriarca di Fabindia, si inaugura a Roma, in un prestigioso appartamento del Seicento che fu residenza privata di Innocenzo X (in via S. Maria dell’Anima, 31, a), una suggesiva mostra fotografica (di Alberto Giuliani e Carlo Meazza) su questo Paese – con la contemporanea esposizione di stoffe e abiti Fabindia (ricordate? ne parlammo qui), cioè di moda
dall’India e Laos: tessuti lavorati al telaio e stampati a mano, con una linea contemporanea, ma ispirati a disegni tradizionali -.
“La visione mistificata del Tibet e del suo popolo sulla quale, da sempre, si fonda l’immaginario collettivo, mal si adatta, alla situazione reale, caratterizzata da una progressiva destrutturazione sociale e culturale – si legge nel comunicato -. Timidi sguardi, monaci raccolti in preghiera, strutture fatiscenti: queste foto colgono l’intensità del contrasto fra tradizione e modernità, la drammaticità di un popolo la cui identità culturale stessa è minacciata da spinte imperniate sull’omologazione e sull’annientamento di una tradizione considerata “minoritaria”. Insomma, come recita il sottotitolo: Luci e ombre del Tibet contemporaneo.
(Fonte: Asia onlus)
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Spesso leggo questi tuoi scorci paesaggistici, le tue parole che come polaroid, rivelano a volte colori vivaci, a volte bianco e nero, a volte seppia.
A leggerti sembrerebbe che anche il Tibet si sia globalizzato, sigh