North Beach, San Francisco. La collina della Beat Generation. Quella dove ancora oggi trovi la libreria City Lights di Ferlinghetti. E’ qui che tra qualche settimana tornerò. In quello che è noto come il quartiere italiano, pieno di locali e insegne che ricordano i caffè italiani, e che oggi cammina a braccetto con quello cinese che dista solo pochi passi.
Prima di partire allora vi ripropongo un post che scrissi mesi fa sulla città in cui vissero anche le donne beat, poetesse, artiste e autrici, le compagne degli scrittori “on the road” della letteratura americana: Frankie Kerouac, Carolyn Cassady o Joanna McClure.
Ingiustamente ancora poco note, eppure ritroviamo questa Beat Generation al femminile in antologie come “A Different Beat” (tradotto in Italia anni fa da Theoria-Editori Associati), per esempio: un’eterogenea raccolta di racconti e poesie che ha messo in luce una parte ancora sottovalutata della cultura beat americana. Le compagne degli uomini on the road hanno condiviso con questi vita (e spesso figli), scrittura e avventure già nei primi anni Cinquanta. Vere e proprie eroine pre-hippy.
Se si eccettuano Diane Di Prima con “Memorie di una beatnik” (Guanda), Joyce Johnson e i suoi “Personaggi minori” (Il Saggiatore), e un introvabile “Cuore di beat” di Carolyn Cassidy (Savelli), sono tante le scrittrici, intellettuali e sceneggiatrici (alcune di queste ancora in piena attività) dimenticate oggi dalla critica, offuscate dalla fama dei loro più affermati compagni di “strada”.
Onore quindi a Nutrimenti per aver pubblicato recentemente il taccuino di viaggio di Janine Pommy Vega, “Sulle tracce del serpente”, appunti di viaggio e impressioni che partono dall’incontro, negli anni ’60, col pittore e futuro marito Fernando Vega, col quale vivrà tra Israele, Parigi e Ibiza, prima della sua improvvisa e prematura scomparsa: la scrittrice continuerà a viaggiare da sola, prima in Europa, poi in Amazzonia, in Perù e in Nepal, macinando chilometri alla ricerca di nuovi spazi da ammirare, insieme a un personale viaggio interiore e alla ricerca del culto della Grande Madre Terra.
Volevo ritrovare una certificazione di esistenza, scrivevo, un pezzo di storia, quando anni fa sono entrata per la prima volta nella mitica City Lights Bookshop di Ferlinghetti, a San Francisco, in quell’angolo in discesa di Columbus Avenue. Sono stata ore a curiosare tra gli scaffali per cercare le tracce dei viaggi letterari di queste donne. Sono tornata più volte lì, negli anni.
Alla fine mi sono portata dietro “valigie” piene di brani di prosa quasi surreale di Jan Kerouac, la figlia riconosciuta troppo tardi e mai voluta dal padre dei beatnik: una “Baby driver“, dal titolo del suo libro, capace di camminare su “strade cosparse di polvere di stelle”, il cui dolore sottopelle emerge quando racconta di come accettò di fare la comparsa in un film sul padre pur di poterlo sentire vicino almeno nella finzione cinematografica; e ho ritrovato la madre, Joan Haverty Kerouac, nelle memorie dall’eloquente titolo “Nobody’s Wife” (La moglie di nessuno, ndr) che ci restituisce un Kerouac privato e notturno, in accappatoio, chino sui tasti per scrivere proprio “On the road“, il manifesto di una generazione “battuta”, il libro che dalla sera alla mattina lo rese celebre. Il periodo è quello beat classico: dal 1957 al 1965.
Lo sfondo è l’America. I personaggi, quelli maschili, hanno nomi indelebili: da Jack Kerouac al compagno di viaggi Neil Cassady, di cui la moglie Carolyn ritrae tensioni ed irrequietezze nel suo diario “Off the road” (Fuori dalla strada, ndr), e ancora da Allen Ginsberg e Gregory Corso, fino a William Burroghs.
Nelle casette in legno dai colori pastello prese in affitto a North Beach, ancora una delle più suggestive colline di San Francisco, o negli appartamentini condivisi al Village di New York, si snodano queste storie minime, questa moviola continua sulle emozioni e le fatiche quotidiane, sul jazz e le improvvisazioni della vita: “Avevo un esaurimento, leggevo Shakespeare e friggevo uova”, scrive Leo Skir in ricordo di una di loro, Elsie Cowen, poetessa, coinquilina e amante di Ginsberg, anima tormentata fino al suicidio.
Quando andare alla deriva per il mondo iniziava a diventare il credo di un’intera generazione, loro, le donne beat, divennero poetesse, “cacciatrici di parole” come la Hochman, memorialiste “folli per parlare, folli per vivere, folli per essere salvate” come Hettie Jones ed Eileen Kaufman, performer scandalose come Diane Di Prima, scrittrici indomite come Joyce Johnson che in un suo scritto ricorda: “Negli anni Cinquanta tutti sapevano perché una ragazza di buona famiglia se ne andava da casa…”.
Nei caffè dove si suona jazz che oggi confinano con Chinatown, o lungo le strade soleggiate tutte in salita e in discesa di San Francisco, ma anche nelle vie alberate del Greenwich Village, nel cuore di Manhattan, più e più volte sono andata alla ricerca di quelle storie, di quelle persone, di quei giorni così carichi di vita, di parole, di letti sfatti, di lavoretti occasionali e di pub dove la normalità era una sola: “raccontare le proprie visioni”, al ritmo del be bop.
(Testo e foto: Marina Misiti)
Filed under: TRACCE DAL MONDO | 8 Comments
Tags: A San Francisco on the road con le beat, Beat Generation, Carolyn Cassady, City Lights Bookshop, Diane Di Prima, Joyce Johnson, le donne beat, le donne che viaggiano, le donne dei beat, libri, narrativa on the road, poesie, San Francisco, TRACCE DAL MONDO, viaggi al femminile, viaggi on the road al femminile



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salve! io sto per fare il mio primo viaggio (praga a novembre) ma non ho idea di che valigia utilizzare.. sono completamente inesperta e in giro leggo di pesi massimi di trolley rigidi.. semirigidi, grandi, medi, ecc ecc non so proprio dove andare a parare! cosa mi consigliate di comprare per andare a Praga (in aereo)?
io volevo comprare un trolley semirigido a 2 ruote di misura media..
grazie tante cmq e scusate l’ot.
Ciao Ilaria e benvenuta nella community!
Dunque, Praga a novembre… abbastanza freddina, quindi bagaglio più ingombrante. Il trolley medio-piccolo semirigido è un must, cioè va bene quasi per tutto, ma non hai scritto quanto ci resti….
un conto è un weekend lungo, o una settimana, un altro conto è restarci per più di dieci giorni.
fammi sapere, ciao, Marina
grazie per la risposta! dovrei starci una settimanetta circa..
Allora dovrebbe entrare tutto comodamente in un piccolo trolley, che forse riesci a portare anche come bagaglio a mano (dipende dal peso) in aereo.
Praga a novembre con un po’ di nebbiolina è davvero magica e incantata! Buon viaggio allora, e torna a trovarci su DCV
salve!
il tuo blog è davvero bellissimo. Io amo molto viaggiare ma purtroppo in questo periodo mi è proprio impossibile. questo spazio che tu hai creato mi permette comunque di vedere e conoscere e questo mi da davvero tanta allegria. le tue foto , poi , sono “speciali” , dai loro colori sembra emergere tutta la vitalità di chi ritraggono. complimenti davvero e a presto
Grazie clacli per i complimenti, è bello sentire di aver creato una community (di lettrici e viaggiatrici) entusiasta e partecipe come te!
Auguri anche per il tuo nuovo blog. I viaggi si possono fare in tanti modi, sei d’accordo?
a presto allora,
Marina
p.s. un ringraziamento speciale per gli apprezzamenti sulle foto e la loro vitalità…
Ciao!
Questo blog è davvero bellissimo e non posso non rimanere sempre affascinata e innamorata quando mi ritrovo davanti alla mia grande passione:il viaggio,evidentemente condivisa da te!Può parerti una richiesta strana ma ho trovato il tuo blog cercando del materiale sulle donne delle beat poichè vorrei scriverci la mia tesi triennale.Se ho ben capito tu sei avvezza a questo genere di argomento…ti andrebbe di darmi una mano in questo lavoro?Consigliarmi libri o magari parlarmi delle tue esperienze ed impressioni sull’argomento…Spero di non aver chiesto troppo,scrivimi una mail anche solo per dirmi di no!
Ancora complimenti!
Ciao Siusina e grazie per i complimenti!
Sulle donne beat i miei riferimenti sono quelli di questo post e di un altro più vecchio (che trovi in archivio qui sul blog). I testi classici che si conoscono sono quelli citati, di sicuro però ci saranno nuove antologie uscite negli ultimi anni.
Ma non hai pensato ad un viaggetto a North Beach per documentarti e vivere quelle atmosfere di persona?
Secondo me ne vale proprio la pena. Ci sono ritornata anche un paio di settimane fa e, oltre ad orde di turisti italiani, ci trovi ancora qualche vecchio beat (al cafè Trieste, per esempio, o in alcuni negozietti sulla Grant av.) e magari chissà ti ritrovi qualche testimonianza diretta sull’epoca….
un grande augurio per la tesi, Marina