Qualche giorno fa sono andata a trovare Daniela Colombo, economista dello sviluppo e presidente di Aidos (l’associazione italiana donne per lo sviluppo): la conosco da anni per aver seguito spesso le loro campagne e aver scritto dei loro progetti per le donne in vari Paesi del mondo. Abbiamo parlato delle novità sulle infibulazioni (di cui ho scritto anche qui), della situazione delle donne nel mondo e della loro mostra sulle donne invisibili (di cui ho parlato qui). Poi l’occhio mi è caduto su uno scatolone pieno di borse assolutamente fuori del comune. Non ho resistito e le ho chiesto lumi: sapete cosa sono?

Si tratta delle borse eco-chic Carmina Campus (con la libellula di AIDOS) nate da un’idea di Laura Severgnini, realizzate nientemeno che da Ilaria Venturini Fendi, Erica Fiorucci e Maria Teresa Cannizzaro, con l’organizzazione di Kaosteam di Anna Zannino. Il disegno, originale, è di Diego Cuoghi. Vengo così a sapere da Daniela che per il lancio della libellula come nuovo simbolo delle campagne di fund raising dell’associazione, Carmina Campus ha realizzato queste borse, tutte rigorosamente prodotte con materiali di riuso. Le creazioni di Ilaria Venturini Fendi, figlia di Anna, una delle tre sorelle che hanno creato l’impero del fashion, sono realizzate in modo artigianale e fondono insieme design e sensibilità verso l’ambiente. Con l’esperienza che ha fatto da direttore creativo degli accessori Fendissime e la sua attenzione alle cause umanitarie, Ilaria ha creato delle borse che sono dei veri pezzi unici, mi dice Daniela.

Carmina Campus inoltre è un marchio noto per utilizzare il riciclo creativo dei più disparati scarti di lavorazione, di tessuti vintage e fondi di magazzino, per realizzare, con il lavoro di artigiani espertissimi, borse etnico-chic, tutte pezzi unici. Le borse libellula per Aidos sono realizzate con tele, velluti a coste, trame di nylon o plastificate. Le fodere interne sono costituite da coloratissimi tessuti vintage. I manici sono ottenuti dalle parti rigide di shopping bags di plastica, ricoperti con ritagli di pelle.

Ma la cosa che rende queste borse veramente preziose è la tasca esterna, realizzata con autentici tinga-tinga, dipinti dal pittore tanzano Kambili. I tinga-tinga sono veri e propri quadri dipinti con la vernice delle biciclette, che appartengono alla tradizione artistica della Tanzania.

Devono il loro nome al pittore autodidatta Edward Said Tingatinga, che negli anni ’60 iniziò a dipingere utilizzando spesso, per la grande indigenza, materiali di recupero. Diventato famoso negli anni ’70, Tingatinga divenne il caposcuola di un gruppo di artisti e di un vero e proprio movimento culturale popolare, che anche dopo la sua morte ha portato avanti, con varie evoluzioni, i codici artistici del maestro: i temi legati alla fauna africana, la vivacità dei colori e la definizione delle campiture (dovute all’uso degli smalti per bicicletta non mescolati tra loro, che si asciugano lentamente, con la costruzione di figure per successive sovrapposizioni), la forma generalmente quadrata e la riquadratura con vari decori.

Le libellule di Kambili per le borse Carmina Campus sono dipinte su vari sfondi e colori: bianco, nero, azzurro, arancio, giallo, rosa. I prezzi non sono bassi, ma almeno si tratta di una buona causa. Chi è interessata alle borse può rivolegersi a Isabella Ronci (i.ronci@aidos.it)

(Testo: Marina Misiti – Credits photo: Aidos)




5 Responses to “Dragonfly Bag, l’eco-chic per le donne nel mondo”  

  1. Molto, molto carine!

  2. 2 Misa

    Troppo carineeeee, appena torno dalle vacanze li contatto per vederle dal vivo! e poi comprarerle sarebbe per una buona causa, no?
    Mi.

  3. Le ho viste “dal vivo” e sono molto particolari! Sicuramente dei pezzi unici…
    ciao a entrambe,
    Marina

  4. Davvero stupende,molto originali! Non avevo mai visto niente di simile!


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