Dal lungomare di Tel Aviv si raggiunge Jaffa Old City e proprio lì, passeggiando nei vicoli della città vecchia, un albero particolare attrasse la mia attenzione: mi sembrò un simbolo di pace in questa terra martoriata, ma di una pace sospesa, lontana, ancora in attesa di radicarsi…

jaffa

(ph Marina Misiti)



7 Responses to “Israele, la pace (ancora) sospesa”  

  1. è proprio vero che la forza della vita germoglia dove meno te lo aspetti, come quel vecchio albero, un piccolo ulivo se non ricordo male, che si staglia su una scogliera nella Tonnara di Palmi (RC), circondato dal mare e dalle rocce. Come sia cresciuto lì non me lo sono mai riuscito a spiegare…

    riguardo alla foto, ora è un simbolo di triste solitudine: quando le armi parlano, la pietà umana è ormai morta… veramente felice la terra dove non è calpestata da passo d’uomo.

  2. Davvero WM? Non l’ho mai visto l’ulivo di cui parli, ma a volte le piante più belle mettono radici dove meno te lo aspetti.

    Hai ragione, qui la pietà umana è morta, tutto è distruzione.

    … mettere radici dove meno te lo aspetti.
    Allora è proprio questo l’augurio da fare a questa terra divisa e martoriata da sempre, calpestata da uomini che ancora non trovano pace.

  3. ho trovato in rete una foto dello “scoglio dell’ulivo”

    http://farm4.static.flickr.com/3232/2371721114_63e2ebde97.jpg?v=0

    posso andare un po’ off topic?

    ma tu credi che, come in una canzone degli Almamegretta, “il fiore più felice è il fiore senza radici; corre come un cane senza fune il fiore senza padrone” (e quindi essere liberi e nomadi, o avere un forte rapporto con le proprie origini? E’ possibile oscillare fra l’uno e l’altro estremo?

  4. 4 5ilviucci4

    http://www.geoastrovulcanologia.eu/scoglio%20ulivo.jpg

    neanch’io ne avevo mai sentito parlare.
    in questo sito tra le tante immagini del posto, c’è anche la roccia ^^

  5. Cavoli, che maghi! Potenza della rete…. l’ulivo di giorno e al tramonto in 10 secondi netti!!!! grazie Silviuccia: ti chiederò aiuto per le prossime ricerche in rete…. si vede che sei fresca di studi!!!

    WM: off topic? direi on topic…. perché è questo uno degli argomenti che più mi affascinano dai… tempi della tesi (iiiiii…. preistoria, lo so!). Perché, mi dico, non dovrebbe convivere in noi un senso di libertà e nomadismo senza confini accanto a delle radici profonde di identità specifica?
    Insomma perché auto-limitarci e non com-prendere i nostri molteplici aspetti?… siamo sfaccettati e la realtà stessa è multiforme. Perché allora non oscilliamo, consapevoli, tra le nostre diverse nature???????

    … “conteniamo moltitudini” , ricordi? W. Whitman

  6. 6 Mattia

    E se fossero l’uno il prerequisito dell’altro? Se non hai una salda consapevolezza della tua identità – e quindi per definizione delle tue radici – il tuo non sarà un libero esplorare con cui accumulare tesori, ma un cieco vagare in cui finirai per perdere anche quel poco (di te) che hai. Se essere liberi implica – o forse meglio: significa – essere consapevoli e responsabili, non si dà autentica libertà senza profonde radici. Le radici sono un punto di partenza; se preferiamo considerarle un vincolo, liberi di farlo, ma non credo sia obbligatorio :-)

    p.s.
    Nomade ed esploratore forse non sono la stessa cosa, ma ciò non è rilevante ai fini di questo discorso.

  7. mi trovi d’accordo. direi che le radici e la consapevolezza di ciò sono un punto di partenza fondamentale per esplorare il resto del mondo, per liberarsi da sé e poter com-prendere gli altri. Forse c’è un prima e un dopo o una continua oscillazione o ancora una fruttuosa coesistenza (a patto ovviamente che prima si sia consapevoli della propria identià). La questione mi interessa, ci penserò ancora. Grazie per i vostri spunti,
    m.


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