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(ph Marina Misiti)

Laura S. sta per partire per Sòfia (per lavoro) e mi chiede notizie della città.  La capitale bulgara si rifà il trucco e ci invita a visitarla, scrivevo tempo fa in questo post, di ritorno da un viaggio di lavoro in Bulgaria. Colgo l’occasione per ripubblicarlo.

  • E’ una mèta ancora poco gettonata, non è certo presa d’assalto come la non lontana Praga, ma proprio per questo tanto più adatta alle donne che viaggiano, in genere sempre curiose e attratte dalle novità. Perché è innegabile che a Sòfia si ritrovi oggi una vivacità di eventi culturali, musicali e artistici d’avanguardia, senza precedenti: qui si assiste sempre più spesso all’apertura di caffè, atelier e locali high-tech di tendenza. Tra i giovani imprenditori, inoltre, sono molte le donne. Mariana e Natalia, ad esempio, sono le ideatrici e proprietarie di “Murgash”, nell’omonima via, una innovativa galleria d’arte: “Accogliamo nei nostri spazi espositivi gli artisti più audaci dell’avanguardia bulgara. E non solo”, assicurano le giovani talent-scout che, come diverse loro amiche, sono pronte a cogliere tutte le opportunità di un’Europa unita. E poco importa se per adesso alla musica etno-pop della giovane star bulgara di origini zigane, Sissi Atanassova, Mariana e Natalia preferiscano il rock americano: la contaminazione culturale balcanica, il balcan-etno-fusion, penso ascoltando le note dei “Balkanika” (che si ritrovano anche nella compilation n. 8 Buddha Bar), è già diventata una moda sofisticata nel resto dell’Europa. 

  • Intanto Sòfia brilla sotto questa nuova luce anzi, letteralmente, per le nuove illuminazioni dei monumenti realizzate negli ultimi anni. Capitale sospesa tra  la tradizionale lavorazione di olio di rose, di cui è il primo produttore al mondo e l’esportazione di tecnologie avanzate; con i grigi caseggiati dell’epoca socialista accanto ai bei palazzi antichi restaurati di fresco con i finanziamenti internazionali del progetto “Beautiful Sòfia”, che sta riportando alla luce edifici di particolare pregio, tra cui anche l’imponente bagno turco, proprio dietro all’unica moschea rimasta consacrata e alla vicina sinagoga.

  • Oggi questa affascinante città balcanica di un milione e trecentomila anime, è pronta a cambiare di nuovo pelle. Ma lo standard di vita, nonostante le vetrine scintillanti dei negozi sul Vitosha boulevard, non sembra essere migliorato granché: una famiglia su tre in Bulgaria possiede un cellulare, è vero, ma i minuti di conversazione restano bassissimi. Stesso discorso vale per il pc e internet, acquistati da circa il 10 per cento della popolazione; inoltre, la metà dei teenager bulgari beve regolarmente bevande superalcoliche, vodka e grappa in testa, come si legge nell’ultimo Rapporto del ministero della Gioventù e dello Sport.
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(ph Marina Misiti)
  • Qui anche i più comuni eventi atmosferici, come la pioggia, i tuoni, la nebbia o la neve, anche la più semplice storiella, sono in qualche modo segnati da un marchio speciale: hanno in sé qualcosa di strano, sono avvolti da un velo misterioso”, diceva Jordan Radickov, lo scrittore più noto della Bulgaria (in Italia Voland traduce i suoi romanzi). Una realtà, quella bulgara, dinamica e complessa più di quanto in effetti i dati statistici e ufficiali lascino intendere. Eppure la Sòfia di questi ultimi anni sembra aver preso un’altra direzione. Con buona pace dei nostalgici della pista bulgara, degli amanti dell’intrigo balcanico, déja-vu di spie e servizi segreti. Qui presto si verrà a sciare e la Bulgaria sta già diventando un must per gli ecoturisti più curiosi.

  • Già oggi quattro, cinque milioni di stranieri ogni anno la scelgono come mèta turistica: sono soprattutto tedeschi, greci, macedoni e inglesi. Noi italiani siamo ancora pochini. Eppure è un’occasione unica per venire a contatto con comunità isolate come i karakachan, i nomadi dediti alla pastorizia sui monti Rodopi, o i musulmani pomichi, ex schiavi bulgari convertitisi all’islam sotto l’impero ottomano.

  • Ma, come dicevo, è l’ecoturismo a costituire la grande speranza di sviluppo e di attrazione nel Paese: oltre alle spiagge del Mar Nero, agli splendidi monasteri e alle montagne attrezzate per lo sci, si punta infatti sulle zone rurali rimaste quasi intatte, sulle atmosfere uniche dei piccoli centri di campagna, paesini da fiaba ancora lontani dall’euforia consumistica. Così dai circa 30-40.000 appassionati ecoturisti stranieri dello scorso anno si prevede di raggiungere, entro i prossimi anni le 300mila unità, secondo un progetto all’avanguardia elaborato con l’assistenza degli Stati Uniti e che prevede restauri di chalet rurali, appositi corsi universitari, siti web, miglioramento della rete stradale e dei servizi. E, speriamo, anche cartelli stradali in inglese, oltre che in caratteri cirillici.
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(ph Marina Misiti)
  • Per ora, immobili, in fondo al viale Moskovska, le cupole della cattedrale ortodossa Alexander Nevsky mi accolgono imponenti, si accavallano le une sulle altre, e sbucano dalla neve che ricopre come un mantello immacolato i giardini intorno. Nella piazza antistante il silenzio irreale è rotto solo dai bisbigli di alcuni artisti-ambulanti del mercatino degli artigiani, un manipolo di persone capaci di sfidare il freddo pungente con i loro banchetti di icone sacre e ricami fatti a mano: tovaglie, tende, coperte di pizzo vendute da donne infreddolite e sorridenti che accolgono speranzose i rari visitatori delle chiese più suggestive della città. Così, rapita da questa “Beautiful Sòfia“, finisco per comprare una piccola icona dipinta sul legno e un cappello di simil-pelliccia bianca, stile zarina, che già so inutilizzabile nell’inverno romano.

(Testo e foto: Marina Misiti)



5 Responses to “My Beautiful Sofia”  

  1. Cara Marina,
    ti sono grato per il post su Sofia. La ragione sta nel fatto che da un po’ di tempo sto programmando un mio viaggio in questa bella città, per visitarla e conoscerla nei suoi tratti più caratteristici. Effettivamente Sofia è una città da scoprire perchè dal punto di vista italico non è ben conosciuta. Anzi è sottovalutata. Ho letto alcuni manuali di viaggio e dico subito che sono curioso di mettermi alla prova come viaggiatore europeo interessato a vedere una bella capitale europea. C’è un bel libro di Flavia Capitani ed Emanuele Coen, dal titolo *A EST Belgrado Bucarest Sofia Tirana Varsavia. Il volto della nuova Europa*, della Einaudi che ho finito di leggere da poco e che ho trovato molto stimolante per le notizie interessanti che vi ho trovato. Certo, la comunicazione nella città della Cattedrale Ortodossa più bella dei Balcani e del Danubio ha il piccolo problema dei caratter cirillici della lingua, ma se si ha l’accortezza di imparare l’alfabeto si è *a metà dell’opera*! Vedere tutti e tre i simboli religiosi della cattedrale Ortodossa, della Moschea e della Sinagoga deve essere bello. I manuali parlano di visita obbligatoria al mercato delle donne vicino alla moschea Banya Bashi, degli opulenti magazzini Tsum in centro, del menu culinario al Checkpoint Charly e per le donne vicinissimo all’Art Hostel su Han Krum c’è la factory creativa di Sofia, ovvero lo showroom Totally Erected della giovane stilista Veronika Vapirova che ha fondato nel 2004 il negozio-laboratorio più originale e innovativo di Sofia affollato di modelle. Peccato che la Bulgaria ha un grave handicap che consiste nel non avere nessuna immagine da vendere all’estero. Senza un Colosseo, senza un ponte sul Canal Grande o un balcone veronese che parla d’amore i turisti non vengono a frotte. Possiamo sapere, noi che frequentiamo il tuo sito con assiduità, dove hai alloggiato, in quale ristorantino hai pranzato con soddisfazione e in quale caffè hai sorseggiato una buona tazza del nettare nero di qualità bulgara? Vorremmo coipiare in parte la tua esperienza che hai presentato così bene come sempre? Thanks in advance.

  2. Ciao Marina! Beh complimenti per il post, non c’è che dire… molto bello… fa venire veramente voglia di precipitarsi a Sofia!
    Quindi complimentoni a te Marina… e buon viaggio a Laura… e forse anche a Zeno, se ho capito bene!

  3. E’ vero caro Zeno, Sòfia è sottovalutata: grazie anche per l’indicazione del libro perché c’è poco anche in libreria… sì la cattedrale ortodossa, soprattutto innevata come l’ho vista io, vale davvero un viaggio.
    Il mercato delle donne è da visitare e così le altre chicche che ci hai segnalato, perchè anche se non ha un simbolo-immagine da vendere, questo Paese e questa città hanno comunque un’atmosfera intatta da gustare prima dell’arrivo del grande turismo. in un altro post allora le indicazioni logistiche!

    Godot, è senz’altro da vedere, e anche le campagne e i monti vicini….

  4. parto tra una settimana :P

  5. ottimo, allora sarai tu a indicarci le ultime notizie, luoghi e indirizzi giusti!
    buon viaggio e a presto,
    ripassa di qui, aspettiamo un piccolo report,
    ciao, Marina


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