Mattia R. sta per fare un viaggio a Londra con la famiglia e mi chiede un itinerario alternativo. Mi vengono in mente un po’ di posti “nuovi” della grande Londra e glieli scrivo in una email. Poi mi ricordo di questo post su Brick Lane e dintorni, anzi sulla Bangla Town londinese e la sua giovane popolazione e decido di ripostarne una parte, perché forse anche questa zona merita una piccola immersione, e potendo anche una puntatina a teatro. E’ la Londra della moschea di Whitechapel, la più grande d’Europa. Del colorato mercato coperto (e biologico) di Spitafields (vale una visita) poco distante dal Brick Lane Market. Dei caseggiati popolari di mattoncini marroni abitati dalla comunità bengali-pakistana, accanto ai nuovi loft appena ristrutturati dei giovani broker della City. Un viaggio nel viaggio. Qui trovi ragazzine che hanno frequentato scuole inglesi, ma che per uscire preferiscono indossare una kamez (la tunica), i salwar (larghi pantaloni) e l’hijab sul capo. Giovani che passano ore sintonizzati su radio Club Asia, l’emittente radiofonica della comunità dedicata alla seconda e terza generazione di asiatici-londinesi. A dirigerla, manco a dirlo, è una giovane donna, Sumerah Ahmed, a conferma di un cambiamento dei ruoli che sta travolgendo anche il mondo islamico (vedi video qui sotto). Accanto alle musiche popolari indiane e pakistane, mandano in onda remix dei più famosi dj asiatici del momento, pop indiano, colonne sonore di Bollywood e gli ultimi successi internazionali. “Cambiamenti che riflettono la società – dice lei – e questa è una radio per tutti, non solo per la nostra gente”.

(Credits: trubesbl)

A firmare i programmi Sumerah ha chiamato nomi d’eccezione: primo tra tutti quello di Shazia Mirza, (vi consiglio di andare a un suo spettacolo, qui ci sono tutte le info). Sì, perché questa magrissima insegnante (di giorno) anglo-pakistana di Birmingham, di notte recita spassosissimi monologhi sulla condizione delle donne musulmane nei teatri off londinesi. Per la comunità islamica inglese è solo una “provocatrice”, per la critica occidentale è un vero talento: dopo l’11 settembre è stata catapultata sulla ribalta internazionale proprio per il suo “humor musulmano”. «Iniziavo il mio show così: mi chiamo Shazia Mirza. Silenzio del pubblico. Almeno così c’è scritto sul mio brevetto di pilota… e giù risate. Ci vuole un musulmano per ridere di un musulmano».

Dai palcoscenici con un velo in testa, Shazia lancia battute al vetriolo sui matrimoni combinati, l’oppressione delle donne in famiglia e il divieto di bere alcolici. Rischiando la fatwa, la condanna degli integralisti: «Se non sei in grado di ridere della tua religione, delle tue usanze o di te stesso, vuol dire che vivi in una condizione di debolezza» dice, svelando che il padre si vergogna troppo e non è mai venuto ai suoi spettacoli, mentre la madre l’ha vista per la prima volta in scena davanti a tremila persone al famoso Palladium di Londra: «ma non potevo tapparmi la bocca, ho troppe cose da raccontare». Combattere i pregiudizi culturali col sorriso e la satira, le sta costando molto da un punto di vista personale: «Sono single, ho una casa nell’East End e vorrei sposarmi con un musulmano praticante come me. Sembra irrealizzabile, però: i ragazzi si sentono minacciati da quello che faccio e dopo il primo incontro fuggono». Ride di cuore. Viaggio tra lo humor anglo-musulmano e capisco perché è diventato un must oggi venire a vedere a Londra uno spettacolo di queste comiche… Ci si piega dalle risate anche con la scoppiettante Shappi Khorsandi: trentenne cabarettista iranana con passaporto inglese e residenza a Londra.

(Credits: DaveTVChannel)

Eppure l’islam le va stretto sin da piccola: «Lo associo ai mullah, che sono la causa per cui abbiamo dovuto lasciare l’Iran». Una diaspora intellettuale islamica che la accomuna a queste altre donne migranti emergenti. «In Iran esiste una ricca tradizione poetica e teatrale impregnata di umorismo, anche se si tende ad esprimerlo in maniera indiretta: il motto di spirito è considerato il modo più rapido per dire la verità» sostiene la giovane anglo-iraniana che oggi ha imparato ad apprezzare il contributo della religione coranica alla cultura: le università, la geometria, l’attività letteraria. Per questo, forse, ha trovato così irritante la mentalità antislamica che si è diffusa dopo l’attentato alle Torri gemelle: «La gente non sembra rendersi conto della grande differenza che esiste nell’islam, tra la minoranza fondamentalista e la maggioranza dei credenti. Le persone come me non vanno in giro con la barba o con il velo in testa, ma io resto musulmana, nel senso che questa è la mia eredità culturale».

Per dimostrarlo decise di aprire il suo numero al Roar with Laughter di Wimbledon presentandosi così: «Buonasera a tutti! Sono iraniana… Niente panico, sono disarmata!», e spiega: «Molte delle mie battute nello spettacolo “Come essere un’iraniana” nascono dall’immaginare come sarebbe stato crescere a Teheran invece che a Londra. Sono felice della libertà e dei privilegi di cui ho goduto qui in Inghilterra e con il tempo ho scoperto anche gli aspetti più spirituali dell’islam: la musica e la poesia dei mistici sufi, per esempio, che ti aiutano a trovare la forza dentro te stessa». Si può ascoltare Shappi Khorsandi (in inglese ovviamente) anche “viaggiando in poltrona” e collegandosi a You Tube: clicca qui sopra!

(testo: Marina Misiti)



5 Responses to “Benvenute a Bangla Town, Londra”  

  1. 1 claudia_n

    Davvero interessante Marina. Ne farò una delle mie mete nella mia prossima andata a Londra, la città europea dai mille volti del mondo, tutti racchiusi in Lei!

  2. Come al solito carissima Marina… i tuoi post sono eccezionali!!! :D

  3. E’ vero Claudia e presto allora ti parlerò di un’altra e un’altra Londra ancora… è davvero mille e una città!

    Grazie Godot, mi fai particolarmente felice: detto da te che sei un po’ anglofona…. giusto? tra Dublino e Godot…..

    un saluto caro a entrambe, m.

  4. Sì è vero ho un rapporto strettissimo con il mondo anglofono… ormai sono 20 anni che parlo inglese… e ne ho 27… con un papà un po’ “fissato” si finisce così! E i viaggi hanno aiutato ;) Quello che mi manca veramente è un bel bagaglio di esperienze “non angolofone”… il mio sogno è l’oriente!!!! *_________* O il POLO! :D

  5. mi hanno prestato I love shopping.
    Così lo leggo prima dell’uscita del film.
    :)

    r


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