Walls & Markets
Gli appunti da reporter di Mattia Rossi (amico di valigia della community DCV che, come ripeto spesso, è aperta e anzi costituita da un buon 40 per cento di uomini)) sono molto più di un diario di viaggio. Suggestioni e curiosità che la sua penna sapiente sa rendere ogni volta ancora più ricche di storie e di vita. WALLS & MARKETS, è il titolo originale dell’articolo con foto che mi ha inviato di recente Mattia (che ringrazio di cuore!), e che vi invito a leggere…
“Lo sapete perché Wall Street si chiama così, vero? Lungo quel tracciato sorgeva il muro (appunto “wall”) che chiudeva il perimetro del primo insediamento europeo sull’isola di Manhattan: il nucleo originario di New York. London Wall è meno famosa, ma anche lei mantiene, nel nome e nel percorso, la memoria dei primi giorni della città: le mura della città romana chiamata Londinium. Da Wall Street si può camminare in tre direzioni fino all’East River o all’Hudson o alla baia a sud di Battery Park: sono stradine strette e tortuose (per gli standard americani, si capisce), tra sedi di banche, assicurazioni, società finanziarie, e naturalmente la Borsa di New York. Da London Wall si può camminare per esempio verso sud: così ti accorgi che anche a Londra ci sono salite e discese, strade sinuose tra palazzi e grattacieli che ospitano banche, assicurazioni, finanziarie, e ovviamente la Borsa di Londra. Superi strade con nomi di antichi mercati, come Cheapside o Poultry, e arrivi al Tamigi, al London Bridge, alla Torre di Londra.
Mura, acqua, soldati e commerci: vie d’acqua che servono a esplorare il mondo e a unire i popoli, a sviluppare commerci al seguito dei quali però mandiamo soldati e costruiamo muri. Così nacque Londra, così nacque New York. Oggi i mercanti si chiamano finanzieri, i mercati hanno il nome di Stock Exchange, e i muri di ieri sono le piazze in cui oggi si incontra e si mescola il mondo intero.
E allora si va oltre il muro, percorrendo uno spazio che racconta lo scorrere del tempo: come New York è andata aprendosi verso nord nell’ampio e regolare scacchiere di streets e avenues fino a Central Park, così la storia di Londra ci porta verso gli ariosi quartieri occidentali, Hyde Park, la nobile contrada di Kensington, fin su a Notting Hill e a Portobello Road. Un mercato, tanto per cambiare. Famoso perché ci sono tutti quegli oggettini simpatici e curiosi, a volte divertenti, ma mica è tutto lì: quelli sono oggettini “so much english”, ma vogliamo parlare dell’insediamento scozzese? Basta infilare una porticina, e ti trovi circondato da tutto ciò che fa Highlands: tartan ovunque, perfino nell’aria, vibrante di allegra musica celtica.
ph Mattia Rossi
Ma le merci non arrivano mica solo da nord: anche da sud. Cioè dal Mediterraneo, cioè dall’Italia: l’autobus rosso a due piani è sinonimo di Londra, il rugby è sinonimo di Inghilterra, ma lo stile è italiano, e gli atleti ritratti vestono la maglia azzurra (sì ok: non nella foto.). Poi dice l’intreccio delle culture.
ph Mattia Rossi
Del resto, mica è una novità: anche Londra, come altre città di antica storia mercantile (la prima che mi viene in mente: Baltimora, USA), ha la sua brava Lombard Street, testimonianza della presenza italiana tra i protagonisti della crescita di Londra nei secoli. Gli italiani stavano qui già quando Londra era soltanto la City, dentro l’antico perimetro di Londinium. Quando ancora per poterti definire londinese dovevi essere nato a portata d’orecchio della campana di St Mary-le-Bow: oggi la “City of London” esiste ancora, con la sua propria autonomia amministrativa, ma dentro St Mary la domenica mattina ho trovato una funzione officiata da un sacerdote indiano e partecipata da soli fedeli indiani. Veli colorati e preziosi sari tradizionali per un rito religioso cristiano, dalla lontana India fin nel cuore della più orgogliosa “londinesità”.
E’ il destino, a quanto pare inevitabile – con buona pace di ogni tipo di muro -, dell’uomo che ascolta il richiamo della libertà: la libertà di esplorare, di ascoltare, di raccogliere e di scambiare. All’ombra di muri che diventano mercati”.
(Testo e foto: Mattia Rossi)
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Tags: appunti di viaggio, diario di viaggio, le città e le loro storie, Londra, mète turistiche per donne, New York, viaggi e città, Walls & Markets





Bravo Mattia, poeta metropolitano giramondo!
Complimenti Mattia, davvero un bell’articolo!
Istruttivo, coinvolgente, poetico, lo stampo e me lo rileggo in metropolitana, così ne assaporo meglio il gusto rotondo ed energetico. E’ la cultura, bellezza! – che fa effetti strani sulla gente.
Mattia ci porta in giro per Londra facendoci intravedere bene i suoi molteplici volti, grazie ad un articolo sapientemente scritto, che mi ha fatta passaggiare con la mente per luoghi a me noti.
Sono in partenza per Londra anche io, e grazie all’articolo di Mattia, avrò degli spunti in più per guardare con occhi nuovi i quartieri londinesi che mi hanno vista un discreto numero di volte frequentatrice. ma ogni luogo diventa nuovo se lo si guarda con occhi cuoriosi e “diversi”. E Londra si presta benissimo a questo.
grazie Mattia!
Che dire: in attesa che sia Mattia stesso a rispondere ai vostri commenti, prendo spunto da voi per sottolineare quanto la scrittura (la buona scrittura) riesca a farci viaggiare con occhi nuovi anche in luoghi ben noti…
è la magia della scrittura, questa. In più la prospettiva “altra”, cioè di un’altra persona in generale e di un uomo in questo caso particolare, aggiunge nuovi spunti e rovescia per una volta la visione in cui è scritto questo blog-zine.
Ancora grazie del contributo a Mattia.
Che dire… leggendo questi vostri commenti scopro con stupore ma anche con una bellissima emozione l’effetto delle mie poche parole e immagini. Leggere commenti come “poetico” e “coinvolgente” mi emoziona: grazie a tutti coloro che hanno dedicato qualche minuto alla lettura. Marina ringrazia me del contributo, ma voglio che sia chiaro che questo pezzullo nasce grazie a Marina e a questo sito: avevo detto a Marina che sarei andato a Londra portando con me lo spirito di DCV, e sono contento di constatare che almeno un po’ ci sono riuscito. Poter contare su un luogo come questo, dove ascoltare i racconti degli altri e condividere in libertà i propri pensieri, regala un’ulteriore senso a quella meravigliosa attività che è l’esplorazione del mondo e dell’umanità.
accidenti, Mattia, mi emozionano le tue parole… e mi rendono molto felice.
Felice che si avverta uno “spirito di DCV”…
Felice che questo blog-zine mi abbia fatto conoscere tante persone eccezionali…
Felice in fondo di aver creato un luogo ospitale, apprezzato da viaggiatori dell’anima e del corpo, da “esploratori del mondo e dell’unomanità”…