Parlando con un viaggiatore e antropologo come Gianluca Frinchillucci, ho sempre la sensazione di trovarmi ancora in “missione antropologica sul campo“.

G. F.

Sarà perché lui dei viaggi ne ha fatto uno stile di vita, una professione da svolgere con rara perizia e passione (tra l’altro è direttore dei Musei Scientifici di Fermo, ricercatore esperto di popoli indigeni e uno dei massimi esploratori polari italiani) ma quando, ultimamente, mi ha parlato della Perigeo (l’associazione di cui è responsabile dei progetti – una onlus nata nel 2002 nelle Marche e impegnata per l’autodeterminazione culturale, la salvaguardia dei popoli e dell’ambiente e la promozione della pace) e delle sue recenti ricerche, non ho potuto trattenermi dal chiedergli materiale e foto inedite da postare qui sul blog-magazine.

Ragazzo Surma

Tra i progetti internazionali dell’associazione, infatti, oltre alla Carta dei Popoli Artici, mi ha colpita quello sui “Musei Senza Frontiere” che si propone di creare una rete transnazionale di musei etnografici dedicati alla salvaguardia del patrimonio culturale tradizionale di alcuni popoli. Se da una parte ciò rappresenta uno strumento per la salvaguardia dei patrimoni culturali dei popoli indigeni, attraverso la sua opera di studio, raccolta, conservazione e valorizzazione, dall’altra questo progetto costituisce un innovativo metodo per la costruzione di ponti e di promozione del dialogo tra realtà spesso in conflitto tra loro (vedi le lotte interetniche in seno ai popoli indigeni dell’Etiopia), o troppo isolate e distanti per poter comunicare.

Disegno Nency

Conoscere gli altri disegnando la “casa”, è un suo altro progetto molto innovativo e originale: si tratta di uno scambio di disegni per la conoscenza reciproca tra bambini appartenenti a diverse etnie indigene di vari paesi del mondo. Se disegnare è un po’ raccontarsi, con questo progetto si invitano i bambini a raccontare le storie, le tradizioni, gli usi e i costumi che popolano il proprio mondo, per poi metterli a confronto con quelli di altri. Questo momento di confronto apre a universi inaspettati, che ricordano a piccoli e adulti, che ogni cultura ha la sua perfezione e che la diversità non va mai temuta.

Bimba Nency

Partito nel 2002 con i bambini inuit della Groenlandia orientale, lo scambio di disegni è arrivato oggi a coinvolgere bambini appartenenti a popolazioni autoctone che spaziano dai ghiacci della regione artica alle calde savane dell’Etiopia meridionale. Al momento infatti sono coinvolti, accanto ai bambini di alcune scuole italiane di Marche e Liguria, i bambini Inuit del distretto di Ammassalik nella Groenlandia Orientale; i Nency della penisola di Jamal, nella Siberia Occidentale; e quelli di quattro etnie indigene etiopi: gli Oromo di Kofale (Oromya Region), i Surma del villaggio di  Kibish (Southern Nations, Nationalities and People’s Region), gli Ongota di Weyt’o e gli Hamer di Turmi (sempre nella SNNP’S Region). Per tutte le info potete contattare Laura Bacalini della Perigeo, che tra l’altro fa parte della nostra community di “donne con la valigia“.



One Response to “Viaggi sì, ma antropologici”  

  1. stupendo…


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