(credits photos: Marina Misiti)
Anne, amica di valigia di New York, mi chiedeva proprio ieri se avessi mai parlato dell’America delle donne della beat generation. Dei luoghi delle beat, insomma. Come molte di voi già sanno, in effetti ne ho scritto diverse volte, anche qui sul blog, e me ne sono interessata parecchio, soprattutto quando anni fa ero a San Francisco, e ogni volta che sono poi ritornata sulla collina di North Beach. Vi riposto allora uno degli articoli che avete apprezzato di più, con allegate delle nuove foto scattate ultimamente…
Chi di voi conosce Frankie Kerouac, Carolyn Cassady o Joanna McClure? Per lungo tempo sono rimaste nell’ombra, ma le compagne degli uomini “on the road” della letteratura americana erano poetesse, artiste e scrittrici. Sono ancora ingiustamente poco note, eppure esistono anche delle antologie che ci restituiscono le passioni e le visioni della Beat Generation al femminile, come “A Different Beat” (tradotto in Italia anni fa da Theoria-Editori Associati), per esempio: un’eterogenea raccolta di racconti e poesie che ha messo in luce una parte ingiustamente sottovalutata della cultura beat americana.
Le compagne degli uomini on the road hanno condiviso con questi vita (e spesso figli), scrittura e avventure già nei primi anni Cinquanta. Vere e proprie eroine pre-hippy. Se si eccettuano Diane Di Prima con “Memorie di una beatnik” (Guanda), Joyce Johnson e i suoi “Personaggi minori” (Il Saggiatore), e un introvabile “Cuore di beat” di Carolyn Cassidy (Savelli), sono tante le scrittrici, poetesse e sceneggiatrici (alcune di queste ancora in piena attività) dimenticate oggi dalla critica, offuscate dalla fama dei loro più affermati compagni di “strada”.
Onore quindi a Nutrimenti per aver pubblicato recentemente il taccuino di viaggio di Janine Pommy Vega, “Sulle tracce del serpente”, appunti di viaggio e impressioni che partono dall’incontro, negli anni ’60, col pittore e futuro marito Fernando Vega, col quale vive tra Israele, Parigi e Ibiza, prima della sua improvvisa e prematura scomparsa: la scrittrice continuerà a viaggiare da sola, prima in Europa, poi in Amazzonia, in Perù e in Nepal, macinando chilometri alla ricerca di nuovi spazi da ammirare, insieme a un personale viaggio interiore e alla ricerca del culto della Grande Madre Terra.
Volevo ritrovare una certificazione di esistenza, insomma, un pezzo di storia, quando anni fa sono entrata per la prima volta nella mitica City Lights Bookshop di Ferlinghetti, a San Francisco, in quell’angolo in discesa di Columbus Avenue che delimita North Beach, suggestivo quartiere italiano e cuore del mondo beat. Sono stata ore a curiosare tra gli scaffali per cercare le tracce dei viaggi letterari di queste donne.
(credits photos: Marina Misiti)
Sono tornata più volte lì, negli anni. Anche di recente. Alla fine mi sono sempre portata dietro “valigie” piene di brani di prosa di Jan Kerouac, la figlia riconosciuta troppo tardi e mai voluta dal padre dei beatnik: una “Baby driver“, dal titolo del suo libro, capace di camminare su “strade cosparse di polvere di stelle”, il cui dolore sottopelle emerge quando racconta di come accettò di fare la comparsa in un film sul padre pur di poterlo sentire vicino almeno nella finzione cinematografica; e ho ritrovato la madre, Joan Haverty Kerouac, nelle memorie dall’eloquente titolo “Nobody’s Wife” (La moglie di nessuno, ndr) che ci restituisce un Kerouac privato e notturno, in accappatoio, chino sui tasti per scrivere proprio “On the road“, il manifesto di una generazione “battuta”, il libro che dalla sera alla mattina lo rese celebre.
Il periodo è quello beat classico: dal 1957 al 1965. Lo sfondo è l’America. I personaggi, quelli maschili, hanno nomi indelebili: da Jack Kerouac al compagno di viaggi Neil Cassady, di cui la moglie Carolyn ritrae tensioni ed irrequietezze nel suo diario “Off the road” (Fuori dalla strada, ndr), e ancora da Allen Ginsberg e Gregory Corso, fino a William Burroghs.
(credits photos: Marina Misiti)
Nelle casette in legno dai colori pastello prese in affitto a North Beach, una delle più suggestive colline di San Francisco, o negli appartamentini condivisi al Village di New York, si snodano queste storie minime, questa moviola continua sulle emozioni e le fatiche quotidiane, sul jazz e le improvvisazioni della vita: “Avevo un esaurimento, leggevo Shakespeare e friggevo uova”, scrive Leo Skir in ricordo di una di loro, Elsie Cowen, poetessa, coinquilina e amante di Ginsberg, anima tormentata fino al suicidio.
(credits photos: Marina Misiti)
Quando andare alla deriva per il mondo iniziava a diventare il credo di un’intera generazione, loro, le donne beat, divennero poetesse, “cacciatrici di parole” come la Hochman, memorialiste “folli per parlare, folli per vivere, folli per essere salvate” come Hettie Jones ed Eileen Kaufman, performer scandalose come Diane Di Prima, scrittrici indomite come Joyce Johnson che in un suo scritto ricorda: “Negli anni Cinquanta tutti sapevano perché una ragazza di buona famiglia se ne andava da casa…”.
Nei caffè dove si suona jazz che oggi confinano con Chinatown, o lungo le strade soleggiate tutte in salita e in discesa di San Francisco, ma anche nelle vie alberate del Greenwich Village, nel cuore di Manhattan, più e più volte sono andata alla ricerca di quelle storie, di quelle persone, di quei giorni così carichi di vita, di parole, di letti sfatti, di lavoretti occasionali e di pub dove la normalità era una sola: “raccontare le proprie visioni”, al ritmo del be bop.
Testo: Marina Misiti
Filed under: LE DONNE NEL MONDO | 3 Comments
Tags: Beat Generation, Carolyn Cassady, City Lights Bookshop, Diane Di Prima, Elsie Cowen, Frankie Kerouac, Greenwich Village, Jan Kerouac, Janine Pommy Vega, Joan Haverty Kerouac, Joyce Johnson, Kerouac, le donne beat, le donne che viaggiano, le donne dei beat, libri, narrativa americana, New York, North Beach, poesia, reportage, San Francisco, San Francisco sulle tracce delle beat, viaggi al femminile, viaggi on the road, viaggi on the road al femminile







bellissimo questo post! complimenti!
grazie per avermi aperto uno squarcio sul panorama femminile della beat generation, troppo spesso trascurato sotto l’ombra dei Grandi Uomini.