Destinazione: Torre 109, il megacentro commerciale sulla via Sentagai di Shibuya, il quartiere pulsante di Tokyo. Una città nella città. ll Giappone già nel futuro rispetto all’altro di cui ho parlato qui, qui e anche qui. Un punto nevralgico, secondo me, per cercare di capire la gioventù giapponese. Da qualche anno, anche il luogo di ritrovo più amato dalle diverse tribù metropolitane: prima con le kogyaru e le ganguro girls, le studentesse con i lunghi capelli tinti, vestite con zatteroni e minigonna comparse alcuni anni fa, oggi con le cosplay (Costume + Play), ovvero la pratica dell’indossare un costume che rappresenta un personaggio-icona e interpretarne il comportamento e i gesti.

(foto: e-chan)
Accantonato l’uniforme alla marinara, per diverso tempo un must della sensualità giapponese, accorciate le gonne o gli shorts, le teenagers dal look originale, si muovono sempre in branco. Su e giù per i marciapiedi, davanti alle vetrine dei negozi, si scrutano, si osservano e si esibiscono. Uno stravagante esercito di ragazzine che gareggiano tra loro, sfoggiando costosi zainetti firmati sopra magliette di seconda mano.
Entrano ed escono dagli enormi shopping center, dalle boutique italiane, dai bar alla moda, offrendo alla vista dei curiosi, look sempre più stravaganti. Anche il blog di Mandarina duck affidato alla giovane creativa Ducky lo monitora costantemente: “Non ci vuole tanto per capire che lo street-style di Shibuya è disinvolto e irriverente - scrive -. Qui è nato il “Layered Style” ovvero la moda a strati: stili e capi diversi si sovrappongono a creare un mix unico. Stile adottato dalle Moga (le Modern girl) che si possono incontrare in giro per i quartieri più fashion come Harajuku, Aoyama, Shibuya, Shinjuku e Daikanyama. I miei viaggi di ricerca - scrive ancora Ducky - sono una fonte inesauribile di idee da cui trarre nutrimento per la fase concept. Celebri sono le Harajuku girls, già immortalate nella musica di Gwen Stefani, diverte il loro mescolare di capi e di stili diversi: vestiti tradizionali giapponesi e capi firmati insieme”.
Sanno di essere più di una tribù, queste ragazze: rappresentano uno stile di vita. Opposto, probabilmente, a quello codificato e seguito dalla maggior parte dei connazionali. Originale, eccessivo, antagonista in un certo senso, come la street culture che rappresentano. E la strada allora diventa il loro palcoscenico preferito. I neon colorati e accecanti delle insegne, le musiche che rimbombano fuori da ogni negozio, sono i riflettori e lo sfondo per le loro esibizioni. Qui, ad uso e consumo dei passanti, gruppi vocianti di ragazze si accovacciano in pose sexy, si truccano, si fotografano e si fanno fotografare. La loro filosofia sembra essere: meglio apparire eccessive, essere additate come volgari e bizzarre, che accettare la mediocrità della loro vita.
«Oggi sono le ragazze in Giappone a incarnare le speranze (o gli incubi) del mutamento sociale. Le giovani sono feticizzate come metafora del consumo», sostiene Alessandro Gomarasca nel suo illuminante saggio sul Giappone contemporaneo, La bambola e il robottone (Einaudi).

(foto: e-chan)
Tra un giro di shopping e l’altro, tra una seduta dal manicure e un’altra dal parrucchere, queste ragazze “mascherate” si scambiano email e immagini dai telefonini, per darsi appuntamento per la sera. La scelta, a Shibuya, è praticamente infinita: a metà strada tra le atmosfere di Blade Runner e Disneyland, fast food, pizzerie, locali techno, karaoke e manga bar, straripano nelle vie tappezzate da giganteschi manifesti e videoclip pubblicitari. Ma è il ballo che sembra essere ora la vera ossessione di queste giovani. Oltre alla musica pop made in Japan. Così, per la prima volta, agli angoli delle strade, musicisti nippopunk si esibiscono senza vergogna. Non fanno parte dei “perdenti” della società, degli “evaporati”, come vengono definiti qui i barboni senza fissa dimora, o gli ex impiegati che hanno perso il posto fisso e sono stati cacciati dalle famiglie per la vergogna. Loro, i musicisti da strada, insieme alla variopinta folla che popola le vie del quartiere, sono i nuovi “nomadi del suono”. Creano e subiscono i mille stili di strada cui tutto il mondo fashion oggi fa riferimento.

(foto: e-chan)
Dieci anni di black out economico, infatti, non hanno intaccato il primato di un Giappone-laboratorio creativo di mode e stili del futuro. Piuttosto, hanno modificato la mentalità delle nuove generazioni. Delusi dalla dedizione al lavoro dei loro padri, i giovani sono sempre più decisi a sfogarsi “qui e ora”. Lavoretti part-time e occasionali prestazioni sessuali con uomini, servono alle liceali per comprare le griffe più note, gli accessori più tecnologici.
A un occidentale queste giovani possono sembrare uno sciame colorato di ragazzine in stile Barbie-sexy, ma le loro acconciature si ispirano ad eroine dei fumetti manga come Sailor Moon. Gli accessori, i peluche e le pose infantili, fanno il verso a Hello Kitty o a Heidi. Finita la fascinazione per la cultura americana, sembra essere esplosa la nippomania. Sono i protagonisti dei cartoni giapponesi insomma, a dettare il nuovo look. Ci si veste, ci si muove, si pensa e si sogna come le eroine di questi fumetti. Fantasia e realtà si confondono. E non saprei dire se tutto questo sia solo una spia di disagio adolescenziale o piuttosto una vera e propria strategia per preservarsi dall’alienazione, dall’apatia e dalla violenza che sembra aver colpito i giovanissimi oggi. E c’è già chi giura che anche il fenomeno Cosplay sia al tramonto e che nuove figure e mode siano già all’orizzonte.
(Marina Misiti)