Città e moda in stile EDO

8 07 2008

La città con le sue atmosfere cosmopolite, i suoi colori, i suoi ritmi identifica il percorso creativo di Alessandra Giannetti (designer del marchio Edo City, di cui parlai qui nelle MUP) che seguo da tempo con piacere perché realizza abiti rigorosi in splendidi tessuti, sempre in accordo con la fisicità di ogni donna. “Collezioni senza taglia, forme e trasformazioni caratterizzano lo stile di Alessandra - si legge nell’invito allevento di oggi - in un continuo incontro con l’indumento feticcio, l’Hakama, ovvero la gonna giapponese senza taglia, da sempre presente e sempre rinnovata e ripensata nelle più diverse modulazioni.

La pioggia d’autunno. Il blu, il rosso, il beige. E’ nato così il Rain-Wardrobe. La pioggia metropolitana si colora per l’utilizzo sperimentale di tessuti dando vita a quindici outfit. Lino spalmato e impermeabilizzato, sete e canape gommate. Demicouture  espressa da tagli sartoriali,  gioco di volumi e di forme. Ecco gli impermeabili indossati con gonne hakama che si trasformano in abiti, ma anche maxi cappotti dalle forme coraggiose ed esasperate che illuminano le uggiose giornate d’autunno”.

Oggi pomeriggio alle 17.30 per Fashion in Town - AltaRomaAltaModa, parteciperò all’incontro tra due donne e due mondi: Anna Sacconi, artista architetto e Alessandra Giannetti, appunto. “There are colours in your eyes, babe“, ovvero la collezione d’autunno in scatole d’artista, sarà presentata infatti nella sede di Edo City in piazza del Paradiso, 18, a Roma.  Sono molto curiosa di vedere le preziose creazioni contenute in scatole-origami realizzate in esclusiva da Anna Sacconi. Veri scrigni di eleganza. Piccoli viaggi senza tempo per donne con una valigia piena di curiosità… L’evento è qui sul blog Mappe Urbane!

(Cover: Edo City)





N.Y. un blog per il Metropolitan

12 05 2008

Interessante l’iniziativa del Metropolitan Museum di New York. La mostra in questione ha chiuso i battenti da qualche settimana, ma l’idea resta ed è destinata ad avere un seguito e molti “ammiratori”. Leggete qui…

“Il Metropolitan Museum of Art vorrebbe sapere che cosa ne pensate della loro ultima mostra: The Costume Institute, e la vuole condividere con il mondo intero. Grande iniziativa quella del museo newyorkese che ha abbracciato la filosofia dei blog! Su blog.mode: addressing fashion si può vivere infatti la mostra lasciando un commento da uno degli otto computer presenti nelle gallerie del museo.

Ognuno di noi può leggere cosa hanno da dire su un abito di jersey nero di Commes de Garcon del 1983, o un paio di stivaletti progettati da Damien Hirst e Manolo Blahnik”. (Fonte: Style&Fashion Blogosfere)

Se eravate a NYC ad aprile potevate visitate la mostra, altrimenti ora la si può trovare ancora sul blog!





Sudan: da rifugiata a top-model

28 04 2008

Potrebbe essere una favola di quelle che iniziano con il classico “C’era una volta” e si concludono con “e vissero felici e contenti” la storia della ragazza dinka, oggi modella di successo, Alek Wek. Potrebbe ma non lo è. Perché per una fiaba che sboccia dal cuore di una guerra – quella del Sudan – ci sono tantissime altre storie che rimarranno per sempre racconti tragici di vite sconosciute. Se si tiene conto di questo, le vicende di Alek Wek non appaiono più tinte di rosa. La favola in qualche modo svanisce, per trasformarsi nella testimonianza di chi, senza neanche sapere bene come sia potuto accadere, ce l’ha fatta. Ma così come accade per tutte quelle personalità che arrivano da mondi difficili o da quartieri degradati, la testimonianza di questa dinka che riesce a emergere dal proprio mondo è sempre e comunque un messaggio di speranza.
Alek Wek ha soli 8 anni quando la guerra travolge la sua terra e la sua infanzia. Mentre con la famiglia fugge dai guerriglieri, dal caldo bruciante del deserto e dagli animali selvatici che popolano la foresta, non immagina che il futuro le riservi un cammino tanto diverso da quello della gente che la circonda. Un percorso lungo nel quale la fierezza e l’orgoglio della sua etnia torneranno sempre a indicarle la direzione giusta da seguire.

Da Wau a Khartoum, dai villaggi africani all’aereo che la porta dalla sorella a Londra, questa ragazzina scopre pian piano quello che le riserva il futuro, senza mai esserne travolta, senza mai dimenticare le proprie radici e gli insegnamenti degli amati genitori. Alek Wek nasce il 16 aprile del 1977, settima di nove figli. Il suo nome significa “mucca nera chiazzata” e rappresenta una delle razze bovine più apprezzate del suo paese, oltre che ad essere un simbolo di fortuna per il popolo dinka. Un buon auspicio che diventerà realtà nella vita della futura modella.

L’educazione che Alek riceve dalla sua famiglia è insolita. I genitori rifiutano il matrimonio combinato e la poligamia, le cicatrici rituali e l’infibulazione, la sottomissione dei propri figli e delle donne. Insegnano ai piccoli Wek altri valori: la dignità, il rispetto di sé e la modestia. Valori che torneranno nei momenti difficili e in quelli in cui sarebbe facile per Alek lasciarsi travolgere dalla smania del successo e della bella vita del mondo della moda. La fame patita e la ricchezza mai avuta fanno apprezzare a questa ragazza africana tutto quello che arriva in più e che lei vive come una condizione sempre precaria, per non abituarsi all’avere e per “mantenere sempre la giusta prospettiva”.

Alek sin dai primi mesi di vita è affetta da una grave forma di psoriasi. Le lesioni cutanee sparse in tutto il corpo sono spesso motivo di scherno. I tentativi di guarigione, che vanno dalla medicina locale alla stregoneria, non portano mai a niente, solo il clima londinese la guarirà definitivamente. Ma l’essere vissuta per buona parte della giovinezza imbruttita da questa malattia la farà crescere con poca considerazione verso la bellezza fisica. “Per tanti anni sono sembrata un mostro. Penso che questo mi abbia insegnato a non prendere troppo sul serio la bellezza. Giudicare qualcuno solo in base all’aspetto non è molto significativo, ho imparato invece che la bellezza è un concetto molto più profondo. Per gran parte della mia infanzia sono stata brutta, poi la mia pelle è guarita e la gente ha pensato di me esattamente l’opposto, nonostante fossi sempre la stessa persona”.

Il suo esordio nel mondo della moda non è facile. In un tempo dove sono ancora poche le modelle di colore, l’essere nera la fa sentire da principio “come un animale in mostra allo zoo”. I giornalisti le fanno domande scontate, definendola gazzella, pantera ed esotica. Tutto insomma, pur di non dire “nera”. Inventano che è stata scoperta nella savana, proprio come un animale, proprio come se – è lei stessa a raccontarlo – “africana fosse sinonimo di primitiva”. Il successo non arriva subito, la moda deve “abituarsi” al nero, all’osare un’immagine di donna fino a quel momento inusuale. “Ero un’africana nera e i pubblicitari non pensavano che i consumatori potessero identificarsi nella mia immagine”. Ancora le riviste di moda devono “rompere la barriera del colore” in prima pagina.

Il tempo passa e la bellezza di Alek comincia ad affermarsi, viene nominata “modella dell’anno” dalla rivista i-D e una delle “50 persone più belle del mondo” da People…. (leggi tutto su Combonifem)

 





Palestina, fashion e impegno

26 03 2008

 Danah Abdulla è una ventiduenne fashion marketer e pubblicitaria, oltre che fotografa, direttrice creativa e graphic designer. La sorella ventisettenne, Rania (Samharra), è una fashion stylist e designer. Entrambe sono di origini palestinesi ma risiedono ad Ottawa, in Canada, e Danah produce e vende t-shirts correlate con la causa palestinese, con il marchio Mainstream Revolution

 

Tutte le magliette sono disegnate a mano da Rania e poi modificate al computer da Danah, con uno stile originale e non univoco. Obiettivo delle vendite? Supportare una buona causa, ma con stile. Tutto il ricavato infatti va ad un’associazione di carità palestinese. Le due hanno inviato al blog di cool hunting Communifashion anche un allegato della fashion week di Ottawa, che si terrà a maggio, realizzato proprio da Danah. Fahionistas, ma impegnate.

 

(Fonte: Communifashion)





Love Therapy in aereo o in treno

26 03 2008

 

Siete inseparabili dal portatile? Fate parte della categoria delle “donne che viaggiano con valigia e notebook”? Ecco una novità divertente: Hp e Elio Fiorucci hanno lavorato insieme. La moda ha sposato la tecnologia. Lo stilista italiano, sotto il proprio marchio Love Therapy, tutto dedicato alle donne e, dunque, all’Hi-tech in rosa, ha appena realizzato una borsa porta notebook. Disegnata per contenere un pc portatile con display fino a 15.4 pollici, ha ampie tasche interne ed esterne per ospitare documenti e oggetti personali. Può essere aperta a 180° per utilizzare il computer senza estrarlo dalla borsa, come accade ad esempio durante i viaggi in aereo o in treno. Si chiama «Hp Limited Edition designed by Elio Fiorucci», è disponibile in un’edizione limitata di 500 pezzi, ed è realizzata in vernice nera lucida, con l’applicazione di un cuore e della scritta Therapy in rosso, anch’essi in vernice. 

(Fonte: ilSole24ore.com / Whymoda) 
 




Ecco quello che ogni “donna con la valigia” dovrebbe sempre avere a portata di mouse…

19 03 2008

(foto: © Marina Misiti-Donneconlavaligia)

  • Che senso ha selezionare e proporre link di portali di viaggio tutti uguali, con la solita lista di last-minute, nelle solite località di vacanza, facili da trovare su ogni motore di ricerca?, mi chiedevo ieri guardando alcuni interessantissimi siti realizzati da cool hunters di varie parti del mondo…
  • allora, se anche voi siete amanti delle ultime tendenze e preferite i design-hotel di charme ai casermoni anonimi a quattro-cinque stelle, se siete delle fashioniste giramondo che tra un viaggio di lavoro e un convegno riescono pure a ritagliarsi un po’ di tempo per divertirsi, se vi considerate esperte di “shopping globale“, sempre all’ultimo grido, anzi in anticipo sulle mode, ecco degli indirizzi speciali che vorrei segnalarvi e condividere e che metterò tra i miei link preferiti così, in ogni momento, saranno consultabili:
  • dal ricchissimo e sofisticato “Superfuture” con la sua lunga lista di “supercittà” corredate da mappe e hot spot, a “Gridskipper“, una very Urban Travel Guide originale e continuamente aggiornata;
  • di diversa tipologia ma ugualmente pieni di spunti, da consultare prima di partire, anche gli italianissimi “Trendandthecity” e “Travelblog” e gli altri della piattaforma Blogo.it come “Pinkblog e “Fashionblog .

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(foto: © Marina Misiti per Donne con la valigia)

  • Così se vi trovate a Tokyo o a New York per lavoro e volete sapere qual è l’evento trendy di quella settimana, sarete tra le fortunate ad avere tutti i dettagli in anticipo…
  • oppure se vi siete trasferite a Londra o a San Paolo per un periodo e volete continuare a fare yoga nel posto preferito dalle star, avrete gli “indirizzi giusti”, zona per zona
  • o ancora, se progettate un viaggio a Sydney, a Berlino o a Shanghai e vi piacerebbe portare con voi una mappa aggiornatissima delle tendenze urbane, dove si possono incontrare vip, creativi e “vagamondi” qui c’è il meglio che i cacciatori di mode sono riusciti a scovare…
  • sì, perché in sostanza si tratta di aggiornatissime web-guide ai “viaggi urbani“, scritte da migliaia di cool hunters (cacciatori di mode, appunto) perlopiù volontari, sparsi in varie città del mondo, sempre in giro a setacciare tendenze, stili e novità del territorio in cui vivono.
(Testo e foto di Marina Misiti)




MUP/4 Viaggio intorno a Tè e teiere

7 02 2008




MUP/1 Design-oriented

4 02 2008




Viaggio intorno al mondo della moda

31 01 2008
 
Dal Medio Oriente a Roma Alta Moda: le principesse dello stilista Tony Ward sospese tra due culture
 
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  • “La percezione occidentale sul Medio Oriente è falsata. Il mondo della Moda può far conoscere meglio le culture, i diversi mondi, e promuovere in questo modo la pace.” Le parole sono di Tony Ward, stilista libanese, cresciuto a Parigi, sposato a una italiana che ha sfilato all’Auditorium di Roma nell’ultima giornata di AltaRoma AltaModa 2008.
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  • Interessante la kermesse romana: accanto ai giovani e a cinque maison storiche hanno sfilato una decina di stilisti stranieri, provenienti da Libano, Palestina, Russia, Olanda e Repubblica Ceca, tra cui Ella Zahlan, stilista libanese molto amata dalle dive di Bollywood.
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  • Ho visto (e fotografato) abiti luminosi e scintillanti dai colori accesi, realizzati dalle sarte dell’atelier di Beirut: Ward sembra aver assorbito le culture che sono intervenute nella sua formazione personale. Medio Oriente ed Occidente convivono felicemente in abiti ricchi di dettagli sartoriali. Una collezione “Inedita” ispirata agli anni ‘50, adatta alle principesse arabe, realizzata con tessuti preziosi (organza, broccato, mussola, seta) accanto alla plastica, tagliata al laser e dipinta a mano.
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  • Ai poeti le parole. Ai sognatori i sogni. Ad un couturier come Ward l’abilità di trasformare l’abito in poesia, si legge nella brochure del suo invito.

(testo e foto: © Marina Misiti)
 
 




Shopping d’autore a Vienna

11 01 2008


Suggerimenti da intenditori sui negozi della Kettenbruckengasse. Nelle immediate vicinanze del Naschmarkt di Vienna e a pochi passi dal cosiddetto Freihausviertel, celebre quartiere della moda, sta sorgendo un nuovo piccolo ma raffinato raggruppamento di negozi trendy.

 

Anna Stein, ad esempio, propone accessori e souvenir stravaganti, borse di panno, CD, fonduta alla cioccolata e bijoux brasiliani. Ma il motto del posto non è certamente “shop till you drop” (compra fino allo sfinimento), si tratta piuttosto di un luogo d’incontro senza obbligo di acquisto. E se le clienti lo desiderano, lo shop si trasforma in un salotto: si sta insieme, si beve caffè, si chiacchiera e ci si scambia consigli 5., Kettenbrückengasse 21, tel. +43–669–120 314 30, www.anna-stein.com

Il Cameo invece propone “Satisfashion” e woman-wear per donne giovani e giovanili in un piccolo e colorato negozio. 4., Kettenbrückengasse 14 tel. +43–1–586 80 30.

E il Bananas espone interessanti mobili del periodo tra gli anni Cinquanta e gli Ottanta. 5., Kettenbrückengasse 15, tel. +43–664–312 94 49, www.bananas.at

Ma anche nel panorama dei locali le novità non mancano: nel nuovo “Transporter Café” vi attendono arte e DJ per fare le ore piccole. 5., Kettenbrückengasse 1, www.transporterbar.com

Fonte: Vienna vi aspetta