Corigliano e la fotografia d’autore: la Calabria con altri occhi

14 07 2008

Sono sul volo Alitalia per Lamezia Terme e sto per raggiungere Corigliano, dove mi aspettano per la presentazione alla stampa del Festival internazionale di fotografia 2008 (di cui ho scritto qui e qui) che si svolgerà a settembre, nella splendida sede del Castello ducale della cittadina calabra (nota al mondo sopratutto per aver dato i natali a Gattuso!).

Nicodemo Misiti

Foto: Nicodemo Misiti

Mentre volo, penso: conoscerò i grandi della fotografia, e questo non accade a Roma o ad Arles, ma in un piccolo centro della Calabria, e già stasera incontrerò Claude Nori, Martine Voyeux e Gaetano Gianzi, il direttore artistico del Festival (insieme a Cosmo Laera) e presidente dell’associazione di fotografia che si occupa dell’organizzazione dell’evento (vedi foto qui in basso). Chissà, mi dico, se gli abitanti di Corigliano si rendono conto della grandezza di questo evento….

Finalmente arrivo. Il luogo prescelto è Schiavonea, all’Hotel Poseidon proprio di fronte al mare… mi ricorda un po’ la spiaggia di Huntington, in California, quella dei surfisti e quando lo dico a Gaia Reale, una giovane fotografa del gruppo, lei mi sorride e mi dice: “benvenuta in Calabrifornia, se ti piace, altrimenti in Calafrica, come la chiamano ironicamente alcuni miei amici”.

Nicodemo Misiti

Foto: Nicodemo Misiti

Già mi sento a casa e alla presentazione del Festival di settembre alla stampa, agli appassionati e al pubblico comune che è arrivato qui, parlo dell’esperienza del blog-magazine DCV e del mio passaggio dal fotogiornalismo classico su carta stampata al fotoblogging, che ha condotto me e le “donne con la valigia” che mi seguono qui a Corigliano e al grande Festival di settembre, dove saranno esposte anche alcune foto dalle mie MUP…

L’atmosfera della serata è carica di energia: c’è voglia di fare in questa Calabria atipica (rispetto a quella descritta sempre dai media), voglia di mostrare bellezze e bruttezze con pari dignità artistica, consapevolezza che anche un territorio antico antropizzato malamente dall’uomo, può sfornare altre, imprevedibili visioni. E la poesia delle donne contribuisce a creare altre connessioni, come accade con Anna Lauria, poetessa, scrittrice, giornalista e incontro felice off e online su Donneconlavaligia.

Nicodemo Misiti

Foto: Nicodemo Misiti

E a cena, lunghe chiacchierate con i soci dell’associazione di fotografia e con i due grandi fotografi francesi ospiti…

Claude Nori. Ho già parlato di lui in un reportage su Biarritz (leggi qui) perché Claude è stato l’ideatore e realizzatore dal ‘99 e per diversi anni del mitico Festival Terres d’Images, ovvero le foto, i viaggi e molto altro. Parliamo del suo libro, Un’estate italiana, delle sue foto dei giovani in spiaggia, mi regala un numero della rivista che cura insieme alla moglie Isabelle (si chiama proprio Revista ed è molto ben fatta: c’è cultura, storie, immagini del Sud-est della Francia, c’è una parte del suo mondo e si vede). E’ colpito dal titolo e dal progetto Donne con la valigia, vuole vedere il blog, a settembre esporrà un’antologia di foto di grandi maestri su “La donna mediterranea”….

Martine Voyeux. Saga Maure, il suo libro in b/n sul mondo arabo-andaluso con gli scritti di Montalban e Choukri mi capita in mano durante la cena, e mi cattura. Martine sa di essere una donna con la valigia. Di lei trovo queste note su internet: “Co-fondatrice dell’agenzia Me’tis nel 1989.

Nicodemo Misiti

Foto: Nicodemo Misiti

Autrice dei libri: “Portraits de corps” e “Saga Maure”, Ed. Marval. Voyeux esplora territori plurimi, avanza lungo linee geografiche o tematiche che si intrecciano: il corpo, il movimento, i paesi mediterranei… Storie mai chiuse che si nutrono l’una dell’altra. Vagabondaggi passionali in cui il fotografo incontra la sua mitologia con il genio dei luoghi per un racconto fatto di sensi e sensualità. Attualmente è impegnata in un lavoro a colori a Napoli e Palermo”. In questi giorni però è a Corigliano che dedica il suo sguardo d’artista…

Rientrando a Roma pensavo: c’è una Calabria atipica, accanto a quella più conosciuta, una Calabria che le cronache spesso omettono, una Calabria che i suoi stessi abitanti sembra non abbiano voglia di vedere: è il luogo dove qualcuno un giorno inizia a fare qualcosa di importante per tutta la comunità…

Appuntamento a settembre, allora, per tutte le donne con la valigia…

p.s. tra la rassegna stampa sull’evento uscita questi giorni, ho scelto questo pezzo della “Provincia Cosentina” sulle nostre MUP, che si può leggere cliccando qui sopra

(Testo: Marina Misiti)





Polonia chic and cool?

20 05 2008

Sta per arrivare in Italia dalla Polonia l’amica di valigia che mi ha aiutò per le interviste e le segnalazioni giuste da Varsavia e mi ha appena scritto: Marina, perché non riesco a trovare il reportage che hai pubblicato? Dove lo hai archiviato e quando? Ok, per questo basta cliccare Varsavia in CERCA, ma ho deciso lo stesso in suo onore di ripostare qui parte del testo… (e in fondo trovate anche il link per leggerlo tutto!)

(foto: ndemi)

Chi l’ha detto che Varsavia, Danzica o Cracovia siano città cupe, spente o poco interessanti? Prendiamo una nouvelle vague letteraria, aggiungiamoci una serie di boutique d’avanguardia, festival di visual art e un numero imprecisato d’ipermercati Auchan, Carrefour o Géant, condiamo il tutto con un pizzico di musica rap, e innaffiamo ben bene con una delle decine di nuove marche di vodka, la Chopin per esempio: ecco alcuni degli ingredienti a sorpresa della nuova dieta polacca. Altro che patate, santuari e cantieri navali Lenin (quelli da dove partirono le lotte sindacali di Solidarnosc, per intenderci).

E’ entrato in Europa un Paese in bilico tra Est e Ovest, tra boom economico e nuove povertà, tra vecchi contadini (quasi un quarto della popolazione) che erano contrari all’ingresso nella Ue e nuovi ricchi attratti dal capitalismo occidentale: è una Polonia a due velocità, quella che vedo.

E’ il Paese di una ristretta aristocrazia finanziaria dai nomi impronunciabili, come Gudzowaty, (un impero industriale fondato sul gas), Kulczyk (telecomunicazioni, petrolio, birra), Krauze (informatica, farmaceutica, banche), che vive accanto a quello dei disoccupati (oltre il 18 per cento) e delle centinaia di migliaia di piccole aziende agricole che rischiano sempre più di venire spazzate via dal vento e dal mercato europeo. 

“Siamo un libro vivente in cui leggere la complessa e tragica storia dell’Europa, con le sue distruzioni e ricostruzioni: la mia città è rifatta come in un set cinematografico” mi dice Monika, 22 anni, bionda studentessa di cinema a Varsavia. Rasa al suolo durante la seconda guerra mondiale e orgogliosamente ricostruita pietra su pietra (gli architetti si sono ispirati ai dipinti settecenteschi di Belletto, allievo di Canaletto), tanto da entrare nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco, la capitale polacca è l’emblema stesso della rinascita del Paese: a Stare Miasto, il centro storico, la piazza principale e gli edifici medievali, barocchi e neoclassici si fondono insieme in un restyling che ha incluso negozi, musei e locali di tendenza, e ne ha fatto la mèta preferita anche del popolo della notte, della frenetica movida giovanile.

 

(foto: Bea Kotecka)

“Eppure da noi le ferite della memoria fanno ancora sentire il loro peso: la tomba al milite ignoto, i monumenti agli eroi del Ghetto, le statue lungo la Strada reale che scende dal Castello ancora ci commuovono – avverte Monika –. Non pensiate che i sogni della gente ora siano tutti a colori”.

Davanti a una tazza fumante di tè nero un polacco potrebbe rimanere a parlare per delle ore. Di sicuro è uno dei modi per rompere il ghiaccio più facilmente, da queste parti. Per intuire spaccati di vita quotidiana di questi giovani neo-promossi europei, ma anche per cercare di individuare quella che, sulle pagine di un quotidiano storico come la “Gazeta Wyborcza”, è stata definita la “generazione nulla”. Ventenni, come Monika, che vedono la propria cultura ridotta a un caos di messaggi pubblicitari, dove il reale si fonde col virtuale, in una miscela di pregiudizi e risentimenti contro la società e le sue istituzioni.

Ragazzi cinici, passivi e disperati: così sono stati bollati. “Voi in Europa non ci conoscete ancora – si accalora Andrej, il suo ragazzo, biondo come lei e aspirante regista come i grandi maestri del suo Paese… (leggete il resto qui…)

(Marina Misiti)





Destinazione: me stessa

3 05 2008

Viaggiano nel tempo: sono i turisti della nostalgia quelli che, secondo D di Repubblica, girano il mondo (via web) in cerca del proprio passato, con una vecchia foto, ricercando a ritroso dal cognome, ecc. ecc. Sono sempre di più e mi hanno incuriosito i siti che studiano i nostri “alberi genealogici”, tanto da farmi curiosare qua e là. Ve ne segnalo alcuni in italiano (ma i più gettonati, al solito, sono in inglese): date un’occhiata a Parenti stretti o a Genealogia familiare.

Se parlate l’inglese consultate il gettonatissimo Ancestry, la Bibbia per turiste e turisti della storia familiare, in cerca di emozioni. “Nel momento in cui il turismo si fa sempre più emozionale, le agenzie che organizzano vacanze sulle tracce degli antenati offrono al turista l’esperienza del suo passato. Vendono non soltanto luoghi ma sentimenti, legati a contesti geografici che non sono ancora stati visti ma verso i quali si sente comunque un’appartenenza ancestrale”, ha scritto Roberta Bartoletti, sociologa intervistata dal femminile. Viaggi nel tempo che stanno affascinando anche il cinema (come in Lezioni di volo - vedi cover - della Archibugi)… nuovi trend per globetrotter del passato.

(Testo: Marina Misiti)

 





Dalla Spagna, una ministra 2.0

3 05 2008

L’avevano soprannominata la Ministra 2.0 per la sua passione per i blog, youtube e Internet e a Bibiana Aido, fresca Ministra dell’Uguaglianza del Governo di José Luis Rodriguez Zapatero, è piaciuto. Da quando è stata nominata Ministro, un paio di settimane fa, gli internauti spagnoli aspettavano con impazienza l’aggiornamento di Amanece en Cádiz, il suo blog. In un solo giorno, quello della nomina, aveva ricevuto oltre 35mile visite e oggi viaggia intorno alle 180mila dalla fondazione, avvenuta a febbraio (prima della nomina a ministro si aggirava intorno ai 30mila ingressi). C’erano già state le prime critiche perché Bibiana, visto il nuovo ruolo, trascurava la passione per Internet. Ma il 20 aprile lei si è rifatta viva. Ha ringraziato per il sostegno e l’entusiasmo e ha promesso che sarà una Ministra 2.0: “Posterò con minore frequenza, dato il poco tempo che ho da dedicare al blog. Ma rimarrà aperto e senza trappole. Sarebbe stato facile mantenere un blog per interposta persona, ma non è il mio modo di fare le cose. Mi sarà impossibile rispondere a tutti i commenti, ma farò uno sforzo per leggerli tutti e rifletterci su. Di nuovo grazie. Sì, mi cambia la vita essere ministro. Sarò, come ho letto da qualche parte, un ministro 2.0. Un ministro vicino al prossimo, che lotterà con tutte le proprie forze per l’uguaglianza. Mi cambierà la vita, ma varrà la pena se otterrò il cambio di vita di molte donne e molti uomini. Per me la politica e l’impegno sono questo”. 
Ha pubblicato poi il suo discorso di insediamento al Ministero, commentato da 84 persone. La cosa bella è che molti commenti sono di uomini, giovani e meno giovani, tutti appoggiano con attenzione e convinzione il lavoro che aspetta Aido, cambiare la mentalità machista di molti settori della società spagnola. Molti celebrano i suoi 31 anni, che riempiono di ottimismo i coetanei circa la possibilità delle giovani generazioni di incidere davvero sul futuro di Spagna…  (leggi tutto su: Rotta a sud Ovest)

 





E adesso parliamo di valigie…

1 05 2008

Come muoversi tra foreste e metropoli con la disinvoltura di una viaggiatrice provetta (e senza lasciare a casa i tacchi a spillo)? Che bagaglio porto? E cosa ci metto dentro? Fa caldo o fa freddo? E se piove? Conosci un albergo a…, dove posso prenotare? Dove mi consigli di andare per cena? Il Manuale della viaggiatrice (Morellini editore) è nato così, mi scrive l’autrice, Federica Brunini: “un compendio organizzato di tutte (o quasi) le risposte che ho dato alle amiche e colleghe in partenza. Più quelle che io stessa mi sono andata a cercare, prima di mettermi in viaggio. Con la speranza che siano utili a tutte le donne con la valigia…”. E aggiunge, iscrivendosi al club delle DCV: “Mi spiace non aver conosciuto te e il tuo sito prima. Accidenti!”. In effetti Donneconlavaligia è nato solo da alcuni mesi, ma sta agendo da calamita per tutte le viaggiatrici, e non solo, on e off line! E Federica è una nuova “amica di valigia” che sull’argomento sta per pubblicare una guida. Di che si tratta?
“Naturalmente questo libro non ha la pretesa di insegnare nulla a nessuno, né di esaurire tutto lo scibile viaggereccio (ci vorrebbe un’enciclopedia… e forse non basterebbe). Le mie pagine vogliono essere un aiuto –ironico- per tutte le donne come me/noi che abbiamo deciso di scoprire una fetta o qualche briciola di mondo. Sono il frutto delle mie esperienze intorno al globo, dei miei successi e dei miei piccoli e grandi pasticci. Sono il risultato di tutte quelle volte che ho detto “mai più così” e di tutte le altre in cui ho esclamato “meno male che”. Sono certa che sapete di cosa sto parlando. Di tutte le volte che non abbiamo portato quello che ci era indispensabile e di tutte le altre in cui il “dispensabile” ha pesato (troppo) sulle nostre spalle… Di quando ci siamo dovute consegnare agli agenti del check-in, salvo intuire, prima dell’arresto, che la bomba a mano in borsa…era il mascara! E poi: come selezionare i compagni di viaggio, le mete, gli hotel, il posto in aereo (per ritrovarsi, magari, sedute accanto a George Clooney -o uno che gli somiglia tanto tanto)? Io ci ho messo tutto: consigli, dritte, strategie e avvertenze per viaggiare serene, dalla A di aeroporto alla Z di zone off limits, per partire con le amiche, il fidanzato, la famiglia, i bambini, i cuccioli di casa… Ma soprattutto in buona compagnia di noi stesse”.





Allarme! Il mondo censura i Simpson, Heidi e Paperino

29 04 2008

Il giorno che a Televen, emittente privata del Venezuela, è arrivato l’ordine di censura, la sorpresa è stata grande. Ma per l’Authority televisiva della Repubblica sudamericana non ci sono dubbi: i Simpson hanno una cattiva influenza sui giovani venezuelani. E così la trasmissione dei mitici cartoni, in programma ogni giorno alle 11 del mattino, è stata cancellata. Nessuno si aspettava che un nemico dell’America come il presidente della Repubblica Bolivariana, Hugo Chavez, odiasse fino a tal punto Homer, Marge, Lisa, Maggie e Bart, non foss’altro che per il loro atteggiamento caustico e sempre critico nei confronti della società Usa.
Ma probabilmente pernacchie, linguaggio e atteggiamenti politicamente scorretti verso l’autorità costituita non sono tollerabili in nessun caso.

Per i giovani venezuelani una piccola consolazione: al posto dei Simpson la rete ha iniziato a trasmettere Baywatch, la serie sulle bagnine supersexy che vede protagonista Pamela Anderson, evidentemente ritenuta politicamente corretta e anche più educativa. Nei loro 21 anni di vita non è la prima volta che i Simpson sono oggetto di aspre critiche. E di sicuro il modello poco ortodosso di famiglia che loro propongono non incontra la simpatia neanche del presidente Bush. In alcuni paesi del Medio Oriente si è corso ai ripari. Non censura dichiarata, ma Simpson in onda in versione islamizzata: Homer è diventato Omar e la sua amata birra è stata sostituita da una più consona bevanda analcolica.

Una sorta di revisionismo ha colpito di recente anche la povera Heidi. Accade in Turchia, dove, almeno nei libri raccomandati dal Ministero dell’istruzione, i bambini turchi non potranno mai più vedere le mutandine della piccola pastorella, che correndo sui prati fra le caprette che “fanno ciao” spesso spuntavano in modo apparso, fino a questo provvedimento, del tutto innocente.
Anche gli altri personaggi, la gloriosa Signora Rottermeier e la Signora Seseman, la nonna di Clara (l’amica costretta su una sedia a rotelle), si sono dovute adeguare: in futuro avranno vestitoni lunghi e la testa coperta dallo hijab, il velo islamico. I giornali turchi sono insorti contro l’islamizzazione di Heidi, mentre il Ministero della cultura ne ha preso le distanze, definendola un’iniziativa dell’editore. Ma sono passati pochi mesi dalla manifestazione di Istanbul, quando oltre un milione di persone sono scese in piazza per difendere la laicità dello Stato, e le immagini del presidente Abdullah Gul con accanto la moglie Hayrunnisa a capo coperto sono ancora per molti un simbolo del pericolo di una deriva fondamentalista.

In Cina non la censura ma la “moralizzazione” si è abbattuta inesorabile sulla banda Disney. In vista delle Olimpiadi il Governo ha deciso di estendere fino alle nove di sera il divieto di trasmettere cartoni animati stranieri. A farne le spese Paperino, Topolino e compagni, vittime illustri del provvedimento, adottato per “creare un ambiente favorevole per l’ innovazione nell’industria cinese dei cartoni animati”. La State Administration of radio, film and television ha inoltre chiesto alle reti televisive di mantenere un rapporto di 7 a 3 tra le trasmissioni di cartoni cinesi e di cartoni stranieri. La decisione è arrivata mentre è in corso una campagna di “moralizzazione” del contenuto delle trasmissioni televisive e radiofoniche che, secondo la politica promossa dal presidente Hu Jintao, devono riflettere un’ immagine “armoniosa” della società. Tutta fatica sprecata se organizzazioni come Amnesty International continuano a remare contro. Dal suo recente rapporto annuale sulla pena di morte si è saputo che in Cina si eseguono in media 22 condanne a morte ogni giorno. “Puah!” direbbe Paperino.

(Fonte: Maurizio Bianco - Tea)





Sudan: da rifugiata a top-model

28 04 2008

Potrebbe essere una favola di quelle che iniziano con il classico “C’era una volta” e si concludono con “e vissero felici e contenti” la storia della ragazza dinka, oggi modella di successo, Alek Wek. Potrebbe ma non lo è. Perché per una fiaba che sboccia dal cuore di una guerra – quella del Sudan – ci sono tantissime altre storie che rimarranno per sempre racconti tragici di vite sconosciute. Se si tiene conto di questo, le vicende di Alek Wek non appaiono più tinte di rosa. La favola in qualche modo svanisce, per trasformarsi nella testimonianza di chi, senza neanche sapere bene come sia potuto accadere, ce l’ha fatta. Ma così come accade per tutte quelle personalità che arrivano da mondi difficili o da quartieri degradati, la testimonianza di questa dinka che riesce a emergere dal proprio mondo è sempre e comunque un messaggio di speranza.
Alek Wek ha soli 8 anni quando la guerra travolge la sua terra e la sua infanzia. Mentre con la famiglia fugge dai guerriglieri, dal caldo bruciante del deserto e dagli animali selvatici che popolano la foresta, non immagina che il futuro le riservi un cammino tanto diverso da quello della gente che la circonda. Un percorso lungo nel quale la fierezza e l’orgoglio della sua etnia torneranno sempre a indicarle la direzione giusta da seguire.

Da Wau a Khartoum, dai villaggi africani all’aereo che la porta dalla sorella a Londra, questa ragazzina scopre pian piano quello che le riserva il futuro, senza mai esserne travolta, senza mai dimenticare le proprie radici e gli insegnamenti degli amati genitori. Alek Wek nasce il 16 aprile del 1977, settima di nove figli. Il suo nome significa “mucca nera chiazzata” e rappresenta una delle razze bovine più apprezzate del suo paese, oltre che ad essere un simbolo di fortuna per il popolo dinka. Un buon auspicio che diventerà realtà nella vita della futura modella.

L’educazione che Alek riceve dalla sua famiglia è insolita. I genitori rifiutano il matrimonio combinato e la poligamia, le cicatrici rituali e l’infibulazione, la sottomissione dei propri figli e delle donne. Insegnano ai piccoli Wek altri valori: la dignità, il rispetto di sé e la modestia. Valori che torneranno nei momenti difficili e in quelli in cui sarebbe facile per Alek lasciarsi travolgere dalla smania del successo e della bella vita del mondo della moda. La fame patita e la ricchezza mai avuta fanno apprezzare a questa ragazza africana tutto quello che arriva in più e che lei vive come una condizione sempre precaria, per non abituarsi all’avere e per “mantenere sempre la giusta prospettiva”.

Alek sin dai primi mesi di vita è affetta da una grave forma di psoriasi. Le lesioni cutanee sparse in tutto il corpo sono spesso motivo di scherno. I tentativi di guarigione, che vanno dalla medicina locale alla stregoneria, non portano mai a niente, solo il clima londinese la guarirà definitivamente. Ma l’essere vissuta per buona parte della giovinezza imbruttita da questa malattia la farà crescere con poca considerazione verso la bellezza fisica. “Per tanti anni sono sembrata un mostro. Penso che questo mi abbia insegnato a non prendere troppo sul serio la bellezza. Giudicare qualcuno solo in base all’aspetto non è molto significativo, ho imparato invece che la bellezza è un concetto molto più profondo. Per gran parte della mia infanzia sono stata brutta, poi la mia pelle è guarita e la gente ha pensato di me esattamente l’opposto, nonostante fossi sempre la stessa persona”.

Il suo esordio nel mondo della moda non è facile. In un tempo dove sono ancora poche le modelle di colore, l’essere nera la fa sentire da principio “come un animale in mostra allo zoo”. I giornalisti le fanno domande scontate, definendola gazzella, pantera ed esotica. Tutto insomma, pur di non dire “nera”. Inventano che è stata scoperta nella savana, proprio come un animale, proprio come se – è lei stessa a raccontarlo – “africana fosse sinonimo di primitiva”. Il successo non arriva subito, la moda deve “abituarsi” al nero, all’osare un’immagine di donna fino a quel momento inusuale. “Ero un’africana nera e i pubblicitari non pensavano che i consumatori potessero identificarsi nella mia immagine”. Ancora le riviste di moda devono “rompere la barriera del colore” in prima pagina.

Il tempo passa e la bellezza di Alek comincia ad affermarsi, viene nominata “modella dell’anno” dalla rivista i-D e una delle “50 persone più belle del mondo” da People…. (leggi tutto su Combonifem)

 





Varsavia e la nuova vodka Chopin

27 04 2008

Chi l’ha detto che Varsavia, Danzica o Cracovia siano città cupe, spente o poco interessanti? Prendiamo una nouvelle vague letteraria, aggiungiamoci una serie di boutique d’avanguardia, festival di visual art e un  numero imprecisato d’ipermercati Auchan, Carrefour o Géant, condiamo il tutto con un pizzico di musica rap, e innaffiamo ben bene con una delle decine di nuove marche di vodka, la Chopin per esempio: ecco alcuni degli ingredienti a sorpresa della nuova dieta polacca. Altro che patate, santuari e cantieri navali Lenin (quelli da dove partirono le lotte sindacali di Solidarnosc, per intenderci). E’ entrato in Europa un Paese in bilico tra Est e Ovest, tra boom economico e nuove povertà, tra vecchi contadini (quasi un quarto della popolazione) che erano contrari all’ingresso nella Ue e nuovi ricchi attratti dal capitalismo occidentale: è una Polonia a due velocità, quella che vedo.

(foto: ndemi)

E’ il Paese di una ristretta aristocrazia finanziaria dai nomi impronunciabili, come Gudzowaty, (un impero industriale fondato sul gas), Kulczyk (telecomunicazioni, petrolio, birra), Krauze (informatica, farmaceutica, banche), che vive accanto a quello dei disoccupati (oltre il 18 per cento) e delle centinaia di migliaia di piccole aziende agricole che rischiano sempre più di venire spazzate via dal vento e dal mercato europeo. “Siamo un libro vivente in cui leggere la complessa e tragica storia dell’Europa, con le sue distruzioni e ricostruzioni: la mia città è rifatta come in un set cinematografico” mi dice Monika, 22 anni, bionda studentessa di cinema a Varsavia. Rasa al suolo durante la seconda guerra mondiale e orgogliosamente ricostruita pietra su pietra (gli architetti si sono ispirati ai dipinti settecenteschi di Belletto, allievo di Canaletto), tanto da entrare nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco, la capitale polacca è l’emblema stesso della rinascita del Paese: a Stare Miasto, il centro storico, la piazza principale e gli edifici medievali, barocchi e neoclassici si fondono insieme in un restyling che ha incluso negozi, musei e locali di tendenza, e ne ha fatto la mèta preferita anche del popolo della notte, della frenetica movida giovanile.

(foto: trincio)

“Eppure da noi le ferite della memoria fanno ancora sentire il loro peso: la tomba al milite ignoto, i monumenti agli eroi del Ghetto, le statue lungo la Strada reale che scende dal Castello ancora ci commuovono – avverte Monika –. Non pensiate che i sogni della gente ora siano tutti a colori”.

Davanti a una tazza fumante di tè nero un polacco potrebbe rimanere a parlare per delle ore. Di sicuro è uno dei modi per rompere il ghiaccio più facilmente, da queste parti. Per intuire spaccati di vita quotidiana di questi giovani neo-promossi europei, ma anche per cercare di individuare quella che, sulle pagine di un quotidiano storico come la “Gazeta Wyborcza”, è stata definita la “generazione nulla”. Ventenni, come Monika, che vedono la propria cultura ridotta a un caos di messaggi pubblicitari, dove il reale si fonde col virtuale, in una miscela di pregiudizi e risentimenti contro la società e le sue istituzioni.

 

(foto: Bea Kotecka)

Ragazzi cinici, passivi e disperati: così sono stati bollati. “Voi in Europa non ci conoscete ancora – si accalora Andrej, il suo ragazzo, biondo come lei e aspirante regista come i grandi maestri del suo Paese – ma qui ci hanno chiamati il “pianeta nulla”, perché vittime consapevoli eppure inerti del consumismo. In parte è vero, ci sentiamo sconfitti dalla vacuità del mondo che nonostante tutto abbiamo scelto e di sicuro non possediamo la fermezza dei nostri genitori, né la loro spiritualità: in poco più di un decennio il capitalismo ha ucciso la fede molto più di quanto abbia fatto il comunismo in mezzo secolo”.

Una risposta eloquente a questa perdita di aspettative per il domani, forse, la danno quei 250mila giovani che ogni anno lasciano la Polonia per l’estero: secondo i dati dell’Ufficio nazionale di statistica si tratta, infatti, della più importante ondata di emigrazione dai tempi degli scioperi di Solidarnosc nell’80-’81, quando, di fronte alle difficoltà materiali del regime in crisi, un milione di polacchi si trasferì in Occidente. Le contraddizioni però non mancano anche in questo settore: sembra, infatti, che numerosi palestinesi, siriani, iracheni, armeni, turchi si siano stabiliti con successo nel Paese. Lavorano come medici, veterinari, presentatori tivù, imprenditori.

Chi ha in mente gli stereotipi dello squallore comunista con gli scaffali dei negozi desolatamente vuoti, resterà deluso. In Polonia oggi gli standard di vita sono migliorati, nella capitale le vetrine appaiono stracolme di merci, tra chi cena con i piatti d’argento all’esclusivo Tsarina o nel giardino d’inverno del Belvedere e chi invece ogni giorno fa la coda per elemosinare un pasto, c’è una nuova classe media che sta mettendo radici. Ancora poco conosciuta, ignorata dai sociologi, ma in rapidissima ascesa. A formarla sono soprattutto i 30-40enni intraprendenti, spesso manager, imprenditori o pubblicitari, che vivono in villette con giardino nei quartieri residenziali e alle tradizionali Fiat hanno preferito le auto giapponesi o coreane.

(foto: trincio)

La grande scommessa di questa nuova Polonia sembra però avere anche un’altra parola d’ordine: creatività. Varsavia con i suoi spettacolari grattacieli è ormai il cantiere-laboratorio più grande d’Europa dopo Berlino. Processo che iniziò con gli alberghi di lusso che svettano verso il cielo e che arriva fino ad oggi con il fantasioso progetto della biblioteca universitaria, un’ipertecnologica città nei boschi, circondata da piante e rampicanti. Restano delle ombre, certo, ma all’est le luci illuminano il nuovo che avanza: bisogno di cultura, eventi, incontri, trasgressioni per una colta e vivace intellighenzia cosmopolita. In ogni città, dalla capitale a Cracovia, da Breslavia a Danzica è tutto un tripudio di festival, mostre, iniziative: nuovi showroom di stilisti emergenti, happening internazionali del teatro di strada, biennale dei poster (che qui sono un’istituzione), e raffinate cucine etniche da poco trapiantate nel Paese. Si trova di tutto nella stagione estiva sulla ulica Mariacka, l’affascinante strada pedonale di Danzica, che con il suo centro storico appena recuperato, proprio dietro al famoso porto, fa a gara nell’attirare i turisti stranieri con quell’altro splendido e scenografico teatro all’aperto che è Cracovia, la più bella, l’unica a possedere un patrimonio artistico praticamente intatto. Dalla piazza del mercato alla suggestiva ulica Florianska, è tutto un via vai di giovani universitari, tra lo sfarzo dei palazzi antichi e i nuovi locali bohémien.

Ancora poco conosciuta, mèta di un turismo non eccessivamente sviluppato, la Polonia possiede tutte le caratteristiche per sorprenderci piacevolmente e divenire una interessante mèta per tutte le “donne con la valigia” che ci leggono. Anzi, al di là dei facili stereotipi questo Paese, secondo gli osservatori, avrebbe già i connotati economici, il peso politico e - grazie al forte legame con gli Stati Uniti – strategico, per essere uno dei protagonisti dell’Unione europea. Sbrighiamoci a visitarlo, allora!

(Testo: Marina Misiti)





Guerrilla Gardening in tutta Italia

26 04 2008

Tutto è nato leggendo: “Storie di insospettabili giardinieri” di Delfina Rattazzi. Yara Bitetti, amica di valigia e mia maestra del tè, è andata a fondo alla questione e ha scoperto vere e proprie azioni di guerrilla gardening, che da Milano si sono diffuse un po’ in tutta Italia, sulla scia di blitz già collaudati in altri Paesi. Sul curioso fenomeno c’è ora anche un sito.

Ci scrive Yara: “la Rattazzi racconta con leggera semplicità la passione per il giardinaggio di persone, una trentina, che nella vita sono impegnate in altri campi. Donne famose nel passato e nel presente: fa riflettere come il rapporto con la terra per creare un giardino o un orto sia terapeutico.
Prendiamo Joséphine de Beauharnais: dopo il divorzio da Napoleone si trasferisce alla Malmaison dove all’inizio coltiva le piante che le ricordano la sua infanzia in Martinica, in seguito la sua passione per le piante rare la porta ad acquistare “piante che le vengono spedite, tramite consoli ed ambasciatori, dai quattro angoli del mondo”. La botanica non è un capriccio, Joséphine studia, approfondisce, conosce il nome di tutte le piante, la loro origine e le loro proprietà. Solo così riesce a superare la profonda tristezza che la pervade dopo il divorzio da Napoleone.
Catherine Deneuve, invece, dice: “andare in giardino, per me, significa ritrovarmi nella mia infanzia”. Cresciuta in campagna con la sorella Françoise Dorleac raccoglieva fragole, more e faceva grandi mazzi di giunchiglie. Oggi la Deneuve pota, zappa scava ed è capace di prendere un aereo per una bustina di semi o dei bulbi rari. Nella sua casa in Normandia, che non ha mai fatto fotografare, ha un grande giardino selvaggio dove coltiva iris, rose antiche, peonie, camelie e i famosi papaveri azzurri del Tibet. Ha detto in un’intervista: “nel mio giardino mai finito mi sento del tutto realizzata”.
La storia che più mi ha colpita è quella della direttrice del carcere di Bollate, che ha deciso di riconvertire la terra che ha a disposizione per insegnare un lavoro e creare reddito per i detenuti. Il progetto è stato affidato a Susanna Magistretti, giardiniera e animatrice di classi di giardinaggio a Milano, che dopo aver frequentato un corso di specializzazione in Francia, organizzato da Les Jardins d’Aujourd’hui (che promuove il giardinaggio collettivo come occasione di reinserimento sociale), ha iniziato a praticare il “giardinaggio in situazioni di difficoltà”. Scopo, in questo caso: rendere biologica la coltivazione della frutta e verdura a Bollate e destinare una parte delle serre alla produzione di piante di nicchia. Per i detenuti è l’occasione di apprendere una professione qualificata. Trovate tutto su questo sito”.





Gli aquiloni da tutto il mondo

25 04 2008

Sono i Maori della Nuova Zelanda gli ospiti d’onore della ventottesima edizione del Festival internazionale dell’aquilone che si apre oggi a Cervia. Fino al 4 maggio saranno giornate di spettacolo continuo in cielo e non solo, con oltre un chilometro di spiaggia come palcoscenico.

La musica farà da sottofondo al volo di migliaia di opere volanti di svariate forme e colori e non mancheranno concerti dal vivo (come quello dei Good Fellas) e suggestivi voli in notturna e veri e propri combattimenti, come nel “Cacciatore di aquiloni“. Diverse le sezioni e le specialità aquilonistiche, che vanno dal volo libero ai combattimenti degli aquiloni “Rokkaku” giapponesi e “Patang” indiani, al campionato italiano S.T.A.K, vera e propria competizione di aquiloni acrobatici. Oltre 150 gli ospiti ufficiali, tra questi numerosissime le partecipanti donne, che aumentano ogni anno di più dimostrando un interesse in crescita per questa attività che stimola creatività e fantasia. La “Fiera del Vento” sul lungomare di Cervia proporrà anche stand con attività e prodotti legati agli aquiloni e ai laboratori che tramandano l’antica arte e i segreti di costruzione di queste favolose “opere volanti”.

Un festival, quello di Cervia, che celebra l’antichissima arte dell’aquilonismo. Tante le forme e le dimensioni  degli aquiloni, dalla seppia gigante al genio di Aladino, da gatto Silvestro alla Sirenetta. E una varietà incredibile di strumenti eolici accompagnerà sulla spiaggia gli spettacoli e i voli in notturna di grande fascino. Emozioni impareggiabili “con il naso in su”, per vedere le evoluzioni. Nella sezione I Giardini del Vento si possono poi sperimentare le installazioni eoliche: vere e proprie opere d’arte sospese in cielo e strumenti musicali anch’essi eolici lungo percorsi interattivi dedicati al mare.

(Fonte: ufficio stampa comune di Cervia)





La mia carriera? Travel Writer

22 04 2008

No, non è solo un gioco di parole: il bel sito di Helga Ogliari, brillante formatrice, trainer e amica di valigia (oltre che compagna di social network), si chiama proprio “La mia carriera” e oggi dedica un lungo articolo-intervista proprio a Donneconlavaligia  e alla mia professione di Travel Writer. Da leggere assolutamente.





Cover boy, dalla Romania all’Italia. Precarietà e poesia

19 04 2008

E’ uscito nelle sale italiane in sole 10 copie e senza nessuna forma di pubblicità: “Cover Boy - l’ultima rivoluzione“, di Carmine Amoroso. Ho appena visto il film: mi è piaciuto moltissimo. Così gli attori, così la fotografia. Un percorso poetico e intenso all’interno della nostra società. L’unica promozione che ci resta allora è il “passaparola”. Perché vale la pena imbarcarsi anche in viaggi come questo…

(Video: cinemaleo)

Un po’ di rassegna stampa:

“Ci volevano 40 festival internazionali e svariati premi in tutto il mondo perché il mercato di casa nostra si decidesse ad accogliere Cover Boy.(…) Un film che con poesia e sincerità assoluta affronta due temi attualissimi: il precariato e la difficile integrazione romena”. (Il Messaggero)

“Se davvero il cinema italiano vuol ripartire, non può fare a meno di portare con sé questo film”. (close-up)

“Un film di clamorosa bellezza… Il vero film italiano dell’anno”. (Nuovi Argomenti)

“Un film pieno di sfumature e ricco di rimandi.” (Il Manifesto)

“Vitale e capace di uno sguardo d’autore. Il risultato è una bella fotografia sull’Italia di oggi”. (L’Unità)

“Cover boy ha una carica emotiva particolarmente forte. L’incontro fortuito tra due ragazzi, crea il pretesto per affrontare un malessere sociale che accomuna le nuove generazioni: la precarietà nel lavoro, nella vita sociale, nelle relazioni interpersonali, negli affetti”. (Articolo 21)

“Rigoroso fino al cinismo e poetico fino alla commozione. Non perdetelo”. (Blue )

 





Pink style? Viaggiare in webcam

18 04 2008

Dopo aver passato più o meno cinque ore incollata alla “finestra” del mio mac, curiosando tra i passanti a Leicester square, a Londra (dove tante volte ho fatto la fila per i biglietti last-minute dei teatri), tornando a San Francisco su per le colline, poi sorvolando le montagne della Patagonia che ho tanto amato, con un blitz a Los Angeles sul red carpet…. alla fine ho deciso di riportare questo post su DCV per far viaggiare in puro stile web 2.0 tutte le “donne con la valigia” (e non solo).

 

by Geek Generation

Stanchi dei soliti paesaggi che si vedono dalle finestre di casa vostra o dal vostro lavoro, e non avete voglia o possibilità di cambiarli? Ormai è diventato normale andare in giro per il mondo anche tramite web, e così ho fatto una piccola lista di siti per farvi “viaggiare” in webcam…

Everyscape

Questo fantastico servizio, assomiglia a google streets ma a mio parere ha una marcia in più, infatti offre anche la possibilità di muoversi automaticamente… sembra di stare in auto! Potrete ammirare i grattacieli di New York, le strade di San Francisco e molto, molto altro D

E’ possibile anche inserire nel sito la propria attività/azienda (il prezzo varia dai 200 ai 2000 dollari in base allo spazio occupato) infatti lo scopo del creatore di questo servizio è proprio permettere a tutti di inserire le proprie attività commerciali o i propri quartieri (i quartieri vanno proposti qui) in modo che in futuro, tutti avremo la possibilità di entrare tranquillamente nei negozi, musei, aziende tramite web per comprare oggetti direttamente online… e chi lo sa, magari in un futuro sarà possibile anche andare al cinema dal proprio pc a guardarsi un film!

Questo servizio per ora è attivo per alcune città nord americane e per una città cinese… ma ovviamente le città coperte sono in continua crescita…

Super Tour Travel

Sempre dallo stesso fondatore di Everyscape ecco un altro servizio questa volta a scopo turistico che vi permette di entrare in molti alberghi o ristoranti di alcune località (sempre americane)

Ogni tanto in alcuni punti vi troverete davanti un pannello dove sarà possibile vedere le previsioni meteorologiche della zona in questione e altre cose… in alcuni posti è addirittura possibile vedere il menù del ristorante/albergo che avete davanti!

Camvista

Da questo sito è possibile vedere via video molte parti del mondo, e alcune anche in diretta.

Earthcam

Earthcam è simile ma più curato rispetto a Camvista infatti qui sono disponibili varie località da tutto il mondo… con la differenza che qui sono tutte in diretta, e in alcune si sente anche l’audio e quello che si dice la gente. Da non perdere le varie webcam in riva al mare per portare un po’ di estate in casa!

Eurometeo

Nella sezione webcam di questo sito è possibile ammirare alcune località Italiane e Europee quasi in diretta, dico quasi perché la maggior parte delle telecamere è aggiornata ogni 30 minuti… beh sempre meglio che niente, almeno abbiamo la possibilità di ammirare il nostro paese anche dal web!

360Cities

Questo sito vi offre foto a 360 gradi di altissima qualità da tutto il mondo… vi consiglio di attivare la modalità a schermo intero… spettacolo assicurato!

Mapwing

Un vero è proprio social network per condividere tour virtuali Pcreare i vostri tour interattivi non è mai stato così facile! L’unico difetto è che le foto non sono a 360 gradi.

VirtualCity

Un altro servizio in stile Everyscape che offre foto da varie città, per ora solo americane… in fondo è stato lanciato solo circa due anni fa verso la fine del 2006.

World Heritage Tour

Qui si possono trovare foto a 360 in alta definizione dal patrimonio dell’umanità dell’UNESCO… vi consiglio di registrarvi così da potere ammirare le foto a schermo intero… qui sono molto più belle delle foto di 360Cities. E’ anche possibile stampare le foto sotto forma di cubo (immagine sotto) ma non ho ancora capito a cosa potrebbe servire.

Panoramas

Ancora un altro servizio di foto in alta qualità da molte località sparse per il mondo. Interessanti le foto offerte direttamente dal red carpet degli oscar!

Immersive Media

Questo non è un sito per ammirare località dal mondo ma ho pensato di metterlo perché in un futuro potrebbe essere possibile vedere il mondo tramite questi fantastici video interattivi. Sembra un video come un altro dal player, ma non lo è, quello che vedrete è un video con varie sequenze interattivo dove potrete girarvi di 360 gradi. Bella sopratutto la sequenza ripresa nel mercato che ci fa capire di quanto potrebbe cambiare il concetto di video in futuro… vi sembrerà di camminare in mezzo alle persone! Addirittura in questa pagina potete trovare anche piccoli tour in giro per alcune città americane con una telecamera messa sopra una volkswagen… insomma potete farvi un giretto in auto per il nord america D

Chissà se tra un po’ di anni cominceranno a spuntare siti che offriranno video in streaming di questo tipo… dopo che sarà uscita questa tecnologia ci mancheranno solo altri 3 dei 5 sensi da mandare in diretta tramite web e poi potremo anche non uscire più da casa nostra… ma forse sto solo esagerando.

(da: Geek Generation)





Appunti da Budapest, ritrovata

18 04 2008

Terra di zingari nomadi, scrittori, registi e musicisti famosi; terra di premi Nobel e donne bellissime; terra di Bacco nelle variazioni pregiate del Tokaj, amato già dal re Sole. L’Ungheria dei patinati dépliant turistici è attraversata da un Danubio blu ancora leggendario e romantico, da quella sconfinata pianura chiamata Puszta regno incontrastato di cavalli selvaggi, e dalla sua capitale, Budapest, la Parigi dell’Est, con i suoi bagni termali Gellért, un’istituzione irrinunciabile, o la centenaria pasticceria Gerbeaud di Pest, una mecca per palati raffinati.

Nella vita di tutti i giorni il vecchio “ritrovato” sopravvive a mala pena però accanto al nuovo “agognato”, e l’impatto per chi come me torna nel Paese magiaro dopo quindici anni di “consumismo reale”, di rincorsa sfrenata ai modelli occidentali, è quasi scioccante. Alle donnine paffute che, ricordo, vendevano i loro ricami di fiori e pizzi colorati sulla Vàci Utca, una delle strade più frequentate della capitale, oggi si sono sostituite le biondissime e magre entraineuse degli striptease bar della zona; gli esotici ed incomprensibili suoni gutturali della lingua ugro-finnica nazionale sono stati relegati alla sfera privata in favore di un ben più utile idioma anglosassone; gli appartamenti in affitto per poche migliaia di lire al giorno (la seconda volta che venni ne presi uno in pieno centro per sette mila lire al giorno tutto compreso!) sono stati sostituiti dai nuovi, lussuosi alberghi inaugurati o ristrutturati negli ultimi anni: nel bel mezzo del Danubio, sull’isola Margherita, il Danubius Grand Hotel, a Buda l’Hotel Gellért con la sua bella facciata art nouveau, e tra gli hotel di charme il Meridien Budapest, in un magnifico palazzo neoclassico.

Per respirare ancora un po’ di Mitteleuropa e di fascino orientale non resta che cercare di fare colazione in uno dei numerosi caffè storici della capitale, come il Central, per anni ritrovo di intellettuali e bohémien, o il raffinato Ruszwurm (il preferito dalla principessa Sissi), e poi rilassarsi in uno dei 24 bagni termali retaggio dell’epoca ottomana: dal Kiraly alle terme neobarocche di Széchenyi, alla splendida e sempre molto fotografata piscina liberty del Gellért (qui sotto).

Tutti da poco rinnovati: l’Ungheria in questi anni, infatti, ha attratto ingenti capitali stranieri (si parla di un miliardo e mezzo di euro), ed è stata prescelta per le attività centro-europee da multinazionali come la Microsoft.
 “Abbiamo cercato di mostrare al mondo una nuova faccia ballando techno, bevendo energy drink e mangiando nei fast food – mi dice S., studente di letteratura italiana all’università di Szeged e, come molti suoi coetanei, appassionato di Dante –. Basta gulasch, violini zigani e danze popolari csardas: siamo europei come voi, capaci di guardare avanti e rinnovarci”. Europa Unita, insomma, negli obiettivi da raggiungere ma anche nei problemi da risolvere: oggi il 21,5 per cento dei giovani ungheresi sui 16-18 anni ha gia’ provato almeno una volta qualche tipo di stupefacenti (soprattutto marijuana, ecstasy e amfetamine) e, secondo i dati del centro antidroga del ministero dello Sport e Gioventù, a Budapest si raggiunge il 30 per cento.
Con l’Occidente a portata di mano e la libertà riconquistata, oggi ci si può permettere anche un po’ di nostalgia in chiave “socialista”: andare a caccia di memorabilia e feticci degli anni della Cortina di Ferro sembra essere diventata l’ultima mania dei giovani ungheresi. Dalle sigarette al mentolo Filtol alle caramelle Balaton szelet a un soft-drink chiamato Bambi che dissetò più di una generazione di giovani comunisti, ormai è tutta una caccia a un passato ormai esorcizzato, che sembra lontanissimo e che oggi, rivisitato, si è trasformato in fenomeno di tendenza. 

(Testo: Marina Misiti)

 





Hong Kong. Non solo grattacieli

17 04 2008

Ecco un altro spaccato inusuale di vita quotidiana che Radha, amica di valigia che vive ad Hong Kong, ci regala

La penisola di Stanley, ad Hong Kong, ti proietta in un mondo totalmente “italiano”. La costa, le spiagge, il mercato, i ristoranti e le case basse… un angolo di pace assoluta così diverso dal resto della città! Già in partenza, durante il tragitto in autobus te ne accorgi: un’unica strada porta fino a Stanley. Sembra di attraversare una foresta stretta, con alberi i cui rami sbattono contro i vetri durante il passaggio veloce del minibus a 18 posti. Florence e la sua famiglia (marito e due bambini) ci invitano sempre qui, ogni mese.

Andiamo sulla spiaggia che si trova dietro Murray House, non la spiaggia principale dedicata ai surfisti e alle gare in canoa. Questa è la spiaggetta che suo marito Edwin, insegnante di inglese in una high school, ha visto trasformarsi con gli anni sin dalla sua infanzia trascorsa in questo lembo di terra nella parte sud-orientale di Hong Kong island. Gautama, il maggiore dei due figli, mi racconta che Murray House prima si trovava downtown ed era il palazzo centrale del governo; fu smantellata e trasportata in blocchi con l’elicottero fin qui dove fu ricostruita e rimessa in sesto, verso la fine degli anni Novanta. Oggi i turisti vengono attratti dai ristoranti di sapore internazionale che si trovano al suo piano superiore e dal Museo marittimo che espone la storia navale di Hong Kong, situato a piano terra.

E’ proprio dietro a Murray House che si trova un percorso a ridosso della montagna; ad un certo punto, scavalcando una staccionata di ferro, si prosegue per un centinaio di metri nella foresta tra gli alberi attentamente catalogati e marchiati con il nome da qualche istituto di botanica governamentale. La spiaggia si intravede subito, rocce sulla sinistra e sabbia e battigia verso destra. Bisogna scendere sugli scalini di pietra disposti alla meglio e il mare vi si dispiegherà avanti nella sua purezza. Questo posto non è molto frequentato, infatti come al solito ci siamo noi con altri amici e tre o quattro altre persone.

Non so quanto tempo trascorriamo in acqua - mi sembra un’eternità - alla ricerca di granchi e conchiglie, nuotate, corse in mare, proprio come i bambini non vogliamo asciugarci, la temperatura è perfetta, non è un caldo pienamente estivo ma l’aria è davvero tiepida e l’acqua fresca energizzante. Che fortuna avere questo angolo di mare cosi vicino alla città (mezz’ora quando non c’è traffico)!
Ma Stanley non è solo spiaggia, ovviamente. Perdersi nelle stradine strette strette del mercato è un gioco divertente da fare insieme allo shopping. Questo mercato non può non essere visitato. E’ di nuovo come nuotare, ma tra souvenir di seta cinese e capi di abbigliamento in puro lino e cotone. Si trovano regali fantastici, di tipo cinese. Anche giochi di legno, soprammobili antichizzati e dipinti calligrafici.
Per mangiare qualcosa, proprio di fronte alla stradina costale principale, si trovano numerosi ristoranti sia su strada che su piano rialzato: basta avventurarsi negli edifici, e comunque la segnaletica colorata aiuta molto. Dalla cucina cinese tipica di Hong Kong all’etnico, indiano, coreano, italiano, spagnolo… A voi la scelta, oppure si può ritornare in Murray House, al secondo piano.

La veduta sul mare è spettacolare da qui. C’è una piazza proprio di fronte al Museo marittimo, a forma di arena teatrale. Potreste imbattervi in qualche fiera di qualsiasi tipo (libri, dolci, tessuti…), oppure in un concerto all’aperto serale e accomodarvi sulle gradinate fatte di pietra o sulle sedie al centro e godervi la brezza fresca che qui non manca davvero mai. Respirate a pieni polmoni, però, prima di ritornare in città!

(Testo e foto: Radha)





Case mobili per una vita nomade

13 04 2008

“Mobile home for mobile life” è il titolo dell’happening di inaugurazione (giovedì 17 alle ore 18.30) delle incredibili case mobili firmate Hangar Design Group. La segnalazione mi è arrivata da un’amica di valigia, Marianna Peluso (Hangar Press) e mi ha subito incuriosita.

Una nuova idea di lifestyle, legata al concetto di nomadismo che sembra ispiri da sempre HHD. Ho saputo così che le nuove strutture mobili progettate dal team di creativi del gruppo (i cui nomi Joshua Tree e Suite Home, sono piuttosto evocativi), sbarcheranno negli Spazi Ex Ansaldo in Zona Tortona, a Milano (dal 16 al 21 aprile) nell’animata cornice del Fuori Salone, e si sa, la settimana milanese del design è spesso un luogo elettivo per scoprire le tendenze dell’abitare contemporaneo.

Così vengono presentate queste “Mobile Chic Home”: “Dedicate ad una clientela sofisticata ed esigente, queste nuove mobile homes si propongono come vere e proprie micro-abitazioni, capaci di offrire soluzioni funzionali ad alto contenuto di design. Ciascun modello è caratterizzato da un sapore diverso in termini di colori, materiali e arredi perché concepito in relazione all’ambiente in cui dovrà insediarsi, privilegiando una cifra stilistica di grande impatto e riconoscibilità caratterizzata dal taglio pulito, dal mood contemporaneo e dall’attenzione al dettaglio caratteristici della migliore tradizione dello stile made in Italy“. Una voglia di casa mobile per tutte noi “nomadi con la valigia”?

(Fonte: Hangar)





Da un’antropologa in viaggio nel web 2.0

9 04 2008

Guardate il video di Michael Wesch, assistente di Antropologia Culturale alla Kansas State University, dal titolo: “Web 2.0…The Machine is US/ing USe”, poi per chi vuole continuare a viaggiare nel web 2.0 qui c’è la traduzione del manifesto di Tim O’Reilly





India, colori e magie di primavera

4 04 2008

 

India del Nord. Durante il primo plenilunio di marzo, quando l’inverno lascia il posto alla primavera, qui si celebra il Festival dei colori di Holi. Tra dolci e bevande tutti quanti si dipingono l’un l’altro il viso di colori sgargianti, esclusivamente naturali, e si lanciano addosso polveri colorate così da trasformarsi in veri e propri arcobaleni. 

 

(Video: svdeals)





ItaliaGeomagazine, e si diventa protagonisti del proprio mondo

1 04 2008

a.jpg 

  • Ricordate la nostra iniziativa delle MUP, le mappe urbane personali, cioè la mappatura degli indirizzi del cuore? Beh, c’è chi ha avuto un’idea simile, ma l’ha sviluppata con l’uso effettivo delle mappe: si chiama ItaliaGeomagazine, ed è un’innovativa rivista multimediale che “geolocalizza gli eventi sul web”: grazie alla collaborazione con Google Maps, infatti, la testata che è nata da poco più di un mese, può localizzare tutti gli eventi, offrendo la visita tridimensionale del luogo in cui si tiene una certa manifestazione, oltre alla scelta della visualizzazione della cartina topografica, dalla semplice mappa bidimensionale alla fotografia satellitare o al mix delle due. Ma non è tutto. I suoi utenti possono interagire “geolocalizzando la propria vita” sulle mappe, definendo percorsi personali e segnalazioni di luoghi e punti di interesse.
 
 
  • ItaliaGeomagazine, in effetti, si propone di diventare un social network basato sul territorio, dove di solito si strutturano eventi, discussioni, reti personali e storie (una di queste l’ha dedicata proprio a noi). Dedicato per ora all’Italia, ma senza limiti territoriali per il futuro, questo web-magazine  è suddiviso in undici canali tematici: Cultura, Hobby, Sapori, Fashion, Viaggi, Shopping, Sport, Motori, Ambiente, Agorà e Storie. Gli utenti poi interagiscono direttamente col portale, attraverso l’inserimento di propri contributi all’interno della bacheca, della photogallery o della videogallery.
 
 
  • In pratica chiunque può diventare un testimonial del proprio territorio, un costruttore dell’immagine virtuale di un luogo. Tra l’altro è in preparazione, spiega lo staff di ItaliaGeomagazine, una vera e propria community che si legherà alla testata, anch’essa caratterizzata dalla geolocalizzazione. Infatti, spiegano: “si offrirà ai membri di avere un blog particolare dove poter “mappare” la propria vita, la casa, la sede di lavoro, la scuola, il bar, la piazzetta che si frequenta, le città visitate durante le vacanze estive e così via”. Mi sembra uno strumento molto interessante per chi vuole allargare la propria vitalità e i confini, è proprio il caso di dirlo, della propria esistenza.




La Costa Atlantica amata dai vip

31 03 2008
  • Biarritz: per la nobiltà europea dei primi del ‘900 divenne «la regina delle spiagge e la spiaggia dei re». Certo, non si incontrano più i principi russi che affollavano i grandi alberghi all’inizio del secolo. Né i re e le regine che, vestiti di bianco, amavano passare i mesi caldi sulla spiaggia più esclusiva dell’Atlantico. E non si organizzano più le grandi feste in stile hollywoodiano che hanno riunito qui il gotha del cinema, della moda e della finanza, negli anni ruggenti di Charlie Chaplin e Gloria Swanson.
  • Ma non per questo Biarritz ha perso il suo charme. E le sue follie. Non è raro la sera incontrare persone elegantissime sedute gomito a gomito co