Di Federico Geremei, globetrotter e fotoreporter, vi ho già scritto qui, ma ora la mia attenzione è stata rapita dal suo ultimo densissimo e affascinante reportage, di cui vi posto l’incipit qui sotto…

*da leggere tutto d’un fiato (e poi correre in edicola per assaporare il resto!)

“El tapón”, così viene chiamata la massa indistinta di giungla fangosa, canali e canyon tra Colombia e Panamá. Non è però un “tappo” come gli altri, un confine difficile ma superabile. Il Darién è l’unico tratto in cui la Panamericana s’interrompe: dalla Terra del Fuoco agli States attraversa città, altipiani, deserti. Oltre quarantamila chilometri, un equatore che si snoda in verticale, fil rouge mitico per viaggiatori anni ‘80 e tragitto usuale per camionisti & co.

Ai bordi dell’inferno verde tutti si fermano. Per passare dall’altra parte si vola o si va per mare. Ornitologi, sicari e viaggiatori solitari, tutti si sono sentiti dire “entra si quieres, sales si puedes” (“entra se vuoi, esci se puoi”). Il governo colombiano insiste per rendere transitabile l’impenetrabile, Panama non ne vuole sapere: un’autostrada diretta per i narcos è l’ultima cosa di cui sente il bisogno. E così, tra aneddoti inverosimili, cronache d’altri tempi, pressioni politiche e tentativi di normalizzazione, il Darién continua ad essere un confine sui generis”… (leggi il seguito su Il Diario del mese di luglio da oggi in edicola)

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Ecco una sezione tutta da leggere (o da rileggere!) per riflettere sulle tante, sfaccettate condizioni, atteggiamenti, storie che riguardano “altre” donne, come noi, in giro per il mondo. Spunti, appunti, idee per scoprire e ritrovare altre parti di sé stesse…

Leggi tutto qui e qui

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Riflettendo ancora su un tema molto caro a questo blog, le valigie appunto (che compaiono persino nel nome!), mi tornavano in mente i must have che le varie celebrities hanno svelato a “WWD“, in occasione della loro recente trasferta al Festival di Cannes. Ho cercato così di recuperare la lista delle cose indispensabili  e irrinunciabili da portare con sé in viaggio (soprattutto se siete una star del cinema!): le curiosità sono tante e forse anche gli spunti. Leggete qui…

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Diane Kruger: «Nella mia valigia c’è davvero l’essenziale: un abito da sera, un costume da bagno e “buone
connessioni”».
Kristin Scott Thomas: «Diciamo la verità, non c’è bisogno di preparare quasi niente, tanto sono le case di moda che ci portano i
vestiti».
Eva Green: «Le mie lenti a contatto, l’iPod e un paio di occhiali da sole griffati Dior».
Eva Herzigova: «Un abito Balmain».
Milla Jovovich: «Un costume da bagno e qualche abito da giorno, tutto il resto della
roba è in prestito. Ho un ottimo rapporto con Miuccia Prada, in genere è lei che mi
fornisce tutti gli abiti. Probabilmente indosserò anche qualcosa di Alexander Wang e Thakoon, e magari qualche pezzo di Rodarte».
Emma de Caunes: «Aspirine, un paio di sandali in finta pelle griffati Stella McCartney
e un’agenda elettronica per essere sicura di non dimenticarmi di nessun impegno».
Cecile Cassel: «Aspirine per il giorno dopo i party: indispensabili per il mal di testa post-serata. E poi qualche Fiore di Bach nel caso mi prendesse un attacco di panico da palcoscenico, oltre a un paio di scarpe davvero buone».
Delphine Chanéac: «Una buona crema idratante, tacchi alti e dei cerotti per i miei
piedi doloranti dopo averci camminato tutto il giorno sopra».
Virginie Ledoyen:«Il mio telefono. Finchè ho quello non ho bisogno di nient’altro».
Emmanuelle Devos: «Sali da bagno rilassanti, un massaggiatore e un buon parrucchiere».


S.O.S VALIGIA! E’ questa una delle richieste più pressanti che arrivano a questo blog, soprattutto in tempi di vacanze (estate e Natale-Capodanno), e non è un caso che all’argomento abbia dedicato più di un post, oltre a un vero e proprio e-book in formato pdf scaricabile cliccando sulla copertina in basso a destra.

Alle immancabili checklist, però, vorrei aggiungere qualche consiglio e alcune riflessioni che spesso diamo per scontate o alle quali non prestiamo sufficiente attenzione. Bisogna sempre avere in mente, infatti, che ogni Paese ha le proprie leggi, quindi informatevi bene prima di partire su norme, usi e costumi (il ministero degli Esteri ha realizzato un sito apposito), anche per regolarvi sul materiale da portare o da evitare.

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Scopriamo così che in diversi Paesi è vietato introdurre o far uscire generi alimentari non confezionati (per evitare contaminazioni virali o batteriche), manufatti di paesi considerati “nemici” o soggetti ad embargo, armi (anche piccoli coltelli multiuso), e ovviamente droga (nei paesi islamici o in quelli di produzione, le leggi poi sono severissime), ma anche soltanto piante ornamentali, sementi, conchiglie e coralli, oltre ad antichità varie.

Non sottovalutate questo punto: costituiscono una lista piuttosto lunga gli articoli che devono tenersi alla larga dalle vostre valigie. E poi non dite che non siete state avvisate!

Infine, un’altra considerazione: nella preparazione del vostro bagaglio, ricordatevi sempre di prevenire le mancanze urgenti, quelle cioè che non possono aspettare un supermercato o una farmacia aperti. Tenete conto infatti che le medicine all’estero non sempre coincidono con quelle italiane, e a volte anche lì serve la ricetta di un medico. Meglio portarsi dietro quelle di cui ci fidiamo e che abbiamo già testato (oltre che controllato la scadenza!).

Per molte persone poi le liste e checklist varie sono un vero e proprio incubo. In fondo basterebbe che ogni volta che stiamo per partire ci chiedessimo: se mi trovassi lontano da casa, da famiglia e amici, senza valigia, borsa o altro, di che cosa in effetti avrei un immediato e imprescindbile bisogno? Ecco allora che la lista delle priorità da spuntare si formerebbe magicamente da sola e forse scoprireste che le sole cose realmente indispensabili sono denaro e documenti. Banale? Forse ovvio, ma assolutamente non trascurabile.


Prendete un gruppo di giovani vecchi pieni di energia, che non si cullano sugli allori di una discografia immensa per qualità e quantità. No, non parliamo dei Rolling Stones, ma delle pietre miliari del folk irlandese, i Chieftains, veri “musicisti con la valigia”.

Nati negli anni ‘60 sull’onda del folk revival, dopo aver contribuito al successo della musica della loro terra nel mondo, nel 1987 i Chieftains si decidono ad attraversare la Manica per confrontarsi con il folk bretone in “Celtic Wedding”, gettando un ponte musicale fra la verde Irlanda e la musica spigolosa e selvaggia della Bretagna francese. È solo il primo passo.

Lo stesso anno registrano uno splendido live in Cina, dove in “Full of Joy” reinterpretano le melodie di quella terra spinti da un sentimento musicale purissimo, collaborando con musicisti locali ed integrando mirabilmente la propria sensibilità musicale con i suoni e la pentatonia orientale. Proprio in occasione di quei concerti a Pechino, Paddy Moloney, piper e leader del gruppo, rifletteva profeticamente sul futuro dei suoi Chieftains, tracciando parentele fra la musica irlandese e quella indiana, per trovare un trait d’union fra la propria identità e quelle altrui; i puristi non apprezzarono, né capirono il senso della ricerca senza limiti che anima la loro musica, che li spinse da lì a poco a registrare un disco di classici irlandesi col cantante blues Van Morrison (Irish Heartbeat – 1988).

I Chieftains nel 1996 erano ormai un’istituzione, con la ferma volontà di non diventare le caricature di se stessi, reinterpretando stancamente i loro classici. Moloney e compagni decidono di infilarsi le scarpe del pellegrino e prendere la via di Santiago di Compostela: nasce così il loro disco più bello e discusso, “Pilgrimage to Santiago” (o semplicemente “Santiago”). Sulle strade della Galizia incontrano suoni nuovi, percussioni e concertine agilissime, le gaite dal suono nasale, assai meno dolci delle uileean pipes irlandesi, e talenti incredibili come il piper Carlos Nuñez, che “osa” addirittura sfidare il maestro Moloney in “Dueling Chanters”. La Galizia viene esplorata nelle sue forme musicali e storiche, con una puntata anche nella tradizione del canto gregoriano e della musica di tradizione marinaresca; il risultato è un disco vario e ondeggiante, in cui le tracce si susseguono senza mai ripetersi, ogni brano un passo in avanti sul cammino di San Giacomo.

Arrivati a Finisterre, il viaggio loro non si interrompe, perché i Chieftains si accorgono che la musica galiziana, così festosa e in armonia con gli strumenti della verde Irlanda, ha un filo rosso che la unisce ad un’ altra isola, molto lontana; così, seguendo le orme dei nostri, finiamo a Santiago di Cuba, dove la canzone “Galleguita” (“ragazza di Galizia”) diventa un caleidoscopio di ritmi e colori: i Chieftains convocano qualche cantante, ma nel piccolo studio di registrazione si presenta una folla immensa che riempie l’aria di voci e ritmi.

E alla fine di questo pellegrinaggio, ritroviamo quello da cui eravamo partiti: la festa, il dramma e la gioia, il senso dell’amore e della vita insofferente alle barriere e alle piccole patrie. Grazie ai Chieftains, album dopo album, ci sentiamo sempre di più con la valigia in mano, anche solo spingendo il tasto “Play”.

Altri viaggi seguiranno a questo, ma magari li narreremo dopo che avrete ascoltato questo piccolo incantesimo: The Chieftains, dall’album “Santiago” (1996)….

(Testo di Francesco Misiti)


Dopo aver cliccato su play qui sotto, chiudete per un attimo gli occhi e fatevi trasportare dalla musica di Jocelyn Pook, scopritela, lasciatevi sorprendere….

Adesso riaprite gli occhi e scorrete le fotografie di Santorini, una dopo l’altra, fino in fondo: immergetevi nella magica isola greca delle Cicladi sulla cui cima de Imerovigli, tempo fa, mi sono ritrovata a meditare. E viaggiate, viaggiate col cuore… poi, alla fine, chiudete dolcemente la porta.

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Anche quest’anno parteciperò al Festival di Fotografia di Corigliano Calabro. Questa volta però non con una mostra di mie fotografie, come lo scorso anno, ma con una bella valigia (vuota all’andata) per poter raccogliere e portare a casa idee, stimoli, immagini, storie e un sacco di altre cose. Questo Festival, infatti, è molto più di un semplice festival di fotografia. E’ una festa delle immagini, delle emozioni e degli incontri in una terra (la Calabria) aspra e sensuale, ancora troppo poco conosciuta dal resto dell’Italia. Una regione che finisce sempre per sorprenderti. Nel bene e nel male. In questo caso, decisamente nel bene…

Date un’occhiata anche voi al ricco programma della settima edizione di questa manifestazione, ai grandi fotografi che parteciparanno, alle tante iniziative collaterali, ai laboratori e forse sarete tentati, come me, di prenotare un volo più albergo e costume da bagno, per questa incredibile cittadina dalla storia antica e dalla vocazione moderna e internazionale. Almeno a giudicare dai grandi nomi della fotografia che ha attirato in questi anni. Vedere per credere.

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La comunicazione al tempo del web 2.0? Per quanto mi riguarda è diventata lentissima. Mi spiego meglio: in questi giorni mi sono resa conto di avere la cassetta (virtuale, of course) di gmail stracolma di messaggi che avete indirizzato a dcv in queste ultime settimane, se non mesi (sic!) ancora da smistare… in pratica una specie di overdose da email che, per carità mi fa piacere e apprezzo ma che ha finito per intasare il sistema e mandarlo in tilt, rendendo ancor più lento “scaricamento-scrittura e invio” delle lettere.

Così, per poter rispondere personalmente a tutte e tutti (com’è mia abitudine da sempre), vi chiedo di sospendere per le prossime settimane l’invio – se non si tratta di cose che ritenete super-urgenti  – di ulteriori email a questo blog-zine, tanto per darmi un po’ di tempo per recuperare (spero!) dal sistema di posta elettronica (poi leggere e scrivere) le risposte ancora in attesa. Giuro che presto mi convertirò totalmente a twitter (ma la pagina dcvcommunity è già attiva) e micro-cinguettii vari!!!

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ph Fabio Gasparri


“Quando si torna da un viaggio si vorrebbe raccontare ad amici e parenti quello che abbiamo visto e abbiamo fatto – scrive Giulia Ventrucci, la curatrice del blog di TUI Viaggi -. Purtroppo il dono della sintesi è di pochi! Allora perché non ci sforziamo nell’esprimere in sole sei parole il fatto più simpatico, caratteristico del viaggio trascorso, oppure le emozioni provate? E’ difficile… ma il blog di TUI vi chiede un piccolo sforzo. Tentar non nuoce, soprattutto quando in palio c’è una fantastica macchina fotografica digitale, firmata Samsung, che potrà immortalare d’ora in avanti i momenti più indimenticabili delle vostre vacanze. Così che non ci sarà più bisogno di raccontarle, ma semplicemente di farle vedere!”

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Credits: Giuseppe Celi

Ecco come potrete partecipare al contest di TUI (di cui sarò una delle giurate). Per prima cosa scrivete la vostra risposta in un commento al post che vi linko qui, lasciando i vostri dati. Ricordate che il contest terminerà l’8 Luglio 2009. Il vincitore sarà poi contattato tramite e-mail per la comunicazione della vincita e il recapito del premio. E che la sintesi sia con voi!

P.S. Ricordate che le risposte con meno o più di sei parole non verranno prese in considerazione. Buone… sei parole per un viaggio, allora!


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Vaticano, fine maggio, in una mattinata di sole. Giardini segreti o quantomeno nascosti, perché non ci si passeggia tutti i giorni come in un parco qualunque della capitale e quando capita di potersi “infiltrare” in un gruppetto “amico” per sbirciarli da vicino…beh, diventano una ghiotta occasione per una passeggiata-con-foto imperdibile.  Ne è nato così un piccolo fotoreportage dallo stato estero forse più vicino che abbia mai documentato in tanti anni di viaggi. Godetevi la passeggiata allora, e soffermatevi sui profumi dei fiori, i colori, i cinguettii degli uccelli e sullo sfondo, in un’area sacra da sempre, su una delle sette meraviglie che l’uomo ha saputo creare… la meravigliosa basilica di San Pietro. Ma questa volta vista dal retro: una visuale inedita. Lo spunto per riscoprire un sito con occhi diversi, per tornare a viaggiare fisicamente e spiritualmente.

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